Da dove arrivano i droni?

Siamo così abituati a vederli in aria che spesso diamo per scontato la loro origine. Ma come sono nati i droni? Il termine vero e proprio è intraducibile, ma l’assonanza più quotata è quella con il termine “fuco” – ovvero l’ape maschio. In realtà drone è un termine inglese che sta a indicare il ronzio – proprio di questo insetto – coniato all’inizio del ‘900 per definire i primi aeroplanini radiocomandati. Il nome poi è stato dato a quelli che conosciamo anche come multicotteri o multirotori (o ancora SAPR, che sta per Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto), ovvero quei velivoli dotati di eliche e sprovvisti di un pilota – che invece li guida “da terra”.

Uno dei primi tentativi di realizzare quello che potremmo definire il bisnonno del drone moderno è stato fatto a metà dell’Ottocento. Precisamente fu l’Austria, in guerra contro Venezia, a fare per prima uso di questi aeromobili radiocomandati. Li caricò di esplosivo, spingendoli verso le linee nemiche. Il forte vento, ma anche le scarse tecnologie a disposizione, hanno però segnato la malasorte della spedizione – che si rivelò infruttuosa.

Solo decenni dopo, precisamente durante la Prima Guerra Mondiale, possiamo assistere a un tentativo più efficace. L’Aerial Target del 1916 infatti si può dire un esperimento abbastanza riuscito, che diede il via – nell’intervallo di tempo tra le due guerre – a numerosi altri studi su questo tipo di arma.

Fu proprio Hitler che poco tempo dopo investì in questi studi. I prototipi che ne vennero fuori furono due: il Ruhrstal 1400 X (o Fritz X) e l’Henschel 293/294. Proprio quest’ultimo si avvicina molto a quelli che conosciamo oggi, e riusciva a coprire un raggio di più di 10 km. La vera svolta però in fatto di tecnologie e avanguardie si avrà solo successivamente, durante il periodo della Guerra Fredda – grazie a una perenne contesa tra Unione Sovietica e America. Alcuni modelli furono sfruttati anche per operazioni di spionaggio.

Nonostante questi fini poco comuni, oggi i droni sono diventati oggetti di uso quotidiano. Ovviamente quelli utilizzati a livelli amatoriali, per divertimento o scopi professionali, sono ben diversi da quelli che ancora oggi vengono sfruttati in guerra. 

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