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Cultura

Ridere, scuola di vita

10 novembre 2013

UNA CRITICA AL PENSIERO DEBOLE

«Le ansie e le paure, le derisioni e le sconfitte, le contraddizioni e gli ostacoli diventano occasioni di insegnamento, di apprendistato della serenità a caro prezzo». Così Guido Dotti, monaco di Bose, introduce il terzo libro (tradotto in italiano da Qiqajon) di Alexandre Jollien (nella foto a fianco): giovane autore cerebroleso che la stessa comunità piemontese ha fatto conoscere per prima nel nostro Paese. Dopo «Elogio della debolezza» e «Il mestiere di uomo», ecco dunque «Abbandonarsi alla vita» (pp. 98, euro 12), da cui riprendiamo in questa pagina un capitolo. Come sempre per Jollien si tratta di meditazioni dedotte dalla filosofia classica, dalla pratica zen, dai testi evangelici, soprattutto da una «scuola di vita» che – dalla nascita con l’handicap ai 17 anni trascorsi in istituto – gli ha insegnato ad affrontare gli eventi, anche quelli ineluttabili, indirizzandoli in senso positivo. Aderire alla realtà, sì, ma per trasfigurarla.

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L’onnipotenza di Dio e il male nel mondo: una relazione impossibile?

10 novembre 2013

 

di Bartolo Salone

Se Dio esiste ed è onnipotente, come proclama il Credo, allora perché c’è il male nel mondo? Una questione che vede impegnati tuttora filosofi e teologi, ma a cui la Chiesa ha già risposto da tempo

 

altPoche settimane or sono il teologo Vito Mancuso, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, nel presentare il suo ultimo libro confessava candidamente davanti alle telecamere di provare un certo imbarazzo, durante la messa, nel recitare il Credo nella parte in cui afferma che Dio è “Padre onnipotente”. Secondo il teologo, infatti, la stessa convinzione dell’onnipotenza di Dio, proclamata dal simbolo niceno, andrebbe rivista, mal conciliandosi con la presenza del male nel mondo. Tesi che naturalmente Fabio Fazio non esitava ad accogliere come originale ed innovativa. In realtà, come sarà a breve dimostrato, non vi è nulla di originale, sotto il profilo filosofico, nella tesi che nega l’onnipotenza di Dio nel tentativo di salvarne la bontà. La sola cosa singolare, di cui dovremmo davvero meravigliarci come credenti, è come mai sia possibile che si definisca ancora “cattolico” un teologo che attacca così apertamente e disinvoltamente fondamentali dogmi di fede (si badi bene che l’onnipotenza di Dio è solo uno, forse l’ultimo, dei dogmi contestati da Mancuso, visto che in passato egli si era già espresso contro la verità del peccato originale, il carattere salvifico del sacrificio di Cristo sulla croce, la resurrezione della carne e l’esistenza dell’inferno).

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Suor Biviglia, la Giusta di Assisi

7 novembre 2013

altStorie di sommersi e di salvati che riemergono da Assisi Underground (come recita il titolo del film di Alex Ramati, del 1985). La badessa del monastero assisiate di San Quirico, madre Maria Giuseppina Biviglia non ha corso «quaranta volte» in bicicletta la tappa "anti-Shoah" Firenze-Assisi-Firenze, come fece Gino Bartali su espressa richiesta del vescovo fiorentino monsignor Elia Dalla Costa. Non ha neanche strappato direttamente dalle strade che portano ad Assisi o dalla stazione ferroviaria di Santa Maria degli Angeli, decine di ebrei erranti in fuga dai persecutori nazifascisti, ruolo che per espressa volontà dell’allora vescovo della città di San Francesco, monsignor Giuseppe Placido Nicolini, toccò in sorte al guardiano del convento di San Damiano, padre Rufino Niccacci.

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Il peccato non è un mito

6 novembre 2013

«Certi nuovi teologi mettono in dubbio il peccato originale, che è la sola parte del cristianesimo che può essere veramente provata». Così scriveva più di un secolo fa, con il suo gusto del paradosso, Gilbert Keith Chesterton. E così la pensa don Giuseppe Tanzella-Nitti, ordinario di teologia fondamentale alla Pontificia Università della Santa Croce., anche sulla scorta del dibattito fra Vito Mancuso e Pierangelo Sequeri che «Avvenire» ha ospitato lo scorso 27 ottobre.

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In ascolto della musica dell’essere

06 novembre 2013

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I venti che spazzano il ghiacciaio di Paulabreen a Spitsbergen, la maggiore delle isole norvegesi delle Svalbard (Tips).

La famosa espressione del filosofo Ludwig Wittgenstein, «Di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere», contiene certamente un suggestivo richiamo all’onestà intellettuale (e gli scienziati, che ormai parlano di tutto anche loro, non siano troppo precipitosi nel rimandare l’ammonimento ai filosofi e ai teologi). La formula di Wittgenstein, di fatto, vale più che altro come un richiamo morale alla virtù della modestia (come teoria critica, infatti, sarebbe facilmente applicabile anche a tutto quello di cui Wittgenstein ha parlato). Nella realtà, quella formula trascura in ogni caso l’immenso dominio di tutti quei significati dell’esperienza e del pensiero umano in cui sperimentiamo proprio questo: a rigore non potremmo parlarne, ma non possiamo assolutamente tacerne. Vale per Dio, come ha chiaramente indicato san Tommaso, vale per il tempo, secondo la famosa esemplificazione di sant’Agostino. Ma vale anche per l’amore, come ormai dicono tutti. E anche del “perché della rosa”, secondo il celebre aforisma del mistico Angelus Silesius, si può dire la stessa cosa.

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