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Benedetto XVI

Benedetto XVI: Cristo è guida della Chiesa, grazie a tutti per l'amore e la preghiera


13/02/2013

altHo fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa”. Con queste parole Benedetto XVI ha annunciato questa mattina anche alle migliaia di fedeli che gremivano l’Aula Paolo VI per l’udienza generale la sua intenzione di lasciare il ministero petrino. Più volte interrotto da applausi carichi di affetto, il Papa ha poi svolto la catechesi parlando della Quaresima e del bisogno di conversione che, anche chi è cristiano – ha detto – deve “rinnovare” continuamente davanti a Dio.

La cronaca nel servizio di Alessandro De Carolis:

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“Cari fratelli e sorelle, come sapete, ho deciso…” (applausi)

Sono le 11.45 circa, quando Benedetto XVI pronuncia “le” parole all’inizio di un’udienza generale che non è come le altre, come nessun’altra. E i 15 secondi di applausi che subito gli troncano la parola sferzando l’Aula Paolo VI sono l’espressione sonora più immediata che i fedeli comuni trovano per liberare emozioni trattenute a fatica da 48 ore. In quel lungo battimani, si concentra in forma d’energia un sentimento che Benedetto XVI coglie e rende esplicito:

“Grazie per la vostra simpatia…”

Poi, il Papa riprende, la voce ferma, per ripetere guardando negli occhi il popolo di Dio, l’atto straordinario che lo Spirito gli ha suggerito per amore della Chiesa:

“Ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato ne 2005. Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede. Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura. Ringrazio tutti per l’amore e la preghiera con cui mi avete accompagnato…” (applausi)

In un’udienza generale che non è né può essere come nessun’altra, tutto di ciò che Benedetto XVI dice acquista gioco forza un peso particolare. Lo dimostrano i visi di chi lo guarda e pende dalle sue labbra – seri, sorridenti, sereni, turbati. E la parola del Papa non tradisce le attese. La Chiesa che tra 15 giorni andrà incontro a un rinnovamento epocale è richiamata da subito, da oggi, da lui, ai 40 giorni di lotta senza quartiere contro le tentazioni, e alla conversione. La lotta di ogni Quaresima. Le tentazioni sono quelle di Gesù nel deserto solo, accerchiato da Satana e dalle sue seduzioni: fame di pane piuttosto che della verità di Dio, di potere mondano invece che di quello dell’amore, voglia di tentare Dio e imporre, dice Benedetto XVI “le nostre condizioni” a Lui che è “il Signore di tutto”:

“Qual è il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù? E’ la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo. E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo. Ognuno dovrebbe chiedersi allora: che posto ha Dio nella mia vita? E’ Lui il Signore o sono io?”.

Nessuno, incalza, è immune dalla tentazione di mettere Dio “in un angolo”. Non lo sono nemmeno i cristiani – sostiene – perché oggi è l’epoca in cui domina “l’eclissi del senso del sacro” e quindi anche chi crede deve ridirlo ogni giorno davanti a Dio:

“Oggi non si può più essere cristiani come semplice conseguenza del fatto di vivere in una società che ha radici cristiane: anche chi nasce da una famiglia cristiana ed è educato religiosamente deve, ogni giorno, rinnovare la scelta di essere cristiano, cioè dare a Dio il primo posto, di fronte alle tentazioni che una cultura secolarizzata gli propone di continuo, di fronte al giudizio critico di molti contemporanei”.

Oggi non ci sono pietre trasformate in pane o pinnacoli del tempio da cui buttarsi e planare sulle braccia degli angeli a tentare gli esseri umani. Ma comunque – è consapevole il Papa – le “prove a cui la società attuale sottopone il cristiano” sono “tante e toccano la vita personale e sociale”:

“Non è facile essere fedeli al matrimonio cristiano, praticare la misericordia nella vita quotidiana, lasciare spazio alla preghiera e al silenzio interiore; non è facile opporsi pubblicamente a scelte che molti considerano ovvie, quali l’aborto in caso di gravidanza indesiderata, l’eutanasia in caso di malattie gravi, o la selezione degli embrioni per prevenire malattie ereditarie. La tentazione di metter da parte la propria fede è sempre presente e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere confermata più volte nella vita”.

E chi può convertirsi allora?, sembra chiedersi l’Aula Paolo VI. Benedetto XVI ricorda che nella nostra epoca “non sono poche” le conversioni di gente tornata a Dio, anche dopo anni di lontananza dalla fede. Il Papa cita il caso di Etty Hillesum, giovane ebrea olandese che scopre Dio nell’inferno di Auschwitz, dove morirà. O dell’americana Dorothy Day, militante marxista che scopre che entrare in chiesa e “piegare la testa in preghiera” influenza più che mille slogan strillati in corteo. Tutta gente, indica il Pontefice, che ha fatto “spazio a Dio” e che è un esempio da imitare nell’Anno della Fede:

“L’alternativa tra la chiusura nel nostro egoismo e l’apertura all’amore di Dio e degli altri, potremmo dire che corrisponde all’alternativa delle tentazioni di Gesù: alternativa, cioè, tra potere umano e amore della Croce, tra una redenzione vista nel solo benessere materiale e una redenzione come opera di Dio, cui diamo il primato nell’esistenza. Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far sì che ogni giorno, nelle piccole cose, la verità, la fede in Dio e l’amore diventino la cosa più importante”.

Le nove lingue che Benedetto XVI usa a seguire sono suggellate tutte di rimando dall’universale “lingua” dell’applauso, anch’esso non uguale agli altri né potrebbe esserlo in questa udienza. E richiamano quel “grazie” iniziale alla folla da parte del Papa, che non dimenticherà mai, come noi, questi giorni e quelli a venire:

“Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni per me non facili, la forza della preghiera che l’amore della Chiesa, la preghiera vostra, mi porta. Continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro Papa. Il Signore ci guiderà”. (applausi)

Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2013/02/13/benedetto_xvi:_cristo_%C3%A8_guida_della_chiesa,_grazie_a_tutti_per_l%27amore/it1-664615


 

 

 

Benedetto XVI, il coraggio dell’umiltà


12/02/2013

altAll’indomani dello storico annuncio di Benedetto XVI di rinunciare al ministero di Successore di Pietro dal 28 febbraio prossimo, tutti i giornali del mondo parlano oggi di grande gesto di umiltà del Papa. Nel servizio di Alessandro Gisotti, riproponiamo dunque alcune meditazioni del Papa sulla virtù dell’umiltà. Una virtù che Joseph Ratzinger ha testimoniato e continua testimoniare in modo illuminante anche con la decisione di ieri:

Ultimo aggiornamento ( Martedì 12 Febbraio 2013 19:17 )

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Benedetto XVI, il Papa della gioia


11/02/2013

altOggi, dunque, la decisione di Benedetto XVI di rinunciare al ministero di Romano Pontefice a partire dal 28 febbraio.

Nel servizio di Alessandro Gisotti ripercorriamo alcuni dei momenti salienti del suo Pontificato:

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Benedetto XVI: rinuncio al ministero petrino, età e fatica mi impediscono di assolverlo al meglio

 

 

 

Benedetto XVI ha annunciato a sorpresa questa mattina al Collegio cardinalizio la rinuncia al ministero petrino a partire dalle 20 del prossimo 28 febbraio, data e ora dalle quali la Santa Sede sarà considerata “vacante” e potrà essere convocato il nuovo Conclave. La notizia, che ha immediatamente fatto il giro dei media mondiali, è stata comunicata dal Papa durante il Concistoro ordinario pubblico delle ore 11, nel quale dovevano essere trattate le Cause di canonizzazione di un gruppo di martiri e di due religiose. Tra i motivi principali della scelta di Benedetto XVI la constatazione che le sue “forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”.

Il servizio di Alessandro De Carolis:

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"Decisionem magni momenti pro Ecclesiae vitae..."
“Una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa”. È la semplice, dirompente introduzione destinata a passare alla storia di questo Pontificato e dei venti secoli che lo hanno preceduto. Davanti ai suoi confratelli del Collegio cardinalizio, Benedetto XVI è diretto: il Concistoro riguardava tre Canonizzazioni ma il motivo della riunione è ben altro e il Papa spiega senza preamboli i motivi che lo hanno spinto a un passo che conta rarissimi precedenti in duemila anni.

"Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata..."
“Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza – afferma con voce chiaramente emozionata Benedetto XVI – che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando”. Tuttavia, riconosce con franchezza, “nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”.

Un’affermazione netta, che segna uno spartiacque nella cronologia del Pontificato iniziato poco meno di otto anni fa. “Ben consapevole della gravità di questo atto – asserisce Benedetto XVI – con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”.

Le ultime parole di questa comunicazione sono di gratitudine per i primi collaboratori che lo hanno circondato e sostenuto in questi anni, i cardinali. “Carissimi Fratelli – dice loro il Papa – vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora – prosegue – affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua Santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda – soggiunge – anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”.
Al termine di queste parole di Benedetto XVI, nella comprensibile sorpresa di quegli istanti, è stato il decano del Collegio delle porpore, il cardinale Angelo Sodano, a esprimere a nome di tutti un saluto carico di affetto al Papa:

“Santità, amato e venerato successore di Pietro, come un fulmine a ciel sereno, ha risuonato in quest’aula il suo commosso messaggio. L’abbiamo ascoltato con senso di smarrimento, quasi del tutto increduli. Nelle sue parole abbiamo notato il grande affetto che sempre Ella ha portato per la Santa Chiesa di Dio, per questa Chiesa che tanto Ella ha amato. Ora permetta a me di dirle a nome di questo cenacolo apostolico, il collegio cardinalizio, a nome di questi suoi cari collaboratori, permetta che le dica che le siamo più che mai vicini, come lo siamo stati in questi luminosi 8 anni del suo pontificato. Il 19 aprile del 2005, se ben ricordo, al temine del Conclave, io le chiesi, con voce anche trepida da parte mia, ‘Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?’, ed Ella non tardò, pur con trepidazione, a rispondere dicendo di accettare confidando nella grazia del Signore e nella materna intercessione di Maria, Madre della Chiesa. Come Maria, quel giorno Ella ha detto il suo “Si” ed ha iniziato il suo luminoso pontificato nel solco della continuità, di quella continuità di cui Ella tanto ci ha parlato nella storia della Chiesa, nel solco della continuità coi suoi 265 predecessori sulla cattedra di Pietro, nel corso di duemila anni di storia, dall’apostolo Pietro, l’umile pescatore di Galilea, fino ai grandi papi del secolo scorso, da San Pio X al beato Giovanni Paolo II. Santo Padre, prima del 28 febbraio, come lei ha detto, giorno in cui desidera mettere la parola fine a questo suo servizio pontificale fatto con tanto amore, con tanta umiltà, prima del 28 febbraio, avremo modo di esprimerle meglio i nostri sentimenti. Così faranno tanti pastori e fedeli sparsi per il mondo, così faranno tanti uomini di buona volontà, insieme alle autorità di tanti Paesi. Poi ancora in questo mese avremo la gioia di sentire la sua voce di pastore, già mercoledì nella giornata delle Ceneri, poi giovedì col clero di Roma, negli Angelus di queste domeniche, nelle udienze del mercoledì. Ci saranno quindi tante occasioni ancora di sentire la sua voce paterna. La sua missione però continuerà. Ella ha detto che ci sarà sempre vicino con la sua testimonianza e con la sua preghiera. Certo, le stelle nel cielo continuano sempre a brillare e così brillerà sempre in mezzo a noi la stella del suo pontificato. Le siamo vicini, Padre Santo, e ci benedica”.

 

Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2013/02/11/benedetto_xvi:_rinuncio_al_ministero_petrino,_et%C3%A0_e_fatica_mi_impedisc/it1-663917

 

Il Papa all'Angelus: annunciare Cristo a tutti senza mai scoraggiarsi, è Dio che trasforma

 


10/02/2013

altAnnunciare Cristo a tutte le genti, senza aver paura della propria debolezza, perché è la misericordia di Dio che trasforma e rinnova: è quanto ha affermato oggi il Papa all’Angelus, di fronte ai tanti pellegrini presenti in Piazza San Pietro in una giornata di sole ma fredda. Benedetto XVI ha poi ricordato la Giornata mondiale del malato di domani e ha rivolto il suo saluto alle popolazioni asiatiche che festeggiano il capodanno lunare.

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