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Cultura

Morire, l'ultima obbedienza che ci fa più uomini

28 ottobre 2013

Morte, giudizio, inferno, paradiso: così suonava la risposta del Catechismo alla domanda sui novissimi, cioè sulle realtà ultimissime che attendono ogni uomo. Su queste colonne abbiamo già sostato sul giudizio e sul paradiso, ma in questi giorni che precedono la memoria dei morti vorremmo tentare di leggere la morte come evento umano e cristiano, sapendo che oggi viviamo in un’atmosfera culturale che della morte non vuole più saperne. È perfino banale questa constatazione: la morte è rimossa, è diventata l’unica realtà concretamente «oscena», che non deve cioè essere vista, contemplata, considerata.

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Conte: il papa anti-nichilismo

26 ottobre 2013

DIALOGHI PER FRANCESCO

«Il nuovo Papa parlerà a tutti, si rivolgerà a tutti, anche ai non credenti»: così, la mattina del 13 marzo scorso, scriveva il poeta Giuseppe Conte sulla prima pagina di Avvenire. Una richiesta che poi, nel giro di poche ore, si è trasformata in profezia, sia pure involontaria, con l’elezione di Francesco. «Oggi non avrei altro da aggiungere – dice l’autore di Il male veniva dal mare –, se non forse il desiderio che questa missione possa proseguire a lungo, in modo sempre più efficace».

Ligure di Porto Maurizio, classe 1945, Conte è da sempre un osservatore attento (e niente affatto condiscendente) di quello che accade nel mondo cattolico. È, più che altro, un inquieto della spiritualità. La sua ricerca è partita dall’esplorazione del mito, lo ha portato a costeggiare i territori dell’islam e delle filosofie orientali e, più di recente, lo ha indotto a riconsiderare la tradizione cristiana. Gli piace ricordare, in questo senso, un suo romanzo del 2008, L’adultera, che dà voce alla protagonista del celebre episodio evangelico: «Mi interessava indagare il tema della misericordia – spiega –, che mi sembra centrale nel pontificato di Francesco».

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Dottrinari, pastoralisti, o altro?

25 ottobre 2013

di Francesco Agnoli

altUna domanda che mi faccio spesso, nel mio lavoro di insegnante, è dove stia l’equilibrio giusto. In altre parole, come si possa sfuggire la duplice tentazione: quella di essere dottrinari, e quella di essere pastoralisti. Cosa fa un maestro? Da una parte deve insegnare una dottrina, una verità, dall’altra deve poi giudicare la risposta degli alunni.

Ebbene un insegnante di matematica, non potrà mai spiegare dalla cattedra che 2 più 2 fa 5. Anche se lo ritenesse un insegnamento più popolare. La verità è dunque il suo compito primario. Quando però valuta un compito o una interrogazione, lo stesso insegnante, inflessibile sulla dottrina, sarebbe uno sciocco se non tenesse conto delle mille circostanze e varianti del momento e della differenza che esiste tra i vari alunni. Se non cercasse di comunicare, per esempio, una sconfitta ad un ragazzo fragile, in modo diverso da come la comunica al lavativo che sarebbe bravissimo, ma non studia.

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L’economia non ha autonomia morale

24 ottobre 2013

«Lumen Fidei» e la via d'uscita dalla crisi

L’Enciclica di papa Francesco, Lumen Fidei, potrebbe esser considerata la conclusione di Caritas in veritate di Benedetto XVI, quasi la risposta alla domanda finale: «Che fare?». Essa spiega che ciò che va fatto per risolvere i problemi causati dalla crisi economica, a sua volta originati dal nichilismo dominante che rifiuta la Verità, è ritrovare la fede. E non solo per la salvezza personale, quanto per tornare a creare valore per l’intera società permettendo un vero perseguimento di un vero bene comune. Persino la storia economica del mondo riflette la storia della fede in Dio.

Infatti, il vero benessere integrale dell’uomo è spirituale, intellettuale e materiale e la storia economica insegna che quando l’uomo ha ignorato o confuso i primi due, perseguendo solo quello materiale, ha creato un benessere egoistico e instabile. Si pensi alla deformazione delle dottrine economiche del mercantilismo nel XVII secolo; a quelle illuministe fisiocratiche (governo buono della natura) nel XVIII secolo; a quelle tecnocratiche del XIX secolo; a quelle immediatamente successive marxiste­materialista; alle liberal-keynesiane del XX secolo; fino a quelle relativiste-globaliste che ci hanno portato alla crisi in corso

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La preghiera secondo Francesco (Quella straordinaria mite promessa)

22 ottobre 2013

Mai solo parole, ma conversione e atteggiamento del cuore

È come un centro, attorno al quale le parole del Papa continuano a gravitare. Questo centro è la parola "preghiera". Ovvio, si dirà, la preghiera è fondante per un cristiano. Ma è come se in tanti invece vivessimo, quanto a questo, dentro a una nuvola di oblio. Chi è cristiano fin da bambino rischia di dimenticarsi lo stupore di un pregare che con l’abitudine si è come ingrigito. Chi è tornato indietro da altri mondi, atei, materialisti o semplicemente distratti, può non trovare affatto così semplice l’affidarsi a un invisibile Altro, in cui pure spera.

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