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Educazione

C’eri una volta tu

16 settembre 2013

LETTERA DI INIZIO ANNO

Ragazzo che ti abbatti sul banco come una balena spiaggiata, con quegli occhi annebbiati dalla noia e dalla forza ingabbiata in una stanza per cinque ore, che dobbiamo fare tu e io di quest’anno scolastico? Ragazza tutta in fioritura assetata di essere vista, guardata, amata, dal cervello mai in pace, con le orecchie a caccia di qualcosa che possa servirti ad essere felice, che dobbiamo fare tu e io di quest’anno scolastico? Che ne sapete voi due adesso dell’io di domani?

Che ne sapete voi due dell’amore che cercate? Che ne sapete voi due del senso da dare alla vita se state scoprendo adesso che la vita ha un senso, si inarca, si stira, si tende dentro di voi come neanche voi sapete come, ma con tutto il dolore del caso. Ragazzo dalla maschera inespressiva, incapace di raccontare i tuoi sentimenti se non nascondendoli dietro uno strato di spacciata sicurezza, che dobbiamo farne di queste lezioni di italiano?

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«È bello vivere perché vivere è ricominciare, sempre, ad ogni istante». Anche a scuola

13 settembre 2013
di Giovanni Fighera
 

Primo giorno di scuolaScrive Cesare Pavese nel Mestiere di vivere: «È bello vivere perché vivere è ricominciare, sempre, ad ogni istante». Per tutti, insegnanti e studenti, non è possibile ricominciare, varcare la soglia della classe, incontrare compagni e colleghi, professori e alunni, senza essere animati dal desiderio che possa accadere qualcosa di grande nelle giornate. Altrimenti, come non farsi prendere dalla monotonia, dal cinismo, dal sentimento comune che tanto non cambierà mai nulla? Tra i corridoi delle scuole e nelle aule riunioni, già nei primi giorni di settembre, si vedono volti stanchi e disillusi, spesso senza speranza. Prima ancora che ai giovani, la speranza manca troppo spesso a noi adulti, che ci nascondiamo poi dietro ai cambiamenti dei giovani, alla loro svogliatezza e alla loro pigrizia. Scrive Papa Benedetto XVI: «Alla radice della crisi dell’educazione c’è […] una crisi di fiducia nella vita».

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«I giovani? Hanno sete di maturità»

11 settembre 2013

Pubblichiamo qui, per gentile concessione dell’editore Bompiani, alcune pagine di Jorge Mario Bergoglio (foto sotto), oggi papa Francesco, tratte dal volume «Scegliere la vita. Proposte per tempi difficili» in libreria da oggi (pagine 180, euro 10), dove l’allora cardinale argentino parlava a un gruppo di docenti a proposito della loro responsabilità educativa in un mondo dove sempre più consumismo, pubblicità, tecnologia e biologia rischiano di ridurre lo sviluppo della persona a un fatto materiale, mentre è proprio l’esperienza e la crescita interiore che può dare ai più giovani quel termine di confronto che li può guidare nell’esercizio della loro libertà con “buon senso” e prudenza (verso se stessi e verso gli altri). Oltre al citato volume, da domani sono in libreria, sempre per Bompiani, altri due volumi di Bergoglio: «Nel cuore dell’uomo. Utopia e impegno» (pagine 84, euro 9) e «Disciplina e passione. Le sfide di oggi per chi deve educare» (pagine 216, euro 10).

Vorrei in particolare richiamare l’attenzione di tutti coloro che oggi hanno il compito di guidare i bambini e gli adolescenti nel loro processo di maturazione. Credo sia indispensabile cercare di accostarsi alla realtà che i ragazzi vivono nella nostra società e interrogarsi sul ruolo che noi rivestiamo in essa. Le pressioni del mercato, con le sue proposte di consumo e la sua spietata competitività, la mancanza di risorse economiche, sociali, psicologiche e morali, la sempre maggiore gravità dei rischi da evitare… tutto ciò fa sì che per le famiglie divenga sempre più difficile svolgere la propria funzione e che la scuola resti sempre più sola nel compito di contenere, sostenere e promuovere lo sviluppo umano dei suoi alunni. Questa solitudine finisce, inevitabilmente, per essere vissuta come superesigenza.

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SCUOLA. Il primo giorno che vorrei

10 settembre 2011

Scuola al debutto

Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente? Il racconto delle vacanze? No. Quelle dei miei compagni? No. Saprei già tutto. Devi studiare? Sarà difficile? Bisognerà impegnarsi di più? No, no grazie. Lo so. Per questo sto qui, e poi dall’orecchio dei doveri non ci sento. Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad annoiarmi da subito, ma mi venga almeno un po’ voglia di cominciarlo, quest’anno scolastico. Dall’orecchio della passione ci sento benissimo.

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LA LEGGE DI NEWTON - G. Ravasi

 

Si può notare in modo costante che gli uomini, quando iniziano a decadere, sembrano obbedire alla legge di Newton: precipitano verso l'abiezione con rapidità crescente.


g. ravasiImportante poeta tedesco dell'Ottocento, Heinrich Heine (1797-1856) ha composto anche molti saggi e scritti vari tra i quali un testo intitolato Idee. Il libro Legrand. È alle sue pagine che oggi ho attinto per proporre questa considerazione che vale sia per i singoli sia per le nazioni.

Se si bada, infatti, alla storia, si scopre quanto sia stata precipite la caduta di popoli gloriosi in passato, ma soprattutto si vede quanto questa «legge di Newton» dell'esistenza sia stata vera per molti «grandi». Grida, ad esempio, il profeta Isaia: «È caduta, è caduta Babilonia! Tutte le statue dei suoi dèi sono in frantumi a terra!» (21, 9; si leggano anche i capitoli 18-19 dell'Apocalisse dedicati al crollo clamoroso della Babilonia imperiale romana).

Ma applichiamo il discorso a noi, persone comuni. Heine identifica con l'immagine della legge di gravità una costante dell'anima. Quando si comincia a cedere, sia pure lievemente, ricorrendo a una scusante, non è che ci si fermi lì. In realtà si apre un varco che lentamente s'allarga e, senza accorgercene, arriviamo al punto di non ritorno, dove la caduta è verticale e catastrofica.

Il libro biblico dei Proverbi parla di «sentieri tortuosi e obliqui» che poi, però, sfociano «verso la morte e il regno delle ombre da cui non si fa ritorno» (2, 15.18-19). Certo, è possibile con grandi sforzi, implorando la mano potente di Dio, risollevarsi. Ma spesso, caduti in basso, ci si rassegna, sguazzando in quella palude. È per questo che è decisivo sorvegliare sempre la coscienza e l'azione e impegnarsi nel controllo di sé e delle reazioni e pulsioni.

 

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/LA%20LEGGE%20DI%20NEWTON.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

 
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