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Dell'identità di donne e uomini e di libri contestati senza averli nemmeno letti

21 novembre 2013
 
Bufera sulla traduzione spagnola di «Sposati e sii sottomessa»

​Con il titolo Casate y sé sumisa: è uscito in Spagna il mio primo libro, Sposati e sii sottomessa. Mi avevano avvisato che quella parola nel titolo avrebbe dato fastidio alle donne spagnole, ma mai avrei pensato che esponenti di ben tre partiti, Pp, Psoe e Iu (Izquierda Unida), ne avrebbero addirittura chiesto il ritiro dal mercato, che una petizione contro il libro avrebbe superato rapidamente le sessantamila firme (mentre scrivo), che il consiglio comunale di Granada avrebbe chiesto alla Procura di intervenire per vietarne la vendita, imputandomi il reato di istigazione alla violenza sulle donne. Istigazione che ovviamente nel mio libro non è neppure vagamente adombrata. Il capo di imputazione, l’unico, sarebbe l’uso della parola "sottomessa", che io peraltro ho copiato da san Paolo.

Ho capito, dunque, che è necessario ripartire da quelli che per me sono i fondamentali: farò giusto un riassuntino per chi – ormai sono rassegnata – vuole esprimere un parere sui libri – miei o di chiunque altro – senza averli letti (legittimo, sia chiaro. Non averli letti, dico. Denunciarli alla procura senza averli aperti un po’ meno). Lezione uno. Gli uomini sono segnati dal peccato originale. La vita è il tempo che abbiamo (solo quello!) per la nostra conversione, e per gli sposati il luogo della conversione è esattamente il loro rapporto.
Uomini e donne sono diversi, come è osservabile a occhio nudo. Noi donne abbiamo un enorme potere: quello di indirizzare l’uomo, verso il bene, come Maria, o verso il male, come Eva. «Dio – scrive Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem – affida l’umanità alla donna». Questo talento educativo, che Dio ci ha dato per prenderci cura dell’essere umano, a volte tendiamo a usarlo per controllare, manipolare, formattare l’uomo. Lui da parte sua tende a essere egoista o sfuggente, a tenersi sempre qualcosa per sé senza dare tutto, e per imporsi a volte usa la prepotenza, in certi casi estremi la violenza. Se la donna lavora su di sé, la sua dolcezza e l’umiltà riescono a non mettere in moto il mister Hyde che spesso dorme nei maschi, e che è etologico, perfino zoologico. La bontà della donna, in alcuni casi, tira fuori il meglio dell’uomo. Se la cosa riesce, è un salto di civiltà.

Se qualcuno confonde questo progresso umano con il ritorno al passato patologico – donne costrette al silenzio, a una mitezza non scelta ma obbligata – non è colpa mia. Quello che io propongo non è un ritorno a un certo passato, ma al contrario un passo avanti: non conformismo, ma trasgressione, ribellione, libertà. Essere dolci e accoglienti e materne è il massimo della libertà, è la libertà dal proprio peccato.
Fare la martire mi piace moltissimo, quindi posso assicurare in tutta onestà che se in vita mia avessi mai ricevuto anche solo l’ombra di una discriminazione mi sarei lamentata in tutti i modi possibili. Ho potuto seguire la strada che ho desiderato, nello studio, nel lavoro, nella vita. Ho cambiato città, ho vissuto da sola, e da sola ho preso aerei per andare a correre la Maratona di New York. Sono piena di amiche primari ospedalieri, ingegneri civili, geologhe, filologhe. Non voglio sminuire la sofferenza di donne nate in altri contesti, ma per me e quelle della mia generazione la pari dignità tra uomo e donna è un fatto talmente ovvio che ipotizzare che qualcuno possa metterla in dubbio è pura follia. Sono così sicura di questo che se potessi stare a casa a fare "solo" la moglie e la mamma ci starei senza il minimo senso di frustrazione o umiliazione, ma anzi con la certezza di avere un privilegio (che infatti non ho). Magari continuerei a scrivere, quello sì, ma nei ritagli di tempo di giorno, e non sarei costretta a farlo tra mezzanotte e le cinque di mattina, come ora.

Probabilmente la Spagna è uscita dal franchismo, ma il franchismo non è uscito dalla testa di molte persone. Come tutte le dittature è stupido, arretrato, intollerante, violento. La nuova dittatura oggi è quella delle teorie di genere. Noi invece crediamo che esistano uomini e donne, e che l’identità non ce la scegliamo, ma ci viene donata. La Genesi dice che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio, maschio e femmina. Questo dice qualcosa di profondissimo sull’umanità, e qualcosa che forse non abbiamo ancora compreso in pieno. Papa Wojtyla, mi ha raccontato il cardinal Caffarra, raccomandava di leggere e rileggere quella pagina più e più volte al giorno: «Lì c’è tutto sull’uomo», diceva. Ora mi chiedo: perché in questo mondo illuminato tollerante aperto tutti possono parlare, tranne chi mette in dubbio le teorie di genere? Io credo che l’obiettivo ultimo di questa aggressività nei nostri confronti sia negare che siamo figli del Padre, e affermare invece che possiamo determinare tutto di noi. Alla fin fine, quello che disturba tanto l’uomo contemporaneo è sentirsi dire che è creatura dipendente da Qualcuno. Se si arrabbiano così tanto, è solo perché non sanno quanto questo Qualcuno ci ama.

Costanza Miriano
 
Tratto da: http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/donne-e-uomini-e-di-libri-contestati-senza-averli-nemmeno-letti.aspx
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