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APPARENZE E NON APPARIZIONI - G. Ravasi

 

Mi sembra che quello di oggi non possa dirsi tanto tempo di fede, quanto tempo di fattucchiere, non tanto tempo di fiducia, quanto tempo di paura. Tutti alla ricerca di segni, per trovare rifugi, ripari contro l'incubo di oscure minacce; sono tempi di grande spettacolo, di grandi parate, ma di poche verità, tempo di apparenze più che di apparizioni.

g. ravasiEra la quaresima del 1987 e p. David M. Turoldo saliva il colle della basilica di Monte Berico a Vicenza, invitato dai suoi confratelli Servi di Maria a tenervi una serie di omelie. Eccole ora nel volume Cammino verso la fede (San Paolo), raccolte dalla registrazione.

Ho scelto questo brano desunto dalla prima di quelle omelie. Sono parole che ben s'adattano anche ai nostri giorni, fatti più di banalità che di fede autentica, di paure che di speranza, di luoghi comuni che di verità, di spettacolo più che di sostanza.

In particolare vorrei sottolineare l'ultima contrapposizione, quella tra «apparenze» e «apparizioni». Il secondo termine è da assumere nel suo senso più teologico e profondo, quello legato agli incontri pasquali del Cristo risorto coi discepoli. Non è, quindi, una scena che ha come scopo lo straordinario, il prodigioso, il fenomenale, quanto piuttosto lo svelamento profondo di un mistero.

Ecco, nei nostri tempi televisivi l'«apparire» è soprattutto il mostrarsi per impressionare, per ingannare, per sbalordire. E si sa che tutto questo è finzione, è - come si suol dire - «realtà taroccata», parvenza ed esteriorità, «apparenza» appunto. Il vero rivelarsi di Dio e l'autentica testimonianza del cristiano sono, invece, un'epifania nella quale si indica un messaggio di vita, si svela una verità, si illustra una strada da seguire nel rigore e nella serietà personale.

 

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/APPARENZE%20E%20NON%20APPARIZIONI_20060524.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

 

IL DITO E IL BRACCIO - G. Ravasi

 

Molti, se porgi un dito, ti prendono il braccio:/ sono quelli che, se ti occorre un braccio,/ non porgeranno un dito.

g. ravasiIl fiorentino Guido Mazzoni (1859-1943), filologo, presidente dell"Accademia della Crusca, ha composto anche poesie non memorabili. Eppure, sfogliandone l"edizione originaria del 1913, rimango colpito da questa considerazione più simile a un proverbio che a versi poetici.

Quante volte anche  noi ci siamo lamentati di persone che ci hanno chiesto una mano e poi ci hanno preso anche il braccio e forse non siamo più riusciti a divincolarci dal loro peso ormai avvinghiato a noi. E la gratitudine che ti manifestavano era la muta (o esplicita) richiesta di benefici maggiori.

Ci sono persone che sono la discrezione incarnata: mai si azzarderebbero a importunarti anche quando la loro situazione è grave  e meriterebbero sostegno. E, al contrario, ci sono quelli che non hanno ritegno e, con faccia tosta, non esitano a martellarti di richieste, incuranti del rifiuto o della molestia che arrecano.

Ma la considerazione di Mazzoni va oltre: quando tu hai bisogno di questi petulanti che ti hanno preso dito e braccio, puoi star certo che non muoveranno un dito.

La ragione è chiara: chi è egoista non può che porre se stesso al centro e far ruotare gli altri a costellazione attorno a sé; mai riesce a varcare quel cerchio  egocentrico per indirizzarsi verso l"altro donando qualcosa di sé.

È, allora, necessario tener ben viva l"attenzione su questo vizio radicale che alligna sempre nel sottofondo di ogni anima, badando a non cadere nella definizione dell"«egocentrico» fatta dallo scrittore americano Ambrose Bierce: «Una persona che si interessa più di sé che di me!».

 

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/IL%20DITO%20E%20IL%20BRACCIO.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

 

Il pudore - G. Ravasi

 

Nel pudore che vieta di parlare ad alcuno dei propri stati più intimi c"è un avvertimento dell"anima: in ogni confessione, in ogni descrizione s"insinua facilmente un travisamento, e le cose più delicate e indicibili decadono in un batter d"occhio a volgarità.

g. ravasiLo scrittore austriaco Hugo von Hofmannsthal annotava questa osservazione un secolo fa nel suo Libro degli amici (Adelphi 2003) e diceva una verità di cui siamo testimoni sconcertati ai nostri giorni. L'impudenza con cui in televisione, sollecitati dal ghigno morboso del pubblico e del conduttore (o conduttrice), molti sono pronti a ostentare senza pudore «i propri stati più intimi», genera quella volgarità e quella spudoratezza che ha ormai intaccato tutto lo stile delle relazioni umane.

Abbiamo usato il termine «pudore», un vocabolo ormai desueto soprattutto nel comportamento. Certo, esso è anche questione di decenza solo esteriore. Ebbene, pure in questo caso, con la scusa banale di superare complessi e inibizioni, si è arrivati a trivialità e a sconcezze sguaiate. Ma c"è soprattutto la perdita della dignità interiore.

Il filosofo inglese Francesco Bacone notava che «la nudità è sconveniente nell"anima come nel corpo»; c"è, dunque, un"oscenità anche nell"ostentazione della propria stupidità, della brutalità, della vanità, della miseria morale e della perdita di decoro e onore.

Bisogna, allora, ritessere uno stile di vita, riappropriandoci di quelle virtù ormai dimenticate e calpestate che sono la prudenza e la temperanza. È necessario conoscere ancora la capacità di arrossire, di avere rispetto di sé, di esercitare il controllo sulle pulsioni primordiali, di ritrovare almeno una traccia di discrezione, riservatezza e misura.

 

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/il%20pudore_20060518.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

 

L'UPUPA - G. Ravasi

Esiste un uccello detto upupa. I figli, quando vedono i genitori invecchiati, strappano loro le vecchie ali, leccano loro gli occhi e scaldano i genitori sotto le proprie ali e quasi li covano, così da farli ridiventare giovani. Allora dicono ai loro genitori: «Come voi ci avete covati e vi siete dati grande pena per farci crescere, così facciamo anche noi nei vostri confronti».

g. ravasiNel II sec. un greco di Alessandria d'Egitto elaborò una galleria di 50 ritratti letterari di animali, spesso con annotazioni fantasiose. L'opera fu tradotta in latino e in varie lingue antiche orientali e divenne popolarissima nel Medioevo col titolo Fisiologo. Non di rado quei profili hanno finalità morali, come nel caso dell'upupa che sopra abbiamo citato.

Il tema è quello dell'amore filiale e ha come spunto di partenza l'esperienza del vecchio che sembra regredire allo stato infantile, e quindi l'invertirsi dei ruoli. Lo vedo anch'io ogni volta che passo da casa mia: le mie sorelle coccolano ormai il mio vecchissimo papà con tutte le premure, i vezzeggiativi e le tenerezze che potrebbero avere per un figlio piccolo.

È, questo, un segno molto bello di amore che tutti i figli dovrebbero attestare nei confronti di chi li ha generati e allevati.

Il libro biblico del Siracide ha un'intera pagina su questo argomento che sarebbe tutta da meditare (3, 1-16). Essa ha come vertice la dichiarazione secondo la quale «la pietà verso il padre è computata a sconto dei peccati. Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore e chi insulta la madre è maledetto dal Signore».

Un monito che dovrebbe risuonare forte ai nostri giorni quando si relegano genitori (forse per necessità familiari comprensibili) in ospizi, ma poi li si dimentica là senza visite e senza tenerezza (e questo è vergognoso).

 

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/L%27UPUPA.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

 

 

Siamo noi, non il pannolino a dover essere intelligenti

 
Padri, madri e i piccoli: arriva un ultimo prototipo che fa riflettere
 
Si chiama Smart Diaper, il pannolino intelligente, e per ora è un prototipo avanzato, ma sta per essere approvato dalle autorità americane. Non si limita a fare il mestiere tipico di un pannolino, no fa molto di più: esegue l’analisi delle urine, valuta lo stato di idratazione del bambino e permette perfino la diagnosi precoce di diabete. Tutto merito delle strisce reattive inserite nel fluff e di un’applicazione da smartphone che rivela i risultati semplicemente fotografando un quadratino posto sulla superficie esterna del pannolino.

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