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Tunisia nel caos: perché si tace sull’islam?

 

10 febbraio 2013

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Il 6 febbraio scorso, l’assassinio di Chokry Belaid, avvocato che protestava per i diritti dell’uomo violati del governo, ha provocato una rivolta di una parte del popolo tunisino, che teme una dittatura islamica e vorrebbe un governo democratico e laico. Il quadro della “primavera araba” nei paesi sunniti diventa sempre più indecifrabile, pare si ritorni all’autunno e all’inverno della democrazia nei paesi islamici. La situazione oggi è questa:

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Mali, Tunisia, Egitto: dietro le crisi

 
Ombre afghane sul Nord Africa
 
 
Il processo di pacificazione nel Mali settentrionale non può prescindere da un attivo coinvolgimento del mondo arabo nelle iniziative negoziali. I protagonisti sul campo, infatti, sono quelle milizie estremiste islamiche che hanno potuto affermarsi a seguito delle primavere arabe, sulla sponda mediterranea del Nord Africa. Non bisogna, pertanto, perdere tempo se è vero che la Francia completerà il proprio ritiro dall’Azawad entro la fine di marzo, passando le consegne, il mese successivo, a una missione di pace sotto le insegne delle Nazioni Unite composta da un contingente esclusivamente africano (il che la dice già lunga sulla loro affidabilità, considerando le esperienze pregresse in altre zone del continente).

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Scontro o incontro di civiltà e religioni?

07-02-2013 

di Victoria Gómez

Pubblichiamo la seconda parte dell'intervista a mons. Armando Bortolaso e mons. Simon Atallah: bisogna finirla con una strategia del frazionamento geopolitico del Medio Oriente e con una destabilizzazione sistematica di questi Paesi. Solo così si assicurerà loro un futuro di pace e di stabilità e si risolverà il problema dell’esodo dei cristiani

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Scontro o incontro di civiltà e religioni?
Mons. ArmandoBortolaso (22 anni in Siria e per 10 vicario apostolico dei latini per la Siria, con sede ad Aleppo): «C’è chi vorrebbe farci credere che la prima tesi è ineluttabile, mentre tutta la realtà storica dimostra che è vera la seconda. Nonostante il suo passato il Libano, per esempio, è una dimostrazione eclatante che la convivenza pacifica tra religioni, culture e componenti etniche diverse non solo è possibile, ma anche desiderata da tutti». Un patto che cristiani e musulmani (con qualche rarissima eccezione) hanno rinnovato molte volte. «E il ruolo del Paese dei Cedri continua oggi ad essere strategico nello scacchiere mediorientale. Nel settembre 2012 Benedetto XVI è venuto in Libano per incoraggiare tutti, cristiani e musulmani, e per dire al Paese, come già aveva fatto Giovanni Paolo II, "voi non siete solo una nazione", ma "una missione, un modello di convivenza pacifica, di coesione, di fraternità". Ed in particolare il Papa ha voluto sostenere i cristiani, dare loro speranza nel futuro, spronarli a rimanere nella loro terra quale deterrente al pericolo che sconvolge tutta la regione».

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Baluchistan: rifiutava di convertirsi all’islam, cristiano ucciso a colpi di pistola


04 febbraio 2013

di Jibran Khan

Il 55enne Younas Masih è morto nel pomeriggio di oggi, dopo giorni di agonia. Il 31 gennaio un uomo armato lo ha fermato mentre rientrava dal lavoro e gli ha sparato cinque colpi. Di recente un gruppo di colleghi lo minacciava, intimandogli di abbracciare la fede di Maometto. La polizia rifiuta di aprire un’inchiesta.

altIslamabad (AsiaNews) - È morto questo pomeriggio Younas Masih, 55enne cristiano di Chaman, nella provincia del Baluchistan, colpito il 31 gennaio scorso con cinque proiettili da uno sconosciuto mentre tornava a casa. Le sue condizioni sono apparse critiche fin dall'inizio; dopo cinque giorni di lotta fra la vita e la morte, egli è deceduto. Secondo le prime, frammentarie ricostruzioni della vicenda, pare che sia stato oggetto di un attacco mirato, per essersi rifiutato di convertirsi all'islam su pressione dei colleghi di lavoro.

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Per Pierre, salvato a caro prezzo dall'inferno di Goma

 

02 febbraio 2013

Africa. Nostro terreno di guerra. I Paesi d'Europa che dopo centinaia di anni di conflitti hanno raggiunto finalmente la pace, vanno a cercare la guerra nel continente africano, là dove la povertà e la fame vivono sopra i giacimenti d'oro, di pietre preziose, di uranio, platino, argento, petrolio.

I bianchi inviano armi e istruttori per quelle guerre che finiscono con centinaia di morti di pelle nera, che alla fine avranno ottenuto solo una tregua per stanchezza, per una povertà più tragica.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 12 Febbraio 2013 02:34 )

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