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Educazione

PENSARE, PREGARE, RIDERE - G. Ravasi

 

Trova il tempo di pensare, trova il tempo di pregare, trova il tempo di ridere.

g. ravasiMi è stato detto che questa frase è scritta sul portone d'ingresso della casa dei bambini abbandonati, fondata da Madre Teresa a Calcutta. La propongo in questa domenica per una ragione diretta.

La sosta festiva dovrebbe lasciare tempo per pregare: è, questa, purtroppo un'oasi che si riduce sempre più, lasciando spazio al deserto delle cose, della superficialità, dell'interiorità. La dice lunga la frase che talora si coglie sulle labbra di certi praticanti: «Vado a messa il sabato sera, così poi sono libero». Tolto il dente, tolto il dolore, sembrerebbero dire del «precetto» festivo (altra infelice espressione tradizionale).

La domenica è, poi, «il tempo di ridere», è il momento del riposo, come già suggerisce il Decalogo, staccando la spina del computer, il grande emblema del lavoro. Ma quanti sanno veramente riposare, sorridere, contemplare, rendere libero e sereno il cuore? Non certo quelli che s'intruppano per ore su autostrade, anche se sane sono le loro intenzioni, né quelli che s'infilano per ore nel buio squarciato dai lampi e dai suoni-tuoni di una discoteca. È raro ai nostri giorni che la giornata festiva renda le persone calme, rilassate, serene, distese; in realtà, esse al lunedì mattino sono di nuovo tese, nervose, elettriche, eccitate.

Abbiamo lasciato per ultima la prima frase: «Trova il tempo di pensare». Mai come in questa domenica dedicata alla Trinità essa è necessaria. Perché non si prova mai a colmare la sete di sapere della mente e dello spirito? «Il pensiero fa la grandezza dell'uomo», scriveva Pascal nella sua opera intitolata appunto I pensieri.

 

Tratto da:http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/PENSARE,%20PREGARE,%20RIDERE_20060611.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

 

Bagnasco: «Gli adulti che vogliono fare i giovani sono penosi»

11 ottobre 2013

di Chiara Pelizzoni

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Il presidente della Cei e arcivescovo di Genova interviene ad un convegno sull'educazione: «Chi ha più esperienza ha più responsabilità educativa. Questo non è scontato nella società contemporanea. Gli adulti devono avere qualcosa da dire ai più giovani altrimenti hanno sprecato la vita». E sulla famiglia attacca: «In atto un'aggressione non casuale ma strategica»

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Dio e non le divinità - G. Ravasi

 

Il mondo è colmo di frustrazione perché ci siamo affidati alle divinità invece che a Dio. Ci siamo genuflessi davanti al dio della scienza, solo per scoprire che ci ha regalato la bomba atomica, suscitando paure e ansie che la scienza non potrà mai mitigare. Abbiamo venerato il dio del piacere, solo per accorgerci che il brivido svanisce e le sensazioni sono di breve durata. Ci siamo inchinati al dio del denaro, solo per apprendere che esistono cose come l'amore e l'amicizia che il denaro non può comprare e che il denaro è una divinità piuttosto precaria.

g. ravasiSotto il titolo Il sogno della non violenza Feltrinelli ha raccolto un'antologia tematica dei pensieri di Martin Luther King, il famoso artefice della lotta afro-americana per i diritti civili, assassinato a 39 anni nel 1968. Abbiamo scelto questa riflessione che contrappone limpidamente Dio e le divinità, ossia il vero Signore, Creatore e Salvatore e gli idoli che si chiamano: Scienza, Piacere, Denaro, ai cui piedi tutti ci prostriamo con venerazione, salvo poi scoprire che essi sono impotenti a salvarci.

Era suggestiva la distinzione che il nostro scrittore L. Sciascia introduceva nell'umanità: c'è chi è convinto che la ricchezza è bella, anche se morta, e chi, invece, è certo che la ricchezza è morta, anche se bella.

La differenza è evidente e la scelta necessaria: si può anche riconoscere che scienza, piacere, denaro abbiano un loro fascino, ma in sé sono realtà che non possono spiegare il senso della vita, colmarti l'anima, rendere la persona felice in modo profondo.

Continuava, infatti, King: «Queste effimere divinità non possono salvare e portare felicità al cuore umano. Solo Dio può farlo».

Il risultato terribile di questa religione della Scienza, del Piacere e del Denaro lo esprime icasticamente il Salmista: «Chiunque confida in essi diventa simile ad essi», cosa tra le cose (Salmo 195, 8). È un triste destino che si rivela in tanti ridotti ad esseri freddi e gretti, aridi e insensibili.

Tratto da:http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/dio%20e%20non%20le%20diviniteagrave;_20060614.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

 

Gli eredi - G. Ravasi

 

Qui giace il matematico Angelo Marini, addizionò, moltiplicò, mai sottrasse. Gli eredi, riconoscenti, divisero.

g. ravasiNon so se Angelo Marini sia mai esistito davvero e sia stato un matematico: l'unico che ritrovo sull'enciclopedia è un artista del '500. Sta di fatto che questa ironica epigrafe che sento citare a memoria da un amico durante un pranzo si allinea alla serie degli epitaffi retorici, spesso involontariamente comici. Ho letto anch'io, ad esempio, nel Lecchese la targa apposta a una cappella di montagna che recitava: «A Maria assunta in cielo/ A spese del Comune».

Sta di fatto che quell'epigrafe funeraria ci dice due cose vere. La prima è legata alla retorica del caro estinto, tacito e cortese accordo tra i vivi per farsi perdonare forse tutte le maldicenze e le cattiverie praticate nei confronti del defunto.

Da giovane avevo studiato l' Antologia Palatina coi suoi 3700 epigrammi greci spesso sepolcrali e avevo scoperto, accanto a versi teneri e delicati, tutta la melassa dell'enfasi (non di rado scolastica o di regime).

Lo stesso vale per certi "testamenti spirituali" che non conoscono la sobrietà né sanno evitare l'umiltà ipocrita: pare che siano stati scritti per essere letti tra le lacrime ai funerali (che differenza, ad esempio, con l'emozionante testamento di Paolo VI!).

L'altro pensiero riguarda lo sberleffo finale di quell'epitaffio: «gli eredi divisero»: E qui la lezione, ahimé, è aspra nella sua verità.

Quante volte ho visto preziose biblioteche frazionate e disperse per l'avidità degli eredi; quanto spesso case piene di ricordi e di oggetti significativi vengono devastate per ricavarne subito denaro; quanti beni accumulati con fatica sono presto dilapidati. E allora riprendiamo in mano qualche volta di più il Vangelo di Matteo al c. 6, vv. 19-21"

Tratto da:http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/gli%20eredi_20060613.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

 

La verità dei piatti tirati e della rifatta pace

8 ottobre 2013

Stare assieme in famiglia (ma non solo)

Quelli che sono sposati da trenta o vent’anni certamente lo sanno, altrimenti non sarebbero arrivati dove sono. Ma quelli che sono sposati da poco, o che stanno per sposarsi, forse invece non lo sanno. È uno di quei piccoli profondi segreti che nel chiasso della modernità si dimenticano. O semplicemente non vengono tramandati, quasi fossero cose d’altri tempi. «Litigate quanto volete: se volano i piatti pazienza, ma mai finire la giornata senza fare la pace», ha detto – parole a braccio, sfuggite dal cuore – agli sposi il Papa a Assisi. Di primo acchito ci ha fatto sorridere, detto dal Papa, quel «litigate quanto volete», quel realismo di chi conosce la vita vera delle persone e le ama così, per quel che sono, con i loro limiti. Ma subito dopo ci siamo fermati davanti alla bellezza del monito: però, «mai una giornata senza fare la pace».

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