English French German Italian Japanese Portuguese Spanish

Home Rassegna Stampa Educazione

Educazione

Il diavolo e i coperchi - G. Ravasi

 
g. ravasiÈ risaputo che il Diavolo non fa coperchi; e dunque il Signore dal cielo vedeva benissimo i pensieri velenosi che ribollivano nella scoperchiata e nera pignatta dell'anima mia. Questo io temevo e, nel buio della notte, rabbrividendo mi raffiguravo il giorno del Giudizio Universale. Personalmente la considero una grande scrittrice del Novecento: su Elsa Morante (1912-85) sto ora leggendo una tesi di laurea che tratta della sua spiritualità. M'imbatto, così, nella citazione desunta da un suo racconto che non conosco, intitolato Fioretti: la propongo con un taglio particolare, legato al tempo quaresimale che stiamo ora vivendo, se cristiani fedeli. Certo, la finale riflette un modello catechetico e pedagogico del passato, segnato dalla paura del giudizio divino. Un modello che abbiamo accantonato e relegato nella soffitta della religione forse un po' troppo in fretta. Lo riprendiamo nel suo significato più vero non certo per rispolverarlo sic et simpliciter, ma per capire il senso della prima parte della considerazione della Morante.


Se siamo sinceri con noi stessi, il nostro cervello e il nostro cuore sono proprio quella «nera pignatta» ove ribollono pensieri e desideri di odio, di impurità, di invidia, di malizia e così via. All'opera c'è il gran cuoco, Satana, che cucina le sue perversioni proprio in quella pentola. Ma per fortuna - dovremmo dire - non conosce l'uso dei coperchi.


E così, sia la nostra coscienza col suo monito interiore sia Dio con la sua parola severa ci costringono a guardar dentro quel turbinio di passioni e di colpe. Ma - e qui è la variante che introduciamo noi - non è per la disperazione che ciò avviene perché, diceva Pascal, «i tuoi peccati ti saranno rivelati nel momento stesso in cui ti saranno perdonati».

 

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/il%20diavolo%20e%20i%20coperchi_20070331.aspx?Rubrica=Il%20mattutino
 

Fede

 
"Ma come tu resisti, o Vita?"
 
A cura di Mariapia Veladiano
 
 
Fede
 
 
 
Come si racconta il sentirsi avvolti da un bene nascosto che non dà spettacolo, non si mostra, si trova a sorpresa dietro l'angolo della solitudine più totale, sa l'arte insolita di ascoltare anche se non ci sono risposte da dare, perché proprio non ci sono, non perché non le si sa dire, e si è appagati, quel che basta per non vivere di bufere e si sente che, anche se non ci capita, si può essere una cosa sola, e così si scioglie la paura in un fare prudente e anche potente perché di questo credere insieme ha bisogno chi è nel bisogno e in nessun caso l'esser scettici li aiuta, ci aiuta, e allora con la schiena dritta in fronte al cielo si è travolti di gratitudine per chi, qui sulla terra, ci ha amato di un amore che ci ha voluto oltre ogni ragionevole conteggio del bene e del male, ci ha tenuto nell'errore e nella passione, ha creduto che una vita screpolata, arroccata sopra strade come gironi, porta una promessa senza misura, così grande che riaffiora e riaffiora malgrado il nostro costruir macerie di cemento e di parole e si può, grazie a questo, dir di sì a tanto, non a tutto, ma a molto: al fallimento, perché so che può non essere finita, alla slavina del tempo e anche alla morte, perché sotto, sopra e intorno ho visto che c'è sempre vita.

 

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Ma%20come%20tu%20resisti%20o%20Vita/Fede_20120420.aspx?Rubrica=Ma%20come%20tu%20resisti%20o%20Vita
 

Bestemmiare lo Spirito - G. Ravasi

19 aprile 2012

Anima dannata, busto in cera di scuola lombarda, XVII secolo. Milano, Pinacoteca Ambrosiana.
Anima dannata, busto in cera di scuola lombarda, XVII secolo. Milano, Pinacoteca Ambrosiana.

"Qualunque peccato
 o bestemmia
verrà
perdonata
agli uomini, ma
la bestemmia
contro lo Spirito
non verrà
perdonata"

(Matteo 12,31)

Questa frase di Gesù, già di sua natura sorprendente, si fa quasi sconcertante nel suo prosieguo che suona così: «A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro» (12,32). Per sciogliere l’imbarazzo di queste dichiarazioni partiamo innanzitutto dalla realtà della “bestemmia” che, nel linguaggio biblico, ha un’accezione differente da quella comune per noi. Il famoso comandamento: «Non nominare il nome di Dio invano », certo, indirettamente può essere applicato alla bestemmia come imprecazione infamante contro la divinità, ma il suo valore primario va in ben altra direzione, marcata da quell’ “invano”.

In ebraico il termine rimanda alla “vanità” dell’idolo; quindi in causa è la degenerazione della religione e l’arrogarsi da parte dell’uomo di decidere a suo piacimento quale sia il vero Dio, modellandolo a proprio vantaggio e appropriandosi, così, di una tipica qualità divina. Perciò la «bestemmia contro lo Spirito» è un peccato superiore a una semplice parolaccia o insulto contro la divinità. È un attacco radicale e consapevole alla realtà intima e profonda di Dio rappresentata dal suo Spirito. Non è un peccato di debolezza come quello dell’adultera che può pentirsi ed è perdonata da Cristo (Giovanni 8,1-11). È, invece, una sfida cosciente scagliata contro Dio.

È a questo punto che dobbiamo interpretare l’applicazione successiva. Da un lato, si afferma la possibilità di remissione del peccato di negazione nei confronti del Figlio dell’uomo. La giustificazione è nel fatto che la sua dignità è per così dire velata dalla sua apparenza umana che può generare incertezza, sospetto o reazione negativa. Si ricordi, per esempio, la replica di Natanaele all’apostolo Filippo che lo invitava a conoscere Gesù di Nazaret: «Da Nazaret può venire qualcosa di buono?» (Giovanni 1,46).

D’altro lato c’è, invece, l’atteggiamento soprattutto degli scribi e dei farisei che vedono gli atti gloriosi di Cristo, i suoi miracoli, le liberazioni dal male demoniaco, ma chiudono coscientemente gli occhi della mente e del cuore, perché il riconoscimento di questa “diversità” di Gesù infrangerebbe il loro sistema di potere e le loro elaborazioni teologiche. Essi, dunque, negano l’evidenza delle opere che lo Spirito di Dio manifesta in Cristo: la «bestemmia contro lo Spirito » è, allora, il rifiuto consapevole della verità conosciuta come tale, è il rigetto cosciente della parola e dell’opera di Gesù, pur sapendola vera e santa, per proprio interesse “blasfemo”.

In questa luce, è comprensibile la conclusione logica: a costoro non è possibile concedere il perdono «né in questo mondo né il quello futuro», perché manca il presupposto fondamentale del pentimento e della confessione della colpa. Essi si mettono fuori dell’orizzonte della salvezza di propria scelta. Il commento ideale a tale dichiarazione di Gesù è in queste parole di quella grandiosa omelia che è la Lettera agli Ebrei: «Se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per quel peccato, ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco che dovrà divorare i ribelli» (Ebrei 10,26-27).

 

Tratto da: http://www.famigliacristiana.it/chiesa/blog/la-bibbia-in-un-frammento_1/bestemmiare-lo-spirito.aspx

 

Ottimismo


"Ma come tu resisti, o Vita?"
 
A cura di Mariapia Veladiano
 
 
Ottimismo
 
 
 
Ma come si fa?
Certo che siamo esperti di vorticosi zapping mentali. Se nell'incauto spazio di una nostra distrazione si affacciano gli occhi troppo grandi di un bambino vivo appena quel che basta per oggi, per ora, niente in più, niente che prometta il domani, figlio d'altri grazieadio, figlio d'altri e non nostro, se capita, allora è un attimo e subito abbiamo millemila provvide incombenze cui pensare e anche più da fare.
Sicuro che una piccola compartecipazione a tempo alle sventure del mondo la possiamo dare, lo spazio del perfido sms solidale: perfido, apotropaico demoniaco comprare la coscienza con euro 1 a volte 2. E poi via. Sia mai che la sventura sia contagiosa. Già ci tocca saperla.
Scappare da mille morti quotidiane per abitare la nostra unica, anticipata, qui a dire che tanto non si può far niente, che la vita è così, che sempre così sarà.
Ma come si fa a non prendere e stringere mani fino a sentir male, guardare fino a far lacrimare gli occhi, come si fa a vivere sapendo.
Sapendo che possiamo celebrare finalmente insieme la diaspora dal nostro egoismo, fare una cosa sola, o anche due, e così scendere dal calvario assurdo di una vita che intanto ci inchioda a esser soli, sordi, ciechi e scontenti.
L'ottimismo è voler resistere al male, comunque.

 

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Ma%20come%20tu%20resisti%20o%20Vita/Ottimismo_20120419.aspx?Rubrica=Ma%20come%20tu%20resisti%20o%20Vita
 
<< Inizio < Prec. 81 82 83 84 85 Avanti > Fine >>

Pagina 85 di 85
Cerca nel sito
Visite
Oggi32
Questo Mese964
Totali (dal 15/01/2011)138637