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Chiesa

La radice antropologica del sesso /2

03 novembre 2013

altQuesto articolo fa seguito, come avevo promesso, al precedente “Il mistero del sesso” (http://www.libertaepersona.org/wordpress/2013/10/il-mistero-del-sesso/), nel quale avevo illustrato il significato antropologico e cristiano del sesso come mistero di fede. In questo intendo mettere in luce la radicazione del sesso nel mistero della persona umana.

La persona umana, come insegna il Concilio Lateranense IV del 1215 (Denz.800), è l’unica creatura in tutto il creato ad essere composta di spirito e corpo. Essa non è un puro spirito come gli angeli. Ma non è neppure un corpo inanimato come le sostanze fisiche e chimiche, sino ai corpi e le particelle elementari dell’universo.

Certamente nel mondo fisico esistono corpi viventi e non viventi. I corpi viventi possono vivere grazie ad un’anima vegetativa (le piante), sensitiva (gli animali), o spirituale (l’uomo). Il Concilio non entra in queste precisazioni, che del resto sono dati indiscutibili della scienza.

La sessualità, come è noto, è legata alla vita, essendo il principio della riproduzione della specie. I corpi non viventi o elementari possono aggregarsi tra di loro a formare agglomerati più grandi, o corpi più complessi e voluminosi, come per esempio i cristalli, ma non possono generare, ossia trarre dal proprio seno e produrre all’esterno, mediante un’opportuna attività, appunto la generazione sessuale, altri corpi della stessa specie. La riproduzione sessuale avviene ai gradi inferiori della vita, vegetativo e sensitivo, ma non a livello della vita spirituale in quanto tale. Lo spirito creato non genera lo spirito.

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Il Papa al Verano: "Tutti noi avremo un tramonto"

02 Novembre 2013

di M.Michela Nicolais

VENT'ANNI DOPO GIOVANNI PAOLO II
 
altHa esortato ciascuno a chiedersi: "Lo guardo con speranza? Lo guardo con quella gioia di essere accolto dal Signore?". Un ricordo speciale per le vittime delle migrazioni: "Abbiamo visto le fotografie, la crudeltà del deserto, abbiamo visto il mare dove tanti sono affogati. Preghiamo per loro e anche per quelli che si sono salvati e che in questo momento sono in tanti posti di accoglienza, ammucchiati"

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ll giorno della santità universale e nascosta

1 novembre 2013

Una festa non solo per chi crede

«Siate santi» (Lv 19,2), categorico comando per il popolo in cerca di futuro, per l’Israele di ieri e di oggi, per i viandanti verso il significato, sorpresi dall’inaspettato comando divino alla santità, che la pretende come condizione per il viaggio. I pellegrini, forse, si sarebbero aspettato altro, altro bagaglio avrebbero voluto portare con sé: sacrifici, offerte, penitenza. Non mancherà al pio itinerante il tempo della religione, del culto, della devozione. Ma il Signore gradisce un cuore puro, trasparente di verità, forte di santità. Per questo Mosè si farà voce presso gli affaticati nel passo e ricorderà il comando: «Siate santi, come il Signore è santo». Lo stesso comando lo ribadirà con nuova fragranza il Maestro di Galilea, rendendolo più forte, elevando la debolezza degli oppressi, afferrando il loro destino e colorandolo di cielo: poveri, miti, perseguitati, afflitti tutti presi nella rete della beatitudine. Santi perché Santo è il Signore, questo il destino, questa la strada per chi sogna la terra promessa, per chi celebra con la vita la bella notizia che il Signore è dalla nostra parte, come un padre tenerissimo, come una madre che mai abbandonerà il frutto del suo grembo.

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Tra terra e cielo il senso della vita

31ottobre 2013

di Marco Doldi

TUTTI I SANTI/DEFUNTI
 
Queste due giornate aiutano a comprendere quando un’esistenza umana può dirsi realizzata; i parametri umani di ricchezza, carriera, successo appaiono totalmente insufficienti. La realizzazione sta altrove, perché la persona umana è fatta per dare concretezza a Dio: mani, cuore, intelligenza tutto può servire per permettere a Dio di incarnarsi ancora e servire i suoi figli
 
altLa festa di Tutti I Santi e quella della Commemorazione dei Fedeli Defunti conducono a riflettere sul duplice orizzonte dell’umanità, che viene espresso con le semplici parole “terra” e “cielo”. La prima rappresenta il cammino storico dell’uomo e della creazione, la seconda, il cielo, l’eternità e la pienezza della vita in Dio. La Chiesa è in cammino nel tempo, ma nello stesso tempo, celebra già la festa senza fine nella Gerusalemme celeste, dove vivono in eterno coloro che sono salvi. Di molti di questi si conosce il nome, perché la Chiesa stessa li propone come modelli ed amici; accanto a loro sono posti, nella speranza, quei fedeli che sono morti in pace con Dio e per i quali si prega in modo particolare nelle chiese o nei cimiteri.

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L’apparenza del buio

31 ottobre 2013

Il Papa e il cammino della fede

«Chi di noi non ha sperimentato in­sicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede? Tutti lo ab­biamo sperimentato, anch’io. Fa parte del cammino della fede, fa parte della nostra vita». Parlando della comunione dei san­ti, di quell’unità che comprende in sé quanti appartengono a Cristo, il Papa con semplicità si è raccontato uomo e cristia­no come gli altri, come noi. Ammissione che non dovrebbe turbare, se si pensa che il pescatore Pietro, chiamato da Gesù a camminare sulle acque del lago di Gene­sareth, dopo appena due passi, dubitando, cominciò a affondare.

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