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Ritratto di Hugo Chávez, tra mito e realtà


06 marzo 2013


Maurizio Chierici, scrittore e giornalista, è tra i massimi conoscitori in Italia della figura di Hugo Chávez, il presidente venezuelano scomparso martedì scorso. Inviato in America Latina per il Corriere della Sera negli anni delle dittature, Chierici ha poi lavorato all'Unità e scrive ora per il Fatto Quotidiano. Per realizzarne la biografia, alcuni anni fa Chierici ha accompagnato Chávez durante una campagna elettorale. In questo articolo entrano così anche i ricordi personali dell'autore.

 

altLa vita pubblica di Hugo Chávez comincia il 4 febbraio 1989: sta per compiere 34 anni. Non spara sulla folla in rivolta contro il presidente socialdemocratico Andrés Carlos Perez: ha raddoppiato il prezzo del pane e la gente urla in piazza. Chávez volta le armi contro il palazzo. Golpe improvvisato, subito arrestato. Diventa un mito per i diseredati dei barrios, migliaia di baracche nelle colline affacciate sulla capitale. Anche certi imprenditori e Tv e giornali nelle mani dei ponderosos trovano «interessante» il militare che ha sfidato i loro concorrenti. Pensano a una marionetta facile da manovrare e soffiano sull’indulto finché non torna in libertà.

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Muro di Berlino: la reazione della gente al tentativo di cancellarne l'ultima traccia

 

08 marzo 2013

 

Perché tanto amore?

Hans Joachim Meyer - Germania (*)
 
Miniatura
Da Berlino arriva una storia curiosa: migliaia di persone sono scese in piazza perché il pezzo più lungo del malfamato muro di Berlino che è rimasto in piedi ora dovrebbe essere buttato giù in alcuni punti. Perché le persone vogliono conservare un muro che dal 1961 al 1989 separava la Berlino est dalla Berlino ovest? La breccia nel muro, aperta con la forza dai berlinesi della parte orientale, non era forse un segno del risveglio alla libertà? Per capire che cosa muove i dimostranti di oggi, occorre sapere che cosa contiene questa parte di muro.

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Nuove sanzioni Onu contro la Corea del Nord che rompe l’accordo di non aggressione con Seul


08/03/2013

altCrisi Nordcoreana. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu approva all'unanimità una nuova tornata di sanzioni contro Pyongyang, che ha minacciato di sferrare un attacco nucleare "preventivo" contro gli Stati Uniti e qualsiasi altra potenza ostile e ha abrogato ''tutti gli accordi di non aggressione con la Corea del Sud''.

Il servizio di Massimiliano Menichetti:

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Sale la tensione sul nucleare nordcoreano. Pyongyang ha abrogato “tutti gli accordi di non aggressione con la Corea del Sud”, tagliando la linea rossa di collegamento telefonico con Seul. La decisione a poche ore dal nuovo giro di vite deciso dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che ha varato, all’unanimità, nuove sanzioni contro il Paese, dopo che Pyongyang ha effettuato, senza ascoltare il “no” della Comunità internazionale, il terzo test nucleare il 12 febbraio scorso. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha ribadito che la decisione dei 15 è ''un messaggio inequivocabile'' e che non verranno tollerati nuovi test nucleari. ''E' necessario invertire la rotta – ha evidenziato – e puntare sulla costruzione della fiducia con i Paesi vicini''. La risoluzione Onu aggiunge tre individui e due entità alla lista nera delle Nazioni Unite e ha imposto un giro di vite sulle attività bancarie e ai trasferimenti di denaro legati al programma nucleare di Pyongyang. Ieri, la Corea del Nord ha minacciato un attacco nucleare "preventivo" contro gli Stati Uniti e qualsiasi altra potenza ostile. Martedì scorso, aveva già manifestato la volontà di strappare l'armistizio che chiuse la guerra di Corea del 1950-'53. Dichiarazioni, quelle di ieri, bollate dalla Casa Bianca come “provocazioni”, “minacce vane: "Abbatteremo ogni missile”, è stata la risposta statunitense. In questo scenario, il portavoce del Ministero della difesa sudcoreano, Kim Min-seok, ha detto che la Corea del Nord continua le sue esercitazioni militari ''a un livello aumentato'', mentre Seul ha rafforzato la sua vigilanza ''nella convinzione che le esercitazioni in corso possano portare a provocazioni di tipo militare''.

Sulla crisi nordcoreana, Massimiliano Menichetti ha intervistato Maurizio Simoncelli di Archivio Disarmo:

RealAudioMP3

R. - A oggi, ci troviamo ancora in una situazione di forte polemica politica, non di vero pericolo militare. Gli esperti ritengono che la Corea del Nord non abbia ancora un arsenale tale da poter minacciare una super potenza nucleare come gli Stati Uniti. Rimane certamente una situazione di tensione fortissima, e soprattutto la pressione nei confronti della Corea del Sud, che non è analogamente amata come gli Stati Uniti, pur avendo “un ombrello protettivo” da parte di Washington. Ricordiamo però che da 60 anni tra la Corea del Nord e la Corea del Sud non corrono rapporti di pace, tra loro c’è solo un armistizio. Adesso, la Corea del Nord ha colto l’occasione per rialzare la "temperatura" tra le due capitali.

D. - Finora, si è assistito anche a un gioco delle parti. La Nord Corea, molto povera, minaccia aggressioni, quindi punizioni di taglio economico o sostegni per aiutare il governo…

R. - Noi ci troviamo di fronte a una Corea del Nord che da anni si trova in una forte crisi economica. Tanto è vero che parte delle sanzioni sono relative alle attività bancarie, finanziarie, esportazioni di valuta… Ma, ad esempio, c’è - anche all’interno di queste sanzioni - un bando dettagliato relativo alla vendita di prodotti di lusso come gioielli, yatch, auto da corsa… Comprendiamo bene: sono sanzioni che non possono colpire duramente l’economia, sono segnali evidentemente politici.

D. - Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha votato all’unanimità: significativo, anche per quanto riguarda l’isolamento, che la Cina abbia voltato contro la Corea del Nord...

R. - Bene o male, la Cina è sempre stata il grande alleato di riferimento. Certamente, il Paese è importantissimo sul piano economico e finanziario, ma ormai Pechino ha preso posizioni abbastanza nette nei confronti di Pyongyang. Addirittura, poco tempo fa, il 27 febbraio, il vicedirettore del giornale della scuola centrale del Partito comunista cinese ha ipotizzato - in un’intervista rilasciata al Financial Times - di abbandonare la Corea del Nord. Questi sono segnali moto chiari. Il fatto che la Russia e la Cina siano schierate chiaramente, palesemente a favore di queste sanzioni, è un indice di crescente isolamento. Ora, la speranza è che il regime della Corea del Nord sia in grado di recepire questi segnali di avvertimento. Certo, è una partita lunga, che dura purtroppo da molti anni, e che ancora non vede dei passi in avanti.

 

Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2013/03/08/nuove_sanzioni_onu_contro_la_corea_del_nord_che_rompe_l%E2%80%99accordo_d/it1-671346

 

 

CINA. Xi Jinping: la politica del pendolo verso la Chiesa e il Vaticano

 

di Bernardo Cervellera


Il nuovo segretario generale del Partito - che a giorni sarà confermato presidente - ha suscitato molte speranze, ma la sua politica fa un passo avanti e uno indietro: i laojiao non sono stati eliminati; la corruzione si accresce; le riforme tanto annunciate tardano; vescovi e sacerdoti rimangono in prigione. Un segno positivo, l'articolo di Global Times sul papa e un'intervista a p. Lombardi. Ma la religione rimane all'ultimo posto nelle preoccupazioni della leadership.

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Roma (AsiaNews) - In questi giorni di Sede vacante e in attesa del nuovo papa, molti domandano a che punto sono i rapporti fra Cina e Vaticano. "Tutto è fermo e non si muove nulla", ha sintetizzato un sacerdote di Shanghai. Egli intende sia la situazione generale, sia quella della Chiesa cattolica nella grande metropoli sulla foce del fiume Huang Pu. Dall'ottobre scorso il seminario regionale è chiuso e i seminaristi di teologia stanno perdendo un anno di studi; l'ordine delle suore della Presentazione è stato obbligato a cambiare la superiora generale. Tutto ciò a causa della simpatia di seminaristi e suore verso il vescovo ausiliare Taddeo Ma Daqin, dallo scorso luglio agli arresti domiciliari.

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Venezuela in lutto per la morte di Hugo Chávez. Il cordoglio dei vescovi del Paese


06/03/2013

altIl Venezuela in lutto per la morte, ieri, del presidente Hugo Chávez dopo una lunga malattia. Venerdì i funerali a Caracas, mentre da tutto il mondo stanno giungendo messaggi di cordoglio e solidarietà al popolo venezuelano.

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