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Società

La profezia e l’ingiustizia

28 ottobre 2013

Povertà / Lessico del ben-vivere sociale - 5

Non conosciamo più la povertà e non la riconosciamo, perché ci siamo dimenticati che nasciamo nella povertà assoluta e che termineremo la vita in una povertà non meno assoluta. Ma se guardassimo bene ci accorgeremmo che la nostra intera esistenza è una tensione tra il volere accumulare ricchezze che colmino questa indigenza antropologica radicale, e la consapevolezza, che cresce con gli anni, che l’accumulo di merci e denaro è solo una risposta parziale, e nell’insieme insufficiente, al bisogno di ridurre le vere vulnerabilità e fragilità dalle quali proveniamo, per sconfiggere la morte. Una consapevolezza che è massima quando (e se) pensiamo a come termineremo la nostra esistenza, nudi come vi siamo venuti entrandovi, quando le ricchezze e i beni passeranno, e di noi resterà – se resterà – altro.

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TESTIMONIANZA. La famiglia di cristina nel tempo della prova


Cristina Betti per lunghi mesi ha dovuto mantenere la famiglia, tre figli e un marito, solo con il suo lavoro. Non si è vergognata di chiedere aiuto agli amici e alla Caritas. Sostenuta dalla fiducia in Dio e nella Provvidenza

Cristina Betti con la sua famiglia

Cristina Betti è una donna stanca. Ha il viso tirato, i capelli sfibrati raccolti da un cerchietto, le mani arrossate dai detersivi e levigate dagli stracci. È un’operaia di quarant’anni. Guadagna ottocento euro al mese per un part-time in una società di Forlì che si occupa di pulizia. Corre da un cantiere all’altro per far splendere bagni, uffici e scalinate. Un lavoro ereditato dalla madre insieme agli occhi di un verde fangoso. La sua vita si è assottigliata negli ultimi anni, da quando suo marito Cristian ha perso il lavoro e la sua famiglia ha iniziato a vivere nella precarietà.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 27 Ottobre 2013 23:31 )

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Finchè noia non vi separi

22 ottobre 2013

di Alberto Medici

http://www.ingannati.it/wp-content/uploads/2013/10/still-mine-2.jpgAbbiamo visto di recente il bellissimo “Still mine“, storia di un vecchio agricoltore canadese insofferente alla burocrazia (motivo in più per guardarlo!), appassionato al suo lavoro e ai suoi progetti nonostante i 90 anni suonati, sullo sfondo una bellissima storia d’amore con la moglie, ormai un po’ rimbambita e smemorata ma sempre, anche lei, innamoratissima del suo uomo. Bello vedere sulla locandina del film il “claim” (motto?): “Love is the strongest foundation” (Le fondamenta più forti sono l’Amore, gioco di parole per ricordare come la sua avventura contro la burocrazia riguardasse proprio i permessi di costruzione di un nuovo cottage sul suo terreno). Bella storia, oltretutto vera, o quantomeno ispirata ad una storia vera, che ci commuove nel mostrare un amore inossidabile e inattaccabile nonostante i lunghi anni trascorsi insieme.

Forse tutti quanti siamo venuti a sapere, prima o poi, di coppie di amici che si sono separati. E molte volte la situazione descritta è sempre stata la stessa: nulla ci avrebbe fatto pensare che avrebbero preso questa decisione; nessun tradimento, nessun litigio, nessun grillo per la testa: quella che si definirebbe una separazione molto civile, consensuale, senza strascichi, di comune accordo, dove magari ti vengono anche a dire: “Adesso andiamo ancora più d’accordo di prima”. La prima reazione, se ci ripensate, era stata quasi sempre di soddisfazione: con le coppie che si lasciano con odio, con rabbia, c’è quasi da essere contenti che tutto si risolva in maniera così civile.

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LEA GAROFALO . C’è qualcosa di diverso

21 Ottobre 2013

di Paolo Bustaffa

La storia scritta dalle donne ha sempre un supplemento di sofferenza, di amore e di speranza

altC’è sempre “qualcosa di diverso” nella storia scritta dalle donne. È tornato questo convincimento, sabato 19 ottobre a Milano, ai funerali civili di Lea Garofalo uccisa nel 2009 da assassini che della mafia hanno fatto e fanno una bandiera intrisa di sangue, in gran parte di sangue di innocenti.
 
Una donna del Sud nella sua fragilità fisica ha avuto la forza di opporsi, da sola, alla violenza e al crimine. Ha avuto il coraggio di rompere quel cerchio maledetto in cui, nonostante il passare di molto tempo, i cosiddetti “uomini d’onore” tengono persone e famiglie sotto minaccia di morte o di schiavitù.

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Qualcosa di essenziale

20 ottobre 2013

Beni relazionali - Lessico del ben-vivere sociale / 4

Che i beni e i mali più importanti sono le nostre relazioni interpersonali, la sapienza popolare lo ha sempre saputo. I miti, la letteratura, le storie e le tradizioni non fanno altro che dircelo da millenni, raccontandoci di ricchezze divenute grandi mali a causa di rapporti sbagliati, e di povertà materiali dove il poco si moltiplica perché condiviso nella comunione. Da qualche decennio stanno iniziando ad accorgersene anche gli scienziati sociali e perfino alcuni economisti (il primo è stato Benedetto Gui, nel 1986), che usano l’espressione "beni relazionali" per indicare quel tipo di beni dove è la relazione tra le persone a costituire il bene.

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