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Ratzinger e la sua rinuncia

25 agosto 2013

di Andrea Tornielli

altCari amici, volevo tornare, a bocce ferme, su una notizia che la scorsa settimana ha tenuto banco su giornali e siti web. Mi riferisco alle «rivelazioni» di una fonte anonima riportate dall’agenzia Zenit circa le motivazioni che hanno spinto Ratzinger a rinunciare al papato.

«Me l’ha detto Dio», sarebbe stata la risposta del Pontefice emerito alla domanda sul perché abbia rinunciato al soglio di Pietro, secondo la fonte di Zenit. Ratzinger avrebbe poi subito precisato che «non si è trattato di alcun tipo di apparizione o fenomeno del genere; piuttosto è stata “un’esperienza mistica” in cui il Signore ha fatto nascere nel suo cuore un “desiderio assoluto” di restare solo a solo con Lui, raccolto nella preghiera». Secondo la fonte l’esperienza mistica si sarebbe protratta lungo tutti questi mesi, «aumentando sempre di più quell’anelito di un rapporto unico e diretto con il Signore».

Lo spazio, a mio avviso esagerato (ma d’altra parte è estate, ed è pure un sollievo se in pagina finisce anche qualcosa di diverso dal quotidiano teatrino di dichiarazioni e contro-dichiarazioni sull’agibilità politica di Berlusconi) che è stato dato alla notizia ha provocato reazioni e qualche smentita. Sono d’accordo con quanto ha affermato l’amico e maestro Lucio Brunelli nel servizio del Tg2 dedicato all’argomento, quando ha osservato che la ricostruzione ha lasciato «un po’ perplesse le persone più vicine al Papa tedesco».

Ma poi si sono aggiunte altre voci, come quella, autorevole, del giornalista tedesco Peter Seewald, che all’agenzia Kath.net ha tagliato corto: «Sono stupidaggini e invenzioni». Seewald ha affermato: anche se tutti i media «sono caduti in questa sciocchezza, conoscendo la migliore fonte, e cioè Benedetto XVI, che ho incontrato recentemente, quando abbiamo parlato sulla sua rinuncia in nessun momento si è espresso in questo senso». Una considerazione riguarda la «fonte anonima», che Zenit – agenzia d’informazione seria – assicura abbia avuto un colloquio diretto col Papa emerito. Anche se molti sottolineano il dubbio sulle sue parole a motivo della scelta dell’anonimato, la questione a mio avviso non è affatto questa. Come si ricorderà, il caso Watergate, che costrinse Richard Nixon alle dimissioni, scoppiò a motivo di una fonte anonima. Il punto non è l’anonimato, ma la qualità dell’informazione e l’autorevolezza della fonte.

Ho trovato più interessanti le osservazioni di padre Bernd Hagenkord, della Radio Vaticana, intervistato da www.domradio.de (la traduzione è fornita da www.finesettimana.org). Anche Hagenkord consiglia prudenza, e a proposito dell’esperienza mistica afferma: «Sembra che Benedetto abbia detto che la sua rinuncia non sia stata una fuga dal mondo, ma una “fuga in Dio e in una vita del suo amore”. Quest’ultima cosa mi sembra che l’abbia potuta dire Benedetto. La faccenda dell’esperienza mistica è invece troppo patetica, non sembra proprio di Benedetto. Posso immaginare che Benedetto nella preghiera abbia a lungo lottato, e che poi intendesse dire di aver potuto riconoscere con il “discernimento” la volontà di Dio: cioè che fosse giunto il momento di ritirarsi a causa del suo stato fisico. A questo aveva già accennato anche in precedenza e la maggior parte dei vaticanisti ritiene plausibile questa motivazione».

Dunque il religioso tedesco non bolla tutte le parole – pochissime in realtà – attribuite dalla fonte di Zenit a Ratzinger come «sciocchezze», ma almeno in alcune vi intravvede la possibilità che siano autentiche. Ma proprio oggi, in un’intervista al TG5, il segretario particolare di Benedetto XVI, don Georg Gaenswein ha detto che la storia dell’esperienza mistica è falsa, e ha aggiunto: “Tutto inventato e falso, dall’alfa all’omega”.

Vorrei a questo punto dire la mia. Che il Papa emerito ritenga con il suo gesto di aver fatto la volontà di Dio, a me sembra normale, anzi necessario, per la sua coscienza e in generale per la Chiesa. Se Ratzinger si fosse dimesso senza avere in coscienza questa consapevolezza e certezza, se avesse avuto dubbi circa la volontà di Dio a questo proposito, avrebbe commesso un peccato, cattolicamente parlando. Dunque che Benedetto XVI confidi a un amico (indiscreto) di aver fatto la volontà di Dio a me sembra scontato. Il problema è rappresentato dalla frase «me l’ha detto Dio», per di più legata a un’esperienza mistica. Chi conosce Ratzinger sa bene quanto sia caratterialmente poco incline al misticismo inteso come rivelazioni, apparizioni, fenomeni sensazionali. Ma, d’altra parte, se nella preghiera e nella meditazione – che possiamo immaginare siano state lunghe, prima di prendere la decisione di lasciare – Ratzinger ha maturato la convinzione di non essere più in grado di portare avanti il suo compito, è anche possibile che abbia pronunciato una battuta simile a quella riportata da Zenit.

La stessa fonte anonima di Zenit aveva negato che dietro quelle parole – che ora, dopo la smentita di don Georg dobbiamo considerare apocrife – ci fossero rivelazioni o apparizioni. Ma chi vive una profonda esperienza di fede, chi passa molto tempo in preghiera, chi è abituato ad affidare quotidianamente a Dio la propria vita e i suoi problemi, cerca di riconoscerne la volontà. Non c’è dunque opposizione, a mio avviso, tra le motivazioni legate all’anzianità, al fisico decadente e alla mancanza di energie, e la consapevolezza di fare la volontà di Dio. Non c’è stata una perentoria telefonata dall’Aldilà o una divino cifrato alla Segreteria di Stato, con la quale il Padreterno ha comunicato al suo rappresentante in terra la necessità di rinunciare. Ma non credo si possa dubitare che il venir meno delle forze e dell’energia necessaria a svolgere il suo ministero sono state all’origine di un dialogo profondo tra Benedetto XVI e il suo datore di lavoro sull’argomento dimissioni. Per questo, anche se forse Ratzinger non ha pronunciato quella frase («Me l’ha detto Dio»), si deve ritenere che la sostanza dell’affermazione sia vera.

 

Tratto da: http://2.andreatornielli.it/?p=6604

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