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Chiesa

«Senza lavoro, non c'è umanesimo». Messaggio della CEI per il primo maggio 2014

Messaggio per la giornata del primo maggio 2014

Nella precarietà, la speranza”

La giornata del primo maggio, quest’anno, capita nella vicinanza della Pasqua, appena celebrata. Si tinge perciò di speranza, questo nostro messaggio, già alla luce di quell’evento di grazia. Resta però una giornata di lotta, non contro, ma pro, tutti insieme, sempre necessaria, per la tragedia crescente di questa crisi. È quel lottare per il lavoro, che ci ha indicato papa Francesco nella sua visita in autunno in Sardegna: Signore Gesù, a te non mancò il lavoro, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro e benedici tutti noi!

La Veglia che si celebra in tante diocesi e parrocchie assume perciò, oggi, un significato particolare. Si fa invocazione, ma anche impegno. Per tutti. Nessuno, oggi, in questo momento, può tirarsi indietro. Nessuno può scaricare la croce sulle spalle dell’altro, ma come Cirenei della speranza, chiediamo a tutti, come Vescovi della pastorale sociale, una particolare empatia, davanti ai tantissimi drammi sociali. Empatia è allora il condividere, lo star vicino, nella capacità di aiutarci tra di noi, per dimenticare un po’ l’egoismo e sentire nel cuore il “Noi”, come popolo che vuole andare avanti. Sono sempre le parole di papa Francesco che ci danno il tono, il coraggio, la forza in questa delicata situazione storica che viviamo.

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Sabato santo, il riposo di Dio

19 aprile 2014
 
Vegliano le donne
 
 
altA te, donna, voglio scrivere in questo sabato, perché il sabato è tuo. Il sabato più importante di tutti i sabati è tuo. Dio non ne aveva bisogno, ma il settimo giorno, il primo dei sabati, si riposò a guardare quello che aveva creato. Ed era cosa bella e buona. Tutto quello che nei precedenti sei giorni aveva plasmato non era altro che lo scenario della Passione, della sua passione per l’uomo.

La galassia del nostro sistema solare serviva da sfondo. La luna sarebbe stata la luce del Getsemani. E il sole dell’ora terza quella del Golgota. La roccia sarebbe stata il sepolcro e tutte le piante avrebbero fornito il legno per la croce e i profumi per la sepoltura. Tutte le cose della prima settimana erano materiale per la settimana santa.

Ma può mai l’Amore che muove tutte le stelle e i loro derivati, tutti gli elementi della tavola periodica, riposare? Sì, in vista di quel sabato. Il primo sabato Dio riposa nella bellezza di tutte le cose. Il sabato santo Dio riposa nel sepolcro, nel silenzio attonito di tutte le cose belle. Riposa come riposa chi si trova senza più nulla da dare, perché tutto ha dato a quelle cose, allora come ora. Ma se Dio riposa, a tutto il resto chi ci pensa? Chi sosterrà il peso di questa attesa tra la paura del tutto è finito e la speranza che non sia così? C’è ancora qualcosa da aspettare o si è trattato dell’ennesima grande illusione che l’uomo secerne periodicamente nell’esilio di questo angolo della galassia, pieno sì di bellezze, ma nessuna che mai basti a soddisfare l’infinito che il suo cuore pretende?

Tocca a te, donna. Tu puoi lasciar riposare Dio. Dio per questo t’ha fatta. Ti ha dato un corpo capace di attendere nove mesi e trasformare in sorriso il dolore e il peso della tessitura della vita. Cosa è il silenzio del sabato se non la somma di tutti i silenzi d’attesa della vita?

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La Passione di Cristo. Mario Luzi (1999)

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Padre mio, mi sono affezionato alla terra
quanto non avrei creduto.
È bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto,
ci sono cresciuto e fatto adulto
in un suo angolo quieto
tra gente povera, amabile e esecrabile.

Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, perfino i deserti.
È solo una stazione per il figlio Tuo la terra
ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare.

Il cuore umano è pieno di contraddizioni
ma neppure un istante mi sono allontanato da te.
Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi
o avessi dimenticato di essere stato.
La vita sulla terra è dolorosa,
ma è anche gioiosa: mi sovvengono
i piccoli dell'uomo, gli alberi e gli animali.

Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.
Sono stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?
Il terrestre l'ho fatto troppo mio o l'ho rifuggito?
La nostalgia di te è stata continua e forte,
tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna.

Padre, non giudicarlo
questo mio parlarti umano quasi delirante,
accoglilo come un desiderio d'amore,
non guardare alla sua insensatezza.
Sono venuto sulla terra per fare la tua volontà
eppure talvolta l'ho discussa.

Sii indulgente con la mia debolezza, te ne prego.
Quando saremo in cielo ricongiunti
sarà stata una prova grande
ed essa non si perde nella memoria dell'eternità.
Ma da questo stato umano d'abiezione
vengo ora a te, comprendimi, nella mia debolezza.

Mi afferrano, mi alzano alla croce piantata sulla collina,
ahi, Padre, mi inchiodano le mani e i piedi.
Qui termina veramente il cammino.
Il debito dell'iniquità è pagato all'iniquità.
Ma tu sai questo mistero. Tu solo.


Tratto da: http://www.diocesipatti.it/Via%20Crucis%202003-2.htm



 

 

San Gregorio Magno e la Parola di Dio al centro dell'ultima predica di Quaresima di p. Cantalamessa

11-04-2014-04

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Con la meditazione dedicata a San Gregorio Magno e ai suoi insegnamenti su come accostarsi alla Bibbia, padre Raniero Cantalamessa ha concluso le prediche di Quaresima, quest’anno sviluppate sui Padri della Chiesa d’Occidente. Nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico ad ascoltarlo c’era anche il Papa. Il predicatore della Casa Pontificia ha rimarcato che, al di là dei diversi sensi interpretativi per lo più usati dagli studiosi, la Scrittura va letta con fede, è una lettura di fede.

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P. Cantalamessa: Gesù non è un insieme di dogmi, è una persona vivente. Quarta predica di Quaresima

04-04-2014

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Chi è Gesù Cristo e come avere un’idea chiara di lui che supporti la fede: di questo ha parlato padre Raniero Cantalamessa nella sua quarta predica di Quaresima, ascoltata dal Papa e dalla Curia nella Cappella "Redemptoris Mater" del Palazzo Apostolico, in Vaticano. Il predicatore della Casa Pontificia ha sviluppato il tema seguendo gli insegnamenti di Leone Magno il cui pensiero cristologico è una pietra miliare nella Chiesa.

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