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Home Rassegna Stampa Benedetto XVI L'aspetto umano di papa Ratzinger. Dal trono alla barca

L'aspetto umano di papa Ratzinger. Dal trono alla barca

 

di Antonio Mazzi

Gesto eroico, impensabile e necessario, che nessuno si aspettava. La lucidità intellettuale e la preparazione teologica hanno vinto sulla burocrazia vaticana.

Piazza San Pietro, 17 febbraio: fedeli da tutto il mondo attendono la parola e benedizione del Papa (foto © ALESSANDRA BENEDETTI / CORBIS).

Piazza San Pietro, 17 febbraio: fedeli da tutto il mondo attendono la parola e benedizione del Papa (foto © ALESSANDRA BENEDETTI / CORBIS).

Credo che la vita, ogni tanto, sbarelli i nostri oroscopi, le previsioni dottrinali, e ci lasci esterrefatti e ammutoliti. Le quattro parole che consumiamo giorno dopo giorno, convinti d'interpretare la storia, ogni tanto ci lasciano a piedi. Il gesto di papa Ratzinger ha avuto l'effetto di un terremoto con il sismografo rotto, quindi non misurabile. È traballato tutto, non solo i muri e i candelabri. Ètraballato soprattutto lo spirito, la speranza, la prospettiva. Dopo un po', tramortiti e privi di vocaboli, alla luce del passato e spinti dalla fretta che caratterizza l'informazione moderna, il sisma l'abbiamo titolato: rifiuto. I laici che ne sapevano di più hanno aggiunto un aggettivo: gran rifiuto. I cattolici sono ricorsi al vangelo: Cristo non è sceso dalla croce e nemmeno Giovanni Paolo II. Benedetto XVI è sceso. In seguito: fiera delle interpretazioni.

La meraviglia e lo sbigottimento che hanno colto me vanno in senso contrario. Gesto eroico, impensabile, necessario e urgente, che nessuno si aspettava da questo Papa. La lucidità intellettuale, la preparazione teologica, la capacità di prevedere con gli occhi della sapienza hanno vinto sulla burocrazia vaticana. Mi hanno colpito, tempo fa, alcuni passaggi di Ratzinger, in un'intervista al suo biografo Peter Seewald: «Da me non dovete aspettarvi molto. Sono un uomo anziano e le forze mi abbandonano. Penso che basti ciò che ho fatto.

Ho scritto il mio ultimo libro su Gesù. Spero che il mio pontificato segni la fine del vecchio e l'inizio del nuovo». Nessuno ha dato importanza a quelle dichiarazioni. Per noi Benedetto XVI stava scrivendo un'enciclica, era intervenuto in modo forte sui peccati della Chiesa, aveva perdonato Paolo Gabriele. Aveva dichiarato: «Non mi lascio andare a una sorta di disperazione o di dolore universale». L'uomo Ratzinger intanto stava pesando "biblicamente" le due ipotesi: se attendere, da Papa, il progressivo decadimento della Chiesa, piena di capi che «con giudizi contrapposti lacerano le Chiese e turbano il gregge, sbranandosi a vicenda» o se, con una manovra profetica, ricca di testa, cuore e fede, disalberare la barca?

Il gesto estremo

Ha ritenuto più onesto e urgente, dopo lunga meditazione e preghiera, fare il gesto estremo, l'unico che permettesse all'equipaggio di capire quanto fosse concreto il rischio del naufragio. In pochi minuti Pietro è diventato pietra, discepolo, peccatore, pastore. Si è buttato nel mare, ha gridato a Dio di sedare la bufera. Come Pietro, si è domandato in questi ultimi mesi perché Cristo, mentre il mare era in tempesta, fosse lì a dormire. Subito ho pensato alla tempesta calmata di Mc 4,35-38, il più attuale dei sinottici. «In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: "Passiamo all'altra riva". E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che siamo perduti?"».

A me, prete di poca fede, questa frase, così formulata, mi commuove. Troppo bella! L'ho messa in bocca al Papa. Ho fatto male, ma è stato più forte di me. Dal trono alla barca tra le onde, dalla finestra sulla piazza al silenzio della clausura, dai viaggi nel mondo alla preghiera perché ut unum sint. Questo gesto obbligherà il futuro Papa a ricomporre i dodici, a ricordarsi di essere servus servorum, a rimettere in centro la radicalità evangelica, partendo dalle beatitudini vissute. Spero tanto in un conclave aperto, più simile al cenacolo che a un parlamento, dove lo Spirito scenda e abbatta le porpore, dove i cardinali non siano i soli a decidere. C'è bisogno di andare oltre il Vaticano II, oltre la Chiesa dei preti, oltre i sabati più importanti degli uomini. Torniamo all'esodo. Una Chiesa che cammina è una Chiesa che salva e si salva. Il cristiano è l'esodo di Dio. Piccoli preti come me soffrivano silenziosi gli sfarzi, i dileggi, il progressivo e scandaloso imborghesimento della Chiesa, l'ateismo dentro al quale ci stiamo nascondendo noi cristiani praticanti, capaci di servire due padroni, senza tanti scrupoli di coscienza. Godiamoci questa atipica Pentecoste. A Dio basta poco per irrompere nella storia. Vediamo, adesso, se la storia sarà capace di sprigionare l'arcobaleno, di liberare colombe, di accogliere questa irruzione.

Antonio Mazzi

«Vita Pastorale», marzo 2013

Tratto da: http://www.sanpaolo.org/vita/1303vp/ratzinger-l-aspetto-umano.htm

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