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Home Convento di Farneto fra Giancarlo Rosati Memoriale

Memoriale

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 altSono nato a Todi (Perugia) il 4-12-1947. La mia famiglia si trasferì nei pressi di Civitella del Lago (Terni), sulle colline del Lago di Corbara. Nel 1959 sono andato nel convento di Montesanto (Todi), al Seminario minore dei francescani, dove ho frequentato la 1a e 2a media; poi, nel 1961, a Monteripido (Perugia), dove ho frequentato la 3a media e il Ginnasio. Nel 1964 sono entrato al Noviziato (inizio della vita francescana) presso il convento di Farneto. Nel 1965, terminato il noviziato, ho frequentato il Liceo classico a San Damiano (Assisi); quindi sono stato un anno a Foligno (1968) e a Santa Maria degli Angeli per lo studio della Teologia (1969). Ho emesso la Professione Solenne (i voti di obbedienza, povertà e castità per tutta la vita) nel 1971, e sono stato ordinato sacerdote nell’agosto del 1973.

 Prima di proseguire, vorrei chiarire un dubbio che forse sorge in chi legge: «è autentica una vocazione, è possibile una decisione tanto impegnativa, presa dopo essere entrato in così tenera età in Seminario?». Ebbene, ho potuto rileggere la mia vita alla luce della fede e ho rivisto i momenti di svolta decisivi in cui, in modo delicatissimo, Dio si è manifestato attraverso qualcuno, rispettando assolutamente la mia libertà. Quando terminai la 5a elementare, la Maestra suggerì a mio padre di farmi continuare a studiare, considerando forse la mia propensione allo studio. La mia famiglia, però, non aveva possibilità economiche sufficienti (siamo nell’estate del 1959): mio padre non sapeva come fare. Al ché una signora, amica di famiglia, dopo essere venuta a conoscenza del problema, suggerì ai miei genitori di mandarmi a studiare dai frati di Todi: la retta era accessibile e potevo tornare a casa facilmente. Io non ne volevo sapere. Comunque, alla fine, mio padre mi convinse. Io, naturalmente, nemmeno ci pensavo a farmi frate. Una volta in Seminario, mi trovai subito a mio agio: eravamo, se ben ricordo, 63 ragazzi; la vita scorreva serena tra scuola, preghiere, partite di pallone, passeggiate. Ma, più andavo avanti negli studi, più il numero dei miei compagni si assottigliava. Io sono rimasto, perché amavo studiare e perché, per la preghiera, mi sorgeva il desiderio di imparare la liturgia in latino. Ma, di farmi frate, ancora neppure l’idea. Passato a Monteripido, ricordo che un giorno (3 settembre 1962) venne a farci visita un frate missionario in Nicaragua, fr. Carlo Santi (poi divenuto Vescovo): in modo un po’ avventuroso, ci raccontò la missione che svolgeva nel paese centroamericano. Ebbene, sempre nello stile delicato di Dio, ebbi la percezione di una voce interiore, un’intuizione, un’ispirazione: «e io non potrei fare quello che fa questo frate?». Da quel momento la mia vita ha preso la direzione definitiva, mai più un dubbio sulla mia vocazione. Ho avuto tante difficoltà, prove, inciampi, fatiche, ma nessun dubbio sul fatto che Dio avesse pensato il meglio per me: la vita consacrata secondo lo stile di san Francesco. Ne sono sempre più convinto!

 Mentre stavo terminando l’ultimo anno di Teologia, avevo fatto qualche progetto sul mio futuro, come, per esempio, studiare a Roma e giungere alla laurea in Teologia. Ma il Signore aveva altri piani per me. Infatti, nel febbraio del 1973, l’allora Ministro Provinciale (il Superiore dei frati dell’Umbria) fr. Cristoforo Cecci, tornato dalla visita ai frati in Argentina, mi propose di andare in Missione. Mai invito più inatteso! Ci pensai su e la ritenni una proposta del Signore. Partii nel gennaio del 1974. Questo è un grande e bel capitolo della mia storia. Dieci anni di vita pienissima. La parrocchia è di circa 50.000 fedeli, situata alla periferia di Buenos Aires; una scuola (dalla materna alle superiori) arrivata a contare 1400 alunni. Mi hanno impegnato fino allo stremo delle forze. Tanto l’entusiasmo e la risposta positiva dei giovani, delle famiglie, di tutti. Avevamo iniziato la missione in 4: ma la fraternità francescana cominciò a crescere, perché molti giovani chiedevano di seguire la nostra vita. Mi accorgo che quando ci mettiamo nella volontà di Dio, Egli compie meraviglie in noi e attraverso di noi, nonostante i limiti che si incontrano, e non sono pochi. La missione era ben avviata. Tornai in Italia nel 1984; poi, ho studiato a Roma. Il Signore mi ha aiutato a realizzare anche questo mio desiderio!

 Nel 1987 si apre un'altra fase della mia vita, assai delicata e impegnativa. I frati dell’Umbria mi chiamarono ad essere loro Ministro Provinciale. Avevo 39 anni! Non nascondo che insieme a momenti di grande tensione, per le decisioni da prendere, per le scelte che coinvolgevano la vita di molte persone, ho avuto tante soddisfazioni, come per l’arrivo di tantissimi giovani, desiderosi di consacrarsi al Signore sulla scia di san Francesco, e di condividere la nostra vita; ma anche per la fedeltà dei frati anziani, che ci passavano il testimone di un entusiasmo che li aveva animati. Sei anni di grande impegno, caratterizzati anche dalla malattia: un linfoma, un’operazione, chemioterapia, ricoveri, ma con il conforto della vicinanza dei frati, rivelatisi veri fratelli. Allora il Signore mi ha insegnato che nella sua Chiesa non si può stare senza la croce, che senza la croce nulla cambia per il meglio, che solo con la croce accettata per amore la vita diventa feconda per sé e per gli altri. Anche per questo non finirò mai di rendergli grazie.

 Terminato il mio mandato di Ministro Provinciale (1993), sono stato scelto come Custode della Basilica della Porziuncola e del convento annesso. Un altro grande impegno: custodire la piccola «porzione di mondo» avuta in dote da san Francesco, facendone un luogo di grazia per i numerosissimi pellegrini da tutto il mondo.

 Dopo sei anni (1999), sono tornato a Todi, la mia città natale, dove era cominciata questa «avventura», con l’incarico pastorale di lavorare nelle Missioni al Popolo. Una piccola équipe di frati, a disposizione di Vescovi e Parroci d’Italia, per svolgere il «primo annuncio» di Gesù. Anche questa è stata un’esperienza che mi ha arricchito molto, perché ci metteva in contatto diretto con la Chiesa, in tutte le sue articolazioni, e con la realtà della fede vissuta e «sofferta» di tante famiglie, dei giovani, di chi si era allontanato. Dovunque rinasceva la gioia per una fede ritrovata, la speranza e un maggior senso di comunità: il Signore cammina con noi.

 Dopo nove anni (2008), sono giunto a Farneto: una realtà diversa dalle altre, perché qui il nostro impegno consiste soprattutto nella formazione di giovani fratelli, chiamati a consegnare la vita al Signore e alla gente, sull’esempio di san Francesco, per preparare il domani della Chiesa.

  Nel settembre 2011, finalmente sono ritornato a Santa Maria degli Angeli con l’incarico di curare il Servizio Orientamento Giovani (SOG), svolto da una Fraternità di frati impegnati ad accogliere i giovani per annunciare loro il Vangelo di Gesù Cristo e aiutarli nella loro ricerca vocazionale. E ora sono, siamo (perché non so pensare senza una fraternità) qui, «nella memoria di Lui e in attesa della sua venuta», finché al Signore parrà bene.

                                                                     Fr. Giancarlo Rosati
 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 25 Marzo 2013 02:05 )

 


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