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Sabato santo, il riposo di Dio

19 aprile 2014
 
Vegliano le donne
 
 
altA te, donna, voglio scrivere in questo sabato, perché il sabato è tuo. Il sabato più importante di tutti i sabati è tuo. Dio non ne aveva bisogno, ma il settimo giorno, il primo dei sabati, si riposò a guardare quello che aveva creato. Ed era cosa bella e buona. Tutto quello che nei precedenti sei giorni aveva plasmato non era altro che lo scenario della Passione, della sua passione per l’uomo.

La galassia del nostro sistema solare serviva da sfondo. La luna sarebbe stata la luce del Getsemani. E il sole dell’ora terza quella del Golgota. La roccia sarebbe stata il sepolcro e tutte le piante avrebbero fornito il legno per la croce e i profumi per la sepoltura. Tutte le cose della prima settimana erano materiale per la settimana santa.

Ma può mai l’Amore che muove tutte le stelle e i loro derivati, tutti gli elementi della tavola periodica, riposare? Sì, in vista di quel sabato. Il primo sabato Dio riposa nella bellezza di tutte le cose. Il sabato santo Dio riposa nel sepolcro, nel silenzio attonito di tutte le cose belle. Riposa come riposa chi si trova senza più nulla da dare, perché tutto ha dato a quelle cose, allora come ora. Ma se Dio riposa, a tutto il resto chi ci pensa? Chi sosterrà il peso di questa attesa tra la paura del tutto è finito e la speranza che non sia così? C’è ancora qualcosa da aspettare o si è trattato dell’ennesima grande illusione che l’uomo secerne periodicamente nell’esilio di questo angolo della galassia, pieno sì di bellezze, ma nessuna che mai basti a soddisfare l’infinito che il suo cuore pretende?

Tocca a te, donna. Tu puoi lasciar riposare Dio. Dio per questo t’ha fatta. Ti ha dato un corpo capace di attendere nove mesi e trasformare in sorriso il dolore e il peso della tessitura della vita. Cosa è il silenzio del sabato se non la somma di tutti i silenzi d’attesa della vita?

Per questo di quel sabato l’unico accenno che si racconta è l’attesa femminile: «Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento» (Lc 23). Di maschi non c’è traccia.

Le donne hanno cura del corpo. Osservano i dettagli, perché è loro l’attenzione. Attenzione e attesa hanno la stessa radice, perché solo chi attende è attento ai segni, ai particolari, ai dettagli con cui la vita racconta e ama se stessa ("attendere a qualcosa" nella nostra lingua significa anche prendersi cura). Le donne della Galilea tornano a casa e preparano aromi e oli profumati, per la sepoltura definitiva, dal momento che quella del venerdì è stata compiuta in fretta e non è definitiva, benché consti di trenta chili di una mistura di mirra e aloè procurata da Nicodemo, una quantità degna solo di un re.

Ma le donne vogliono ungere e profumare ancora una volta il corpo di Gesù come quello di un bambino. Eppure quel corpo è già cadavere, di re, certo, ma di re morto. Perché sprecare ancora aromi e oli, per un corpo già avvolto in trenta chili di mirra e aloè? Perché continuare con questa follia di "attendere" a un cadavere come se quei profumi possano strapparlo alla decomposizione della morte? Perché questa premura che una donna dà a un bambino vivo, non certo a un morto? Perché sprecare ancora denari in profumi, come già aveva fatto sei giorni prima della Pasqua un’altra donna: «Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: "Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?". Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me"» (Gv 12).

Proprio Gesù indica il significato del profumo: è per la sepoltura. È per il suo riposo nel sepolcro. Vuole essere protetto nel suo riposo da mani attente. I maschi, quando ha chiesto loro cure, o si sono addormentati, o gli hanno dato baci falsi, o l’hanno abbandonato. È la premura femminile che egli vuole: difendere il corpo dalla morte. Cosa è risorgere se non proteggere qualcosa dalla morte? È il profumo che egli vuole. Il profumo è il terreno e limitato desiderio umano di far risorgere la vita, almeno esteriormente. È per noi poveri, la nostra parte di ricchezza. La morte decompone, quindi puzza. La vita invece tiene e profuma. Le donne non vogliono fare nulla di meno di quello che la loro capacità di dare vita suggerisce: proteggere il corpo dalla morte, anche se si tratta solo di "trucco". Tutti quegli aromi preparati per la domenica si riveleranno però inutili in un modo inaspettato, perché Dio si è sollevato dal suo riposo per vivere sempre, perché solo Lui ha il potere di vincere realmente la corruzione della morte. Ma il profumo preparato dalle donne è l’anticipo della resurrezione, è la preghiera che Lui vuole, la preghiera tutta umana che non crede al nulla della morte più di quanto creda al Dio della vita e alla vita in Dio. Il sabato non è un giorno vuoto, di silenzio tragico, ma il giorno di chi sa attendere, di chi sa attendere la vita nel grembo. Dio riposa il sabato, perché di sabato ci pensi tu alla vita, donna. Solo se tu proteggi la vita, Dio può riposare e le cose essere così belle da non meritare mai di morire.

Alessandro D’Avenia
 
Tratto da: http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/sabato-santo-il-riposo-di-dio-d-avenia.aspx
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