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Educazione

Il destino - G. Ravasi

 

Anche se un uomo mescola la calce, è sempre Dio che è il costruttore. Il destino mescola le carte, ma siamo noi a giocarle.

g. ravasiAbbiamo accostato due frasi distanti tra loro quasi tre millenni, ma tematicamente complementari. La prima ci proviene dall"antica cultura egizia: si tratta di un detto della Sapienza di Amen-em-ope, uno scritto del IX-VIII sec. a.C. che ha lasciato una traccia importante anche nella Bibbia (nel libro dei Proverbi 22, 17 - 24, 22). La seconda citazione è presente negli Aforismi della saggezza del vivere del filosofo tedesco Arthur Schopenhauer (1788-1860).

Sono due le prospettive con cui si esamina il destino o, per il credente, la provvidenza. Da un lato, si esalta l"efficacia dell"azione umana con la sua libertà; d"altro lato, si riconosce che esiste qualcosa o Qualcuno che ci supera e che interviene nel progetto della storia umana. Questa duplicità è da conservare, secondo un equilibrio tutt’altro che scontato e agevole.

Bisogna continuare a mescolare la calce necessaria per la costruzione dell’edificio della nostra esistenza, lavorando con impegno e responsabilità. Ma si deve avere anche la consapevolezza che non siamo gli unici arbitri del risultato: non solo perché ci sostiene la grazia divina, ma anche perché c’è un mistero nel progetto globale dell’essere e della storia.

Abbiamo, quindi, in mano carte che non sono in sequenza logica e definita, ma siamo noi a doverle giocare con intelligenza e abilità perché ottengano un esito positivo.

Gli estremi della rassegnazione scoraggiata, convinta che i giochi sono tutti già decisi, e dell’efficientismo orgoglioso, certo che tutto dipenda da noi, sono dunque da evitare. La vita è dono e impegno, è sorpresa e certezza, è accettazione e reazione al tempo stesso.

 

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/il%20destino_20060516.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

 

I COLORI DEL SILENZIO - G. Ravasi

Il silenzio è mitezza quando non rispondi alle offese e lasci a Dio la tua difesa. Il silenzio è pazienza, quando soffri senza lamentarti, non cerchi consolazioni umane, attendi che il seme germogli. Il silenzio è umiltà, quando taci per lasciar emergere i fratelli e lasci ad altri la gloria dell'impresa. Il silenzio è fede quando non cerchi comprensione e rinunci alla gloria personale perché ti basta essere conosciuto da Dio.

g. ravasiCosì scriveva nel 1581 s. Giovanni della Croce, grande mistico e scrittore spagnolo. Il suo canto del silenzio ovviamente ben si coniuga con la «mistica» che - come nella parola «mistero» - ha alla radice un verbo greco che significa «tacere».

Non c'è bisogno di aggiungere molto su questo tema che abbiamo spesso affrontato e che è tanto emarginato nel tempo in cui viviamo, segnato da un eccesso di chiacchiera, rumore e fatuità esteriore. Vorrei, invece, porre l'accento sui «colori» del silenzio che il santo riesce a far brillare.

C'è innanzitutto la mitezza che emerge dal tacere le risposte acri, sarcastiche, vendicative.

C'è la pazienza che affiora dal reprimere il lamento emesso per ottenere comprensione e per diventare il centro dell'attenzione dell'altro.

Soffrire in silenzio è affidare solo a Dio il proprio dolore sapendo che egli «le nostre lacrime nell'otre suo raccoglie, scrivendole poi nel suo libro» (Salmo 56, 9).

Il silenzio è anche il grembo dell'umiltà perché il prepotente ha sempre una parola in più degli altri e il superbo fa rimbombare la sua voce in modo stentoreo così che essa domini e riveli la grandezza di chi la emette.

E, infine, la fede è silenziosa perché è intimità con Dio. Ed è bellissima la frase, di sapore paolino (leggi Galati 4, 9), con cui Giovanni della Croce conclude la sua lode del silenzio: «Ci basta essere conosciuti da Dio!».

 

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/I%20COLORI%20DEL%20SILENZIO_20060513.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

 

Il rospo che c’è in lui

03 agosto 2013

di Giulia Tanel

altDietro ogni uomo è nascosto un rospo: sta alle donne trovare quello più adatto a loro, per poi curarlo e addomesticarlo con amore e dedizione per tutta la vita.

È questa la tesi di fondo del simpatico libro “Il rospo che c’è in lui – Manuale femminile di manutenzione della coppia” (Ed. San Paolo, 2011, pp. 197, 14 euro), a firma di Elisabetta Tumbiolo.

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Papà, dove sei? L’importanza della figura paterna per i bambini

02 agosto 2013

Movimento Europeo Difesa Vita

alt

La figura paterna è punto di riferimento etico e di traenza sociale per ogni adolescente. Se viene meno tale riferimento, se la figura paterna si offusca o se il suo ruolo diventa fragile o manca del tutto, il cammino dei figli si fa incerto provocando in loro inquietudine e smarrimento.

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Parole eliminate - G. Ravasi

 

Le grandi parole che non dicono più niente siano eliminate: cuore, dolore, piacere, compassione, pentimento.

g. ravasiÈ questa una frase che estraggo da un testo più o meno farneticante di tale Hans Werner Richter, capo dell"associazione internazionale «Scrittori sadici» (un titolo che è già un programma), uno dei tanti detriti sociali che Internet trascina con sé.

Il brutto è che, senza avere mai il coraggio di affermarlo esplicitamente, una buona fetta dell"opinione comune odierna si è adeguata a questo motto.

Il cuore che significa sensibilità, sentimento, tenerezza, generosità, amore è ormai ridotto a una larva sdolcinata da canzonetta, priva del suo profondo valore umano.

Il dolore è esorcizzato, come lo è la morte: o lo si presenta nelle forme macabre della violenza, oppure è del tutto nascosto perché non abbia a turbare la festa di chi sta bene.

Lo stesso piacere nel senso sano e fin nobile di gioia, di serenità, di pienezza, di delizia è sostituito dalla lugubre pornografia, dalla bieca soddisfazione dei sensi, dalla prevaricazione egoistica.

Per la compassione non si ha tempo: frettolosi come siamo per i mille impegni, non abbiamo lo spazio per sostare, per ascoltare, per offrire attenzione e misericordia.

Ed ecco l"ultima parola cancellata: il pentimento. Sì, perché ormai il senso morale si è spento, non c"è più nella coscienza quella vibrazione e quel sussulto che è il rimorso per la colpa.

Se vogliamo che l"uomo nella sua autenticità e grandezza sia sepolto, dobbiamo continuare ad ascoltare Richter o coloro che, ben più sottilmente e ipocritamente, ci conducono allo stesso misero approdo.

 

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/parole%20eliminate_20060511.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

 
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