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Società

Non sappiamo più guardare lontano

10 ottobre 2013

IView Full Size Imagen questo tempo di grave crisi politica ed economica, la politica non sa più offrire grandi e nobili ideali, capaci di appassionare specialmente i giovani. C’è una generale mancanza di senso che obbliga tutti a vivere giorno per giorno. I mass media centrano l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi ripetitivi che l’immediata attualità ci offre, le lotte interne dei vari partiti, gli alti e bassi quotidiani del governo, cosa dice questo o quell’eletto dal popolo, temi che quasi non interessano più.  Parlo con l’amico ing. Italo Girardi, che con l’aiuto della moglie Augusta e dei figli anch’essi laureati in architettura e ingegneria riesce ad avere del lavoro per tutti i componenti della sua ditta. Mi dice: “Mi sono proposto di non interessarmi della politica italiana. Se ci fossero elezioni, allora mi informerò per sapere a chi dare il mio voto, adesso non ne vale la pena”. La disaffezione degli italiani dalla politica viene anche da questa mancanza di visioni, di prospettive. Di qui la generale decadenza della politica, la disintegrazione della società. Una politica animata da grandi ideali potrebbe ridare all’Europa, e in particolare all’Italia, la speranza, l’ottimismo, il coraggio e la forza di impegnarsi per mete che chiedono il sacrificio di tutti. La Costituzione europea più volte votata e poi bocciata e rimandata, tratta solo di temi politici, giuridici, economici, militari, commerciali…  Ma i popoli europei, soprattutto i giovani, mancano di ideali per i quali valga la pena di spendere la vita.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 10 Ottobre 2013 18:31 )

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NEGLI STADI E NEI FUNERALI. Basta con gli applausi Ridateci il silenzio...

07 Ottobre 2013

di Vincenzo Pastore

Il minuto di silenzio è oggi un minuto violato, violentato, tradito, calpestato. Non c'è spazio per una breve e silenziosa memoria di quel che è stato. Non c'è spazio per una pausa, per una fermata, per una riflessione. Il silenzio è un intruso da emarginare, un imbarazzo da superare, un nemico da aggirare con la banalità di un applauso.

altLo chiamano minuto di silenzio o di raccoglimento: sessanta secondi in cui commemorare chi è scomparso, rivolgendo una preghiera lassù per chi crede o un semplice pensiero quaggiù per chi non crede. Il silenzio, appunto, che troppo spesso lascia spazio alla gestualità tipica di uno spettacolo (gli applausi) o alla manifestazione più becera della maleducazione e dell’inciviltà (cori, fischi e quant’altro). Ieri l’ultimo emblematico caso.

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L’orizzonte dei talenti

7 ottobre 2013

Lessico del ben-vivere sociale/ 2. La ricchezza

Le ricchezze, come le povertà, sono molte. Alcune buone, e altre, rilevantissime, cattive. Le grandi culture lo sapevano bene; la nostra, perché non è grande, lo ha dimenticato. La natura plurale e ambivalente della ricchezza è iscritta nella sua stessa semantica. Ricchezza proviene da rex (re), e quindi rimanda al potere, al disporre, attraverso il denaro e i beni, anche delle persone. Il possesso delle ricchezze è sempre stato, ed è, profondamente intrecciato con il possesso delle persone, e il confine oltre il quale la democrazia diventa plutocrazia (governo dei ricchi) è sempre poco tracciato, fragile, con pochissimi custodi e sentinelle che non siano sul libro paga dei plutocrati.

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LA POVERTÀ. Stile evangelico e denuncia sociale

Jesus n. 9 settembre 2013- Home Pagea cura della Redazione

LA CRISI MORDE E GLI ITALIANI DIVENTANO PIÙ POVERI. CHE FARE? QUALI LE SCELTE PER UN CRISTIANO? E QUALE IL RUOLO DELLA CHIESA? RISPONDONO DON VINICIO ALBANESI, LA TEOLOGA CRISTINA SIMONELLI, L’ECONOMISTA FLORIANA CERNIGLIA E IL DIRETTORE DELLA CARITAS ITALIANA, DON FRANCESCO SODDU.

Una comunità luterana

(foto LUCA MATARAZZO/FOTOGRAMMA).

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IL MESSAGGIO DI UN OPERAIO: Mi sono bloccato...

03 Ottobre 2013

di Paolo Bustaffa

La fabbrica riapre e davanti ai cancelli improvvisamente la parola si ferma mentre il volto si sottrae alla telecamera.
 

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Davanti alla telecamera, al giornalista che gli chiede un commento alla notizia della riapertura della fabbrica dove lavora riesce a rispondere “Spero…” e improvvisamente si ferma. Qualche secondo di silenzio e gli sfugge “Mi sono bloccato…”. La commozione ha il sopravvento sulla parola ma in quel silenzio improvviso e imprevisto, in quella frase del tutto spontanea, un operaio manda un messaggio che buca il video. È una persona adulta, probabilmente un padre di famiglia. Non trova parole per esprimere i suoi sentimenti e in quel “Mi sono bloccato…” scarica la forza e la bellezza di una dignità che Papa Francesco ha appena richiamato con vigore in terra di Sardegna. L’operaio si ritrae dalla telecamera, quasi vergognandosi dell’improvvisa assenza di parola ma in quel silenzio c’è la statura di un uomo che certamente ogni giorno lotta per la propria dignità e per quella della propria famiglia ma altrettanto certamente lotta per la dignità di altri lavoratori e di altre famiglie. La solidarietà non è morta in questo nostro Paese ed è questo valore popolare che consente alla speranza di vivere anche se costretta a misurarsi con la realtà di troppi cancelli, non solo delle fabbriche, che ancora rimangono chiusi e altri che chiuderanno.

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