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Home Convento di Farneto Bacheca

Bacheca

“Riscopriamo i nostri fratelli”

 
30 agosto 2012
 
L’associazione Greenaccord Onlus aderisce al “Sentiero di Francesco” da Assisi a Gubbio, in programma dal 1° al 3 settembre prossimi. Filo conduttore del pellegrinaggio: la riconciliazione con il prossimo, per ricominciare a vedere gli altri come risorsa e affrancarsi dal giogo del dio denaro.
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Riconciliarsi con i “fratelli”, con il prossimo, con chi ci è accanto. Per ricominciare a vedere le persone che ci circondano come risorse e non come avversari. Per costruire un futuro basato su fratellanza e cooperazione tra i popoli. Un concetto nobile, riassunto in un cammino molto particolare: il pellegrinaggio Assisi-Gubbio, dal 1° al 3 Settembre prossimi. Un appuntamento, quello del “Sentiero di Francesco”, divenuto un appuntamento ormai fisso di fine estate (quest’anno giunge alla quarta edizione) al quale aderisce anche l’associazione Greenaccord Onlus, che sarà presente con il suo presidente Alfonso Cauteruccio.

Il programma prevede la partenza da Assisi alle ore 8 del primo giorno e l’arrivo nel tardo pomeriggio a Valfabbrica; Caprignone e San Pietro in Vigneto saranno le tappe del secondo giorno di cammino, mentre il terzo giorno ci sarà Vallingegno e l’arrivo a Gubbio, presso la Chiesa della Vittorina.

“Il Sentiero di Francesco” è promosso dalle diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Gubbio, d’intesa con le famiglie francescane e con il sostegno della Regione Umbria, della Provincia di Perugia, delle amministrazioni comunali di Gubbio, Assisi e Valfabbrica e delle comunità montane Umbria Nord e dei Monti Martani - Serano - Subasio. La partecipazione al pellegrinaggio è aperta a tutti, libera e gratuita.

«A leggere bene gli eventi, ciò che la scelta di Francesco “rompeva” non era l’unità della famiglia, ma la pretesa, anzi, l’illusione paterna di costruirla intorno al dio-denaro. Facendo così, il giovane convertito apriva la strada a una più vera e grande unità, che presto gli avrebbe consentito di avere intorno dei fratelli e di far risentire al mondo la bellezza della fraternità evangelica» commenta il vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino. «Auspico che la marcia Assisi - Gubbio, ancora una volta, porti il messaggio del Poverello per le nostre strade, gettando ponti di unità tra le case e le comunità, spingendo gli animi feriti dalla disunione verso l’unità che solo Cristo ci ottiene donandoci il suo Spirito».

Lungo in percorso del pellegrinaggio – incentrato anche quest’anno sul tema della riconciliazione – sono previsti incontri con il neurologo e psichiatra Giovanni Mazzotti. Inoltre, nel corso del cammino sarà possibile scoprire i luoghi toccati da san Francesco nel suo primo viaggio verso Gubbio dopo aver rinunciato alle ricchezze del padre Pietro di Bernardone, per seguire la voce di Dio.

 

Tratto da: http://www.laperfettaletizia.com/2012/08/riscopriamo-i-nostri-fratelli.html

 

Capitolo generale dei Cappuccini. Fra Johri: la comunione, la sfida più grande del nostro tempo

 

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18/08/2012

Grande fermento per l’apertura domani a Roma dell’84.mo Capitolo generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Al centro dell’assemblea tra l’altro tematiche come la solidarietà del personale, le missioni nel mondo, le sfide da affrontare nel villaggio globale per rinsaldare la comunione tra i popoli e le culture.

Cecilia Seppia ha raccolto il commento del Ministro Generale dell’Ordine Fra Mauro Johri:alt

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R. – Il compito dei Cappuccini rimane di essere prima di tutto dei cercatori di Dio e testimoni dell’assoluto di Dio, anche in questo momento della storia, e d’altra parte, come figli di San Francesco, impegnati a vivere in semplicità, a vivere accanto ai poveri – poveri materiali ma poveri anche di senso, di Vangelo. Quindi, è mia intenzione che l’Ordine si impegni a fondo a continuare la presenza missionaria in luoghi molto discosti, molto difficili, andare lì dove nessuno vuole andare, ma che si impegni anche nelle nuove sfide che la Chiesa ci chiede di affrontare, come la nuova evangelizzazione nei Paesi dell’emisfero Nord del mondo.

D. – A proposito della nuova evangelizzazione: avete in cantiere alcune iniziative?

R. – Una è sicuramente quella di migliorare la presenza là dove siamo, con una migliore predicazione, con una migliore disponibilità ad accogliere, con una migliore offerta di quei servizi che da tempo si fanno, adattando in parte anche i nostri tempi ai tempi delle persone.

D. – Ad ottobre inizierà l’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI per celebrare il 50.mo anniversario del Concilio Vaticano II. Come vi state preparando a questo evento, e quale sarà il vostro contributo?

R. – Io penso che il nostro contributo debba essere prima di tutto di ascoltare attentamente quanto ci dirà il Sinodo per la nuova evangelizzazione, dove vi sarà pure una nutrita presenza di superiori generali; quindi noi, come religiosi, vogliamo far sentire anche la nostra voce e far sentire quale sarà il nostro contributo. Però penso che il primo passo da fare – e il Capitolo generale ci aiuterà a fare questo passo – è quello di essere evangelizzati noi stessi, cioè lasciarci raggiungere dalla novità del Vangelo per rinnovarci nel nostro atteggiamento di fede e di fiducia fondamentale, perché è soltanto essendo credibili che poi potremo invitare altri a fare questo passo.

D. – Nella sua lettera per l’inizio del Capitolo, lei ha invitato tutti i frati alla comunione. Come si raggiunge, oggi, questa comunione, non soltanto all’interno dell’Ordine ma a livello mondiale, tra religioni, culture diverse…

R. – La comunione è la sfida più grande del nostro tempo, perché possiamo comunicare molto di più, possiamo sentirci, è molto più facile raggiungerci in ogni parte del mondo, però, anche all’interno stesso dell’Ordine ci rendiamo conto di essere, oggi, una società multiculturale ma che siamo molto lontani dall’essere diventati una società interculturale, cioè dove le culture realmente si mettono in ascolto l’una dell’altra, dove a partire da un progetto evangelico le differenze non vengono vissute come una minaccia ma come un’offerta per crescere e arricchirsi reciprocamente. Questa è una sfida che avverto all’interno dell’Ordine, per mantenere l’unità dell’Ordine. Però, ritengo che questo sia il contributo maggiore che siamo chiamati a dare al nostro mondo sia come Chiesa sia come villaggio globale.

 

Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2012/08/18/capitolo_generale_dei_cappuccini._fra_johri:_la_comunione,_la_sfida_pi/it1-613895

Ultimo aggiornamento ( Domenica 19 Agosto 2012 16:25 )

 

Chiusura dell'Anno Clariano. Il Papa: Santa Chiara, mirabile sintesi di obbedienza e profezia


11/08/2012

altOggi, nella memoria liturgica a lei dedicata, si chiude ufficialmente l’ottavo centenario della consacrazione di Santa Chiara di Assisi. 800 anni fa Chiara fuggiva, appena diciottenne, dalla casa paterna verso la Porziuncola per dare tutta se stessa a Dio, sui passi di San Francesco. Benedetto XVI ha presentato questa figura come una mirabile sintesi di obbedienza e profezia.

Ce ne parla Sergio Centofanti.

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Anche oggi, come ieri, è una questione di scottante attualità: mettere insieme carisma e istituzione, obbedienza e profezia, tradizione e rinnovamento. Ne ha parlato Benedetto XVI nel suo messaggio per l’Anno Clariano. Santa Chiara chiedeva per lei e le sue consorelle una vita di radicale povertà, come non era mai accaduto nella Chiesa. Le autorità ecclesiastiche di quel tempo, siamo nel XIII secolo, erano molto restie, ma alla fine il Papa “si arrese all’eroismo della sua santità” concedendole il cosiddetto “Privilegio della povertà”. Questa la riflessione di Benedetto XVI:

“La sua testimonianza ci mostra quanto la Chiesa tutta sia debitrice a donne coraggiose e ricche di fede come lei, capaci di dare un decisivo impulso per il rinnovamento della Chiesa”. (Udienza generale, 15 settembre 2010)

Santa Chiara poteva rinnovare la Chiesa perché la sua profezia era fondata sull’umiltà:

“Pur essendo la superiora, ella voleva servire in prima persona le suore malate, assoggettandosi anche a compiti umilissimi: la carità, infatti, supera ogni resistenza e chi ama compie ogni sacrificio con letizia”. (Udienza generale, 15 settembre 2010)

E di fronte a quanti, nel suo tempo, volevano cambiare il mondo facendo rumore, lei sceglie il nascondimento e il silenzio del chiostro. “Chiara taceva – ricorda il Papa – ma la sua fama gridava”:

“Sono i santi coloro che cambiano il mondo in meglio, lo trasformano in modo duraturo, immettendo le energie che solo l’amore ispirato dal Vangelo può suscitare. I santi sono i grandi benefattori dell’umanità!”. (Udienza generale, 15 settembre 2010)

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Sul significato di questo centenario Paolo Ondarza ha intervistato suor Maria Chiara Cavalli, clarissa del Monastero di sant’Agnese a Perugia:

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R. – Ricordare un centenario – otto secoli, nel nostro caso – è fare memoria delle proprie radici, riandare alla grazia delle origini, a quel flusso dello Spirito che è uno Spirito eterno in cui anche noi viviamo e a cui possiamo attingere.

D. – Ottocento anni è una distanza temporale significativa, eppure Santa Chiara resta ancora tanto attuale…

R. – Chiara di Assisi è una donna bella; bella della bellezza di chi ha incontrato Dio ed è vissuto di Lui, aprendo così ad altri una via da percorrere. Guardando a lei, anche in questi nostri giorni così ricchi di novità, possiamo incontrare il Figlio di Dio nel quale siamo resi figli, fratelli e madri. Chiara dice, in una lettera ad una sua sorella: “Conterrai Colui che i cieli non possono contenere”. Per abbracciare tutto, Chiara si fa accoglienza del Signore Gesù come Maria, per portare Gesù – l’amore che redime e salva – ad ogni persona. Anche oggi, tutti cercano un senso all’esistenza, una risposta alla domanda, alle domande che comunque, sempre ci tormentano. Le circostanze personali e sociali ci interrogano; prima o poi incontriamo il dolore. Guardando a Santa Chiara, incontrandola nei monasteri, nelle Clarisse, possiamo intuire una via verso il Cielo, scoprire quell’amore che da sempre cerchiamo e per il quale siamo fatti.

D. – La fuga notturna di Santa Chiara verso la Porziuncola, avvenuta 800 anni fa, non ha cambiato la vita solo di questa donna, ma ha cambiato la vita di un numero straordinario di persone. Ancora oggi, tante donne, tante ragazze scelgono di seguire Santa Chiara in una “via” controcorrente per i nostri giorni, che è quella della clausura: questa è anche la sua scelta, suor Maria Chiara. Che cosa spinge a fare questa scelta?

R. – E’ una scelta di amore: si può capire solo in questa ottica. Se siamo intelligenti, cioè leggiamo dentro le pieghe della nostra storia, di questa storia dell’epoca in cui viviamo, dell’epoca del trionfo della tecnica e dell’informatica, della scienza che sembra risolvere tutti i nostri problemi, ci accorgiamo che invece tutto grida verso un oltre. Come raggiungere il cuore degli uomini, i nostri fratelli più tormentati di ogni luogo della terra? L’indifferenza che sembra così dilagante, non ci appartiene, in verità. Siamo fatti per incontrare l’amore, il perdono, la misericordia, per noi e per tutti, nell’abbraccio della comunione dei Santi. Proprio per questo Chiara c’è, oggi come ieri. Vieni e vedi: non riesco a dire diversamente. Vieni e vedi, perché solo incontrando le clarisse, solo leggendo gli scritti di Chiara si può intuire questo grande mistero che può spaventare, forse, ma in realtà è a misura di persone; direi che realizza pienamente l’umano.

Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2012/08/11/chiusura_dell%27anno_clariano._il_papa:_santa_chiara,_mirabile_sintesi_d/it1-612204

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 02 Settembre 2012 00:44 )

 

Tieni sempre davanti agli occhi il punto di partenza

 
11 agosto 2012
 
La conclusione dell’VIII centenario della consacrazione di santa Chiara d’Assisi ci offre l’occasione per una riflessione sulla figura della Santa umbra
 
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di Monica Cardarelli

Il 16 aprile 2011 eravamo tutti riuniti, realmente e simbolicamente, con tutta la comunità ecclesiale nella cattedrale di san Rufino ad Assisi quando è stato dichiarato ufficialmente aperto l’VIII centenario della consacrazione di Chiara d’Assisi, che si conclude proprio oggi, giorno della festa della Santa. Un anno di celebrazioni ed eventi di vario tipo, dalla processione a San Damiano e la consegna delle palme a san Rufino fino ad arrivare alla lettera di Benedetto XVI inviata a tutti i fedeli in occasione della Domenica delle Palme di questo anno. Tanti anche gli eventi culturali: concerti, mostre ma anche giornate di studio sugli scritti clariani organizzate in vari istituti ed università italiane; l’esposizione della pala d’altare raffigurante le scene della vita di santa Chiara nelle sale del museo di Santa Maria degli Angeli; la reliquia dei capelli della santa esposta alla Porziuncola per la venerazione dei fedeli e tante altre iniziative.

Proprio quest’oggi, a conclusione del centenario, un momento di preghiera alle 15.30 precederà la dedicazione di un chiostro del Santuario della Porziuncola a Santa Chiara: la dedicazione prevede l'installazione di sette opere d'arte ad olio su tavola realizzate dall'artista Aurelio Bruni, una statua della Santa realizzata da Piero Casentini e un'opera in maiolica eseguita da Rebecca Becker. La dedicazione del Chiostro prevederà anche un concerto in onore della Santa del gruppo "Trasimeno String Quartet" e del soprano Francesca Bruni. Inoltre si svolgerà una breve pièce teatrale della compagnia teatrale "Chiara di Dio". Alle 18 chiuderà la S. Messa solenne nel transito della Madre Chiara, presieduta da P. José Rodríguez Carballo ofm, Ministro generale dei Frati Minori.

Numerose iniziativ, dicevamo, che hanno dato la possibilità di conoscere meglio la figura di questa donna e santa del medioevo. Ma visto che, come sottolineato all’apertura del centenario, il desiderio era che non si proponessero solo delle celebrazioni, per quanto belle ed interessanti, ci chiediamo oggi se questo auspicio è stato realizzato. Forse il convegno internazionale delle Presidenti delle Federazioni dell’Ordine di Santa Chiara e il convegno internazionale degli Assistenti delle clarisse, che si sono svolti dal 6 al 18 febbraio, possono darci già una risposta affermativa. Inoltre le numerose iniziative organizzate nei vari monasteri clariani in tutto l’anno possono far capire come l’occasione del centenario sia stata sapientemente ‘sfruttata’. E su due versanti: da un lato far conoscere il vero volto e cuore di Chiara a chi forse non la conosce in tutta la sua pienezza; dall’altro offrire alle clarisse un momento lungo un anno per rileggere, meditare e pregare le parole della santa assisiana, cercando di attualizzarle sempre più nella vita di ogni giorno.

Allo stesso tempo però questa ricorrenza è stata una preziosa opportunità di incontro e di maggiore conoscenza reciproca con i frati assistenti: non va dimenticato che, come Francesco promise a Chiara di prendersi cura di lei e della sua comunità, allo stesso modo chiese ai suoi frati di prendersi cura delle ‘Sorelle povere’. E d’altronde per la consacrazione al Signore Chiara si affidò a Francesco, davanti all’altare della Porziuncola. Era la vita di Francesco che Chiara voleva seguire: per vivere il Vangelo il primo passo da compiere era seguire Francesco. È inscindibile il legame e l’originalità di queste due figure, Chiara e Francesco, Francesco e Chiara. Così come è stata fondamentale la presenza di entrambi nello sviluppo di una propria spiritualità. Anzi, a Chiara con molta probabilità si deve il merito di essere stata una degli artefici che hanno tramandato la memoria di Francesco dopo la sua morte.

Se la notte della domenica delle Palme del 1211 Chiara ha scelto di consacrarsi al Signore affidandosi a Francesco, ci piace pensare che questo centenario fosse dedicato anche a lui. Sicuramente, da oggi in poi dovremmo ripensare al nostro modo di interpretare la realtà e considerare ad esempio la purezza e la semplicità di Francesco e Chiara, un uomo e una donna innamorati di Cristo che volevano vivere come Lui e che hanno vissuto un legame umano e spirituale profondo e puro, sostenendosi a vicenda nella fede e nell’amicizia, sempre “tenendo davanti agli occhi il punto di partenza”.

L’auspicio allora che possiamo fare è che la conclusione di questo centenario sia solo l’inizio di una sempre maggiore conoscenza della figura di santa Chiara e della sua spiritualità e l’occasione per mettere a frutto tutti i doni che la Provvidenza ha voluto elargire in questo anno.
 
Tratto da: http://www.laperfettaletizia.com/2012/08/tieni-sempre-davanti-agli-occhi-il.html
 

Celebrazioni ad Assisi per la chiusura dell'ottavo centenario di Santa Chiara


10.08.2012

altNella memoria liturgica di santa Chiara di Assisi, domani ,si chiude ufficialmente l’ottavo centenario dedicato a questa luminosa figura. 800 anni fa Chiara fuggiva dalla casa paterna verso la Porziuncola per consacrare tutta se stessa a Dio, sui passi di san Francesco. Questa sera veglia di preghiera nel santuario di san Damiano, mentre domani nella basilica di santa Maria degli Angeli il ministro generale dei frati minori, padre Josè Rodriguez Carballo presiederà una solenne celebrazione eucaristica.

Sul significato di questo centenario Paolo Ondarza ha intervistato suor Maria Chiara Cavalli, clarissa del Monastero di sant’Agnese a Perugia:

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R. – Ricordare un centenario – otto secoli, nel nostro caso – è fare memoria delle proprie radici, riandare alla grazia delle origini, a quel flusso dello Spirito che è uno Spirito eterno in cui anche noi viviamo e a cui possiamo attingere.

D. – Ottocento anni è una distanza temporale significativa, eppure Santa Chiara resta ancora tanto attuale…

R. – Chiara di Assisi è una donna bella; bella della bellezza di chi ha incontrato Dio ed è vissuto di Lui, aprendo così ad altri una via da percorrere. Guardando a lei, anche in questi nostri giorni così ricchi di novità, possiamo incontrare il Figlio di Dio nel quale siamo resi figli, fratelli e madri. Chiara dice, in una lettera ad una sua sorella: “Conterrai Colui che i cieli non possono contenere”. Per abbracciare tutto, Chiara si fa accoglienza del Signore Gesù come Maria, per portare Gesù – l’amore che redime e salva – ad ogni persona. Anche oggi, tutti cercano un senso all’esistenza, una risposta alla domanda, alle domande che comunque, sempre ci tormentano. Le circostanze personali e sociali ci interrogano; prima o poi incontriamo il dolore. Guardando a Santa Chiara, incontrandola nei monasteri, nelle Clarisse, possiamo intuire una via verso il Cielo, scoprire quell’amore che da sempre cerchiamo e per il quale siamo fatti.

D. – La fuga notturna di Santa Chiara verso la Porziuncola, avvenuta 800 anni fa, non ha cambiato la vita solo di questa donna, ma ha cambiato la vita di un numero straordinario di persone. Ancora oggi, tante donne, tante ragazze scelgono di seguire Santa Chiara in una “via” controcorrente per i nostri giorni, che è quella della clausura: questa è anche la sua scelta, suor Maria Chiara. Che cosa spinge a fare questa scelta?

R. – E’ una scelta di amore: si può capire solo in questa ottica. Se siamo intelligenti, cioè leggiamo dentro le pieghe della nostra storia, di questa storia dell’epoca in cui viviamo, dell’epoca del trionfo della tecnica e dell’informatica, della scienza che sembra risolvere tutti i nostri problemi, ci accorgiamo che invece tutto grida verso un oltre. Come raggiungere il cuore degli uomini, i nostri fratelli più tormentati di ogni luogo della terra? L’indifferenza che sembra così dilagante, non ci appartiene, in verità. Siamo fatti per incontrare l’amore, il perdono, la misericordia, per noi e per tutti, nell’abbraccio della comunione dei Santi. Proprio per questo Chiara c’è, oggi come ieri. Vieni e vedi: non riesco a dire diversamente. Vieni e vedi, perché solo incontrando le clarisse, solo leggendo gli scritti di Chiara si può intuire questo grande mistero che può spaventare, forse, ma in realtà è a misura di persone; direi che realizza pienamente l’umano.

 

Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2012/08/10/chiusura_dell%27ottavo_centenario_di_santa_chiara._celebrazioni_nei_luog/it1-612151

 
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