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Home Rassegna Stampa Benedetto XVI

Benedetto XVI

Lo sguardo di un poeta sul nudo coraggio di Benedetto

 
Qualcosa di glorioso
 
 
Un uomo divenuto Pontefice a un certo punto della sua vita, in età avanzata, si rende conto che il suo fisico non regge più come dovrebbe. Quest’uomo si trova ad affrontare problemi gravissimi non solo del mondo (che esistono dall’età della pietra), guerre, povertà, fame, ingiustizia, fanatismi, ma anche pesanti questioni interne alla Chiesa. Affronta gli uni e gli altri con decisione e chiarezza, con umiltà e determinazione. Non teme la realtà, che affronta sempre con la saggezza del filosofo, con quel lieve distacco intellettuale che non è sinonimo di freddezza, ma di razionalità e rigore. Infatti quest’uomo pacato e fermo nel parlare, contemporaneamente sorride sempre, un sorriso un po’ fanciullesco dei bambini buoni che studiano molto, e che non giocano bene al pallone. È abituato a fare i conti con se stesso, grazie alla disciplina del grande studioso, che si adatta sin da piccolo alle responsabilità: bisogna essere sempre all’altezza. Una sorta di atletismo dello spirito, che potremmo rappresentare con la metafora di un alpinista delle origini.

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BENEDETTO XVI. Le immagini di un pontificato

 

2005, l'elezione di Benedetto XVI

L'annuncio dell'elezione di Benedetto XVI. Le prime emozionanti parole del pontefice: "Umile lavoratore della vigna del Signore..."

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 15 Febbraio 2013 18:23 )

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Benedetto XVI incontra i parroci di Roma: "Grazie per il vostro amore per la Chiesa e per il Papa!"


14/02/2013

altIl Papa ha incontrato stamani nell’Aula Paolo VI in Vaticano i parroci e il clero della Diocesi di Roma, presenti il cardinale vicario Agostino Vallini e i vescovi ausiliari che hanno accolto con grande affetto e commozione Benedetto XVI, sulle note del canto "Tu es Petrus". Il Papa ha salutato tra gli applausi: "Grazie per il vostro affetto, il vostro amore per la Chiesa e per il Papa: grazie!". Quindi il cardinale vicario ha rivolto il suo indirizzo di saluto.

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Caro Papa

 
La logica del mondo, la logica di Dio
 
Caro Papa, manca un accento all’ultima lettera di que­sto tuo nome, Papa, e verrebbe fuori un’altra pa­rola. La parola che ogni figlio pronuncia migliaia di volte nella vita e che un figlio di Dio ha la for­tuna di pronunciare molte più volte perché, al­la fine, la vita cristiana è imparare a dire abbà, papà, a Dio.

Alla notizia della tua rinuncia ho avuto paura. Ho provato lo stesso dolore per la morte di Gio­vanni Paolo II: allora avevo 28 anni e mi sentii orfano, piansi come chi ha perso un padre.

Lunedì mi è successo lo stesso. Mi sono sentito orfano. Tu avevi deciso di non essere più Papa. Un altro padre mi veniva meno. È il dolore di un figlio che ha ricevuto moltissimo. Ho seguito il tuo pontificato sin dal momento in cui ti sei af­facciato per la prima volta dal balcone (abitavo a Roma allora). Ho letto i tuoi scritti, mi sono nu­trito delle tue parole sempre profonde e stra­namente semplici per un professore di teolo­gia, perché fondate sul rapporto vero con Dio (quanto gelo nelle parole di alcuni pastori che capita di ascoltare...).

In questi anni in cui la fede è spesso messa alla prova, dileggiata, fraintesa, tu hai fatto da para­fulmine a molte critiche. Le hai prese tutte su di te. Non te ne importava niente di essere colpi­to. Sono beati quelli che vengono colpiti a cau­sa di Cristo e chissà quanta della sporcizia che c’è nella Chiesa è stata gettata su di te per il fat­to di essere quel padre di famiglia che è il Papa. Tu hai sempre dimostrato e chissà con quanto dolore, dal discorso di Ratisbona a quello sul matrimonio, che l’unico consenso che ti inte­ressa è quello di tuo Padre Dio, cioè della verità, del logos.

Per questo ho avuto paura quando hai annunciato la tua rinuncia. Sul momento mi è sembrato un tirarsi indietro. Se ti tiri indietro anche tu, che sei il Papa, che fine facciamo noi? Ho ripensato a una tua frase che mi porto nel cuore: «Fedeltà è il nome che ha l’amore nel tempo». Me la ricordo tutte le volte che il mio e l’altrui amore è messo alla prova e devo ag­grapparmi con tutte le forze all’Amore che muove tutti gli altri amori, oltre che il sole e le altre stelle. In questi anni la mia fede si è raffor­zata grazie a quel logos cortese, fermo e caldo che tu sai infondere alle parole che usi, come (tanto per fare un esempio) queste che ho let­to qualche giorno fa: «Dio, con la sua verità, si oppone alla molteplice menzogna dell’uomo, al suo egoismo e alla sua superbia. Dio è amo­re. Ma l’amore può anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi per andare al di là di se stessi. L’amore non è un romantico sen­so di benessere. Redenzione non è wellness, un bagno nell’autocompiacimento, bensì una li­berazione dall’essere compressi nel proprio io. Questa liberazione ha come costo la sofferen­za della Croce». Ripensando alla tua frase, leggendo queste pa­role, le tue 'dimissioni' mi sembravano in­comprensibili e mi hanno gettato nello sgo­mento.

Mi sono sentito solo. A che serve difen­dere la propria fede se poi anche il Papa si tira indietro. Poi a poco a poco l’emotività ha la­sciato lo spazio al logos appunto, alla verità, a Cristo, e una grande pace è tornata nel cuore. Dovevo andare oltre il codice di interpretazio­ne soggettivo, emotivo, mondano. Rinunciare rappresenta un fallimento per il mondo, è un gesto di debolezza per il mondo, nel quale si 'è' solo se ci si afferma, a ogni costo. La logica del­la debolezza non è del mondo. Del mondo è la logica del potere e dell’egoismo. Per questo il tuo gesto è un gesto di libertà dall’io e non di fu­ga da Dio, nel quale ti vuoi rifugiare del tutto per continuare a sostenere la Chiesa più e meglio.

Con questo gesto fai trionfare una logica diver­sa, un logos diverso. Quello di chi sa che la sua preghiera silenziosa vale tanto quanto la sua a­zione, e lascia quest’ultima a chi può meglio di lui portarla avanti. Doveva suonare allo stesso modo, fastidiosa e inspiegabile, la frase di Cri­sto ai suoi: «È bene che io me ne vada perché venga a voi un altro consolatore».

Anche Cristo sembra tirarsi indietro, ma così vince: lascia lo spazio alla potenza dello Spirito, non si lascia legare neanche dalla sua condizione umana, dà tutto, anche quella, si espropria di tutto se stesso, perché come tu hai spiegato nel tuo libro più bello 'essere cristiani' è 'essere per'. Egli pone nelle mani dei suoi il compito di continuare le sue opere e afferma che ne faranno anche di più grandi delle sue. Ti ringrazio, caro Papa, per tutto il logos che ci hai donato e ci donerai sino al 28 febbraio, da Papa, ma anche per il logos che ci donerai dopo, nel silenzio che il mondo già chiama sconfitta, sotterfugio, fuga, e che è invece vittoria. Non mi sento più solo, perché ancora una volta mi hai aiutato a guardare all’unica cosa che conta, l’unica di cui c’è bisogno, il Logos stesso. Una sola cosa ti chiedo. Non dare le dimissioni dalla scrittura. Continua a nutrire la nostra fede con il tuo logos. Non farlo sarebbe dare le dimissioni da un talento e il Vangelo parla chiaro in merito... Con affetto​

Alessandro D’Avenia
 
Tratto da: http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/Caro%20Papa.aspx
 

Mercoledì delle Ceneri. Benedetto XVI: vivere la Quaresima con più intensa comunione ecclesiale superando individualismi e rivalità


13/02/2013

altRitornare a Dio con tutto il cuore”: è il forte richiamo che il Papa ha rivolto nell’omelia della Messa celebrata, questo pomeriggio, nella Basilica di San Pietro, con il rito di benedizione e imposizione delle ceneri. La liturgia quest’anno non si è tenuta, come da tradizione, nella Basilica di Santa Sabina per poter accogliere i tanti fedeli che hanno voluto prendere parte all’ultima grande celebrazione con Benedetto XVI.

Il servizio di Debora Donnini:

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“Per me è un’occasione propizia per ringraziare tutti, specialmente i fedeli della Diocesi di Roma, mentre mi accingo a concludere il ministero petrino, e per chiedere un particolare ricordo nella preghiera”.

Così il Papa apre la sua omelia nella Messa per il Mercoledì delle Ceneri. Nella Basilica vaticana si respira un clima di commozione in quella che, di fatto, è l’ultima grande celebrazione con Benedetto XVI. A testimonianza del forte affetto per il Papa, la grande presenza dei fedeli e la lunga processione di cardinali e vescovi, che entra nella Basilica vaticana seguita dallo stesso Benedetto XVI sulla pedana mobile. Il Papa si richiama alle circostanze che hanno suggerito di radunarsi nella Basilica di San Pietro e non in quella di Santa Sabina. “Siamo numerosi intorno alla Tomba dell’Apostolo Pietro – dice – anche a chiedere la sua intercessione per il cammino della Chiesa in questo particolare momento” rinnovando “la nostra fede” in Cristo Signore. A risuonare nella liturgia del Mercoledì delle Ceneri, il richiamo del profeta Gioele al popolo di Israele a ritornare a Dio con tutto il cuore, cioè dal centro dei nostri pensieri, sentimenti e azioni. Questo è possibile – spiega il Papa - grazie alla forza della misericordia di Dio e diventa realtà concreta “solo quando la grazia del Signore penetra nell’intimo e lo scuote donandoci la forza di ‘lacerare il cuore’”. Il profeta fa anche risuonare da parte di Dio l’invito a lacerarsi il cuore e non le vesti:

“In effetti, anche ai nostri giorni, molti sono pronti a “stracciarsi le vesti” di fronte a scandali e ingiustizie – naturalmente commessi da altri –, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio “cuore”, sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta”

Questo richiamo alla conversione profonda del cuore ha anche una dimensione comunitaria: “la fede è necessariamente ecclesiale”, ricorda il Pontefice, e il cammino penitenziale non lo si affronta da soli ma con tanti fratelli, nella Chiesa.
La riflessione di Benedetto XVI si sofferma ancora sulla lettura tratta dal profeta Gioele, che parla della preghiera dei sacerdoti che chiedono a Dio con le lacrime agli occhi: “non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti”. "Questa preghiera - dice - ci fa riflettere sull’importanza della testimonianza di fede e di vita cristiana di ciascuno di noi e delle nostre comunità per manifestare il volto della Chiesa e come questo volto venga, a volte, deturpato:

“Penso in particolare alle colpe contro l’unità della Chiesa, alle divisioni nel corpo ecclesiale. Vivere la Quaresima in una più intensa ed evidente comunione ecclesiale, superando individualismi e rivalità, è un segno umile e prezioso per coloro che sono lontani dalla fede o indifferenti”.

“Ecco ora il momento favorevole”. Con l’Apostolo Paolo, Benedetto XVI invita quindi a cogliere queste parole “con un’urgenza che non ammette assenze o inerzie”. Il Papa si sofferma su “Gesù, l’innocente, il Santo,‘Colui che non aveva conosciuto peccato’” che, dice, “si fa carico del peso del peccato condividendone con l’umanità l’esito della morte, e della morte di croce”:
“La riconciliazione che ci viene offerta ha avuto un prezzo altissimo, quello della croce innalzata sul Golgota, su cui è stato appeso il Figlio di Dio fatto uomo. In questa immersione di Dio nella sofferenza umana e nell’abisso del male sta la radice della nostra giustificazione. Il «ritornare a Dio con tutto il cuore» nel nostro cammino quaresimale passa attraverso la Croce, il seguire Cristo sulla strada che conduce al Calvario, al dono totale di sé”.

Un cammino, questo, in cui imparare ad uscire dall’egoismo e dalle chiusure per fare spazio a Dio che trasforma il cuore e ad ascoltare più assiduamente la Parola di Dio. Il Papa ricorda le tre pratiche fondamentali della legge mosaica e indicazioni del cammino quaresimale: elemosina, preghiera e digiuno. Gesù “denuncia l’ipocrisia religiosa”, “gli atteggiamenti che cercano l’applauso” e sottolinea invece come sia “la verità del rapporto con Dio ciò che qualifica l’autenticità di ogni gesto religioso”, nota Benedetto XVI evidenziando che “il vero discepolo non serve se stesso o il ‘pubblico’, ma il suo Signore”:

“La nostra testimonianza allora sarà sempre più incisiva quanto meno cercheremo la nostra gloria e saremo consapevoli che la ricompensa del giusto è Dio stesso, l’essere uniti a Lui, quaggiù, nel cammino della fede, e, al termine della vita, nella pace e nella luce dell’incontro faccia a faccia con Lui per sempre”

“Risuoni forte in noi l’invito alla conversione”, a "ritornare a Dio con tutto il cuore": “nessuno di noi” – dice il Pontefice – “sia sordo a questo appello” che ci viene rivolto anche nel rito delle ceneri.

Dopo l’omelia, infatti, il cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per la Città del Vaticano e arciprete della Basilica di San Pietro, ha imposto le ceneri sul capo di Benedetto XVI che, a sua volta, ha fatto lo stesso con alcuni cardinali, vescovi, sacerdoti e semplici fedeli.

Questa sera “c’è un velo di tristezza sul nostro cuore”, ha detto il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, nell’indirizzo di saluto, ricordando la commozione e il profondo rispetto con cui la Chiesa e il mondo hanno appreso la notizia della sua decisione di rinunciare al ministero petrino. Il pensiero del porporato va al Magistero di Benedetto XVI che, dice, ha fatto filtrare “i raggi della verità e dell’amore di Dio” per dare luce “al nostro cammino, anche e soprattutto nei momenti in cui le nubi si addensano nel cielo”. Quindi il cardinale Tarcisio Bertone rivolge un commosso ringraziamento al Papa:
“Questa sera noi vogliamo ringraziare il Signore per il cammino che tutta la Chiesa ha fatto sotto la guida di Vostra Santità e vogliamo dirLe dal più intimo del nostro cuore, con grande affetto, commozione e ammirazione: grazie per averci dato il luminoso esempio di semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore, un lavoratore, però, che ha saputo in ogni momento realizzare ciò che è più importante: portare Dio agli uomini e portare gli uomini a Dio”.

Un saluto che strappa, alla folla di fedeli, un lungo, commosso, interminabile applauso.

Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2013/02/13/mercoled%C3%AC_delle_ceneri._benedetto_xvi:_vivere_la_quaresima_con_pi%C3%B9_int/it1-664784

 

 

 

 
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