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Bacheca

San Francesco, altro Cristo


17 settembre 2012

“Ed ora vi annuncio una grande gioia, uno straordinario miracolo. Non si è mai udito al mondo un portento simile, fuorché nel Figlio di Dio, che è il Cristo Signore. Qualche tempo prima della sua morte, il fratello e padre nostro apparve crocifisso, portando impresse nel suo corpo le cinque piaghe, che sono veramente le stimmate di Cristo. Le mani e i piedi di lui erano trafitti come da chiodi penetrati dall’una e dall’altra parte, e avevano delle cicatrici dal colore nero dei chiodi. Il suo fianco appariva trafitto da una lancia, ed emetteva spesso gocciole di sangue.” (FF 309)

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di Monica Cardarelli


Così scrive frate Elia nella “Lettera a tutte le province dell’Ordine sulla morte di san Francesco”, scritta e inviata con molta probabilità nei giorni successivi alla morte di Francesco, il 3 ottobre 1226. Questo testo è molto importante perché è il primo documento sulle stimmate di san Francesco, creando così il punto di partenza di tutte le successive testimonianze del Santo assisiate “alter Cristo” e “crocifisso”. L’episodio delle stimmate è ripreso numerose volte nelle Fonti francescane, come ad esempio nella Leggenda Maggiore: “Un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l'atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima con la spada dolorosa della compassione. (…) L'amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito. Scomparendo, la visione gli lasciò nel cuore un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell'immagine dell'uomo crocifisso. Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate all'indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne. Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande.” (FF 1225 – 1226)

L’impressione delle sacre stimmate sul monte della Verna è senza dubbio uno degli episodi più forti della vita di san Francesco, a volte forse dimenticato per lasciare spazio al santo del cantico delle creature e del lupo di Gubbio o all’episodio dell’incontro con il Sultano e all’attenzione al dialogo e alla pace. Sono tutti aspetti importantissimi di questo grande santo ma non va dimenticato il suo desiderio di vivere in modo sempre più forte e intimo la relazione con Dio. Poco prima di ricevere le stimmate, Francesco prega il Signore chiedendogli: “Chi se’ Tu, o dolcissimo Iddio mio? Chi sono io, vilissimo vermine e disutile servo tuo?” (FF 1915). A queste domande segue l’apertura del libro del Vangelo da parte di Francesco per tre volte sempre sulle pagine che riportano la passione di Cristo. Significativa anche la festa della “santissima Croce del mese di settembre”, come riportano i Fioretti. Tutti elementi che ci lasciano intravvedere la vicinanza di san Francesco alla passione e alla sofferenza di Cristo: Francesco, altro Cristo.

Dopo quanto accaduto, Francesco scenderà dal monte della Verna e non vi tornerà più. Nei suoi lunghi momenti trascorsi lì aveva più volte chiesto e supplicato, pregato e cercato: ora, aveva ricevuto la risposta, non aveva più bisogno di chiedere.

Ogni anno, a settembre, La Verna torna ad essere un luogo privilegiato per la preghiera e il raccoglimento, per la supplica e l’incontro con Dio. Ogni anno, la solennità delle impressioni delle sacre stimmate ci ricorda la croce di Cristo e la sua sofferenza per noi, ma anche la croce e la sofferenza di tanti uomini e donne di oggi. In questo giorno ci piace ricordare la preghiera a san Francesco di Giovanni Paolo II pellegrino alla Verna, il 17 settembre 1993: “O San Francesco, stimmatizzato della Verna, il mondo ha nostalgia di te quale icona di Gesù crocifisso. Ha bisogno del tuo cuore aperto verso Dio e verso l’uomo, dei tuoi piedi scalzi e feriti, delle tue mani trafitte e imploranti. Ha nostalgia della tua debole voce, ma forte della potenza del Vangelo. Aiuta, Francesco, gli uomini d’oggi a riconoscere il male del peccato e a cercarne la purificazione nella penitenza. Aiutali a liberarsi dalle stesse strutture di peccato, che opprimono l’odierna società. Ravviva nella coscienza dei governanti l’urgenza della pace nelle Nazioni e tra i Popoli. Trasfondi nei giovani la tua freschezza di vita, capace di contrastare le insidie delle molteplici culture di morte. Agli offesi da ogni genere di cattiveria comunica, Francesco, la tua gioia di saper perdonare. A tutti i crocifissi dalla sofferenza, dalla fame e dalla guerra, riapri le porte della speranza. Amen”.

 

Tratto da: http://www.laperfettaletizia.com/2012/09/san-francesco-altro-cristo.html

 

Fra Pizzaballa: il viaggio del Papa può fermare gli attacchi

 

15 settembre 2012


Dopo film su Maometto, l’assalto all’ambasciata americana in Libia e l’uccisione dell’ambasciatore, si è innescata in tutto il mondo arabo e mediorientale una violenta spirale fatta di scontri, assalti, attacchi alle sedi diplomatiche Usa, britanniche e canadesi. Mentre a Tripoli una persona è morta durante le manifestazioni in corso, in Egitto undici persone sono rimaste ferite nelle sommosse al Cairo. Sono 3, invece, le vittime delle proteste di Khartoum, in Sudan, contro l’ambasciata americana,  dal tetto della quale i facinorosi sono riusciti a togliere la bandiera americana e posizionare quella di al-Qaeda. Migliaia di persone, inoltre, sono scese in piazza a Teheran, in Iran, mentre episodi analoghi si registrano in Yemen, Kuwait e Indonesia. Ovvio che, per la visita del Papa in Libano, ci sia una certa apprensione. Pierbattista Pizzaballa, custode della Terra Santa, ci spiega come sta evolvendo la situazione.

Anzitutto, nella sua zona si è registrato un aumento delle tensioni? 

Effettivamente, in svariati luoghi sensibili, specialmente a Gerusalemme, è stato necessario aumentare le misure di sicurezza. Alcuni gruppi, oggi, hanno tentato di avvicinarsi al consolato americano. Benché non si siano verificati episodi gravi, ci sono stati dei disordini.

C’è il rischio che i cristiani siano identificati con l’Occidente e finiscano bersagli dell’estremismo?

Solitamente, ogniqualvolta si produce un attacco nei confronti dell’Occidente o, in particolar modo, degli Usa, i cristiani sono facilmente considerati alla stregua di una loro emanazione, soprattutto dai gruppi più facinorosi. C’è da dire che, questa volta, le autorità religiose cristiane si sono intelligentemente affrettate ad esprimere la propria disapprovazione rispetto alla realizzazione del film su Maometto. Il che ha contribuito a calmare le acque.

Quindi, cosa prevede?

Che, nell’arco di qualche giorno, la situazione torni alla normalità.  

Crede che la visita del Papa possa contribuire in maniera positiva?

Sicuramente. Il fatto che la massima autorità dei cristiani si rechi in Medioriente con spirito costruttivo e atteggiamene pacifico viene percepito nettamente anche dai fedeli islamici.

Qual è il motivo della visita del Papa in Libano?

C’è un motivo ufficiale, che consiste nella consegna  dell'Esortazione Apostolica Post-sinodale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. A questo, si affianca il fatto che, da sempre, il Papa ha manifestato particolare attenzione nei confronti della presenza dei Cristiani in Terrasanta e in Medioriente. Questo viaggio rappresenta l’anello conclusivo dei lavori del Sinodo e il termine di un percorso di sostegno morale e spirituale alla presenza dei cristiani.

Prima di partire, il Papa ha chiesto ai cristiani di restare in Medioriente, continuando a testimoniare Cristo. Qual è l’importanza della loro presenza in questi luoghi?

I cristiani devono restare, anzitutto, in Terrasanta per il semplice fatto che è necessario mantenere una presenza nel luogo in cui il cristianesimo è nato. Lì ci sono le nostre radici, i punti fermi della nostra identità. Qualunque cristiano, in tutto il mondo, senza Betlemme e senza Nazareth si sentirebbe privato di parte fondamentale della propria tradizione. I cristiani, inoltre, sono storicamente fondamentali, sul fronte culturale e sociale, per la vita di tutto il Medioriente e un fattore di pacificazione e dialogo importantissimo.

La sicurezza del Papa, attualmente, è a rischio?

Direi assolutamente di no.

Con l’avvicendarsi di svariati regimi, sono in molti a temere che le nuove autorità possano contribuire all’oppressione delle minoranze religiose in misura decisamente superiore alle precedenti. Per scongiurare il rischio, come dovrebbe agire l’Occidente?

Tutta la Comunità internazionale, e non solo l’Occidente, dovrebbe fare della difesa delle minoranze religiose uno dei punti fermi della propria politica. In particolare, andrebbe sancito il principio in base al quale la condizione sine qua non per instaurare rapporti commerciali e istituzionali con un Paese, è che questo rispetti la libertà religiosa. 

(Paolo Nessi)

Tratto da: http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2012/9/15/ISLAM-vs-OCCIDENTE-Pizzaballa-il-viaggio-del-Papa-puo-fermare-gli-attacchi/320982/

 

 

 

 

 

Mostra sull'arte sacra al Museo della Porziuncola di Santa Maria degli Angeli


13/09/2012

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Apre oggi ad Assisi, presso il Museo della Porziuncola di Santa Maria degli Angeli, e fino al 27 ottobre, una mostra di arte sacra contemporanea. “In hoc signo. La Croce nell’arte, nella cultura, nella fede” è il tema della rassegna promossa dalla Conferenza episcopale umbra in occasione del 1700mo anniversario della “visio Constantini”, avvenuta il 27 ottobre 312 d.C., all’interno della quale è stata allestita la mostra. Al centro dell’esposizione, la prospettiva della Croce, il simbolo più importante nella fede cristiana, nella visione artistica dell’affermato pittore fiorentino Filippo Rossi. Questa, come riporta l’agenzia Zenit, è sicuramente un’opportunità unica da cogliere per riflettere intorno al senso che esso ha per la nostra salvezza. (L.P.)


Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2012/09/13/mostra_sull%27arte_sacra_al_museo_della_porziuncola_di_santa_maria_degli/it1-620754


 

Sagra Musicale Umbra: il primo film italiano su S. Francesco, conservato dalla Filmoteca Vaticana


10/09/2012

altParlare di “film capolavoro” in un’epoca in cui per meritare tale appellativo bisogna dimostrare di essere all’avanguardia della tecnica cinematografica può forse far sorridere, pensando che l’opera in questione risale al 1911. Ma il “Poverello di Assisi” capolavoro lo è per davvero e questa sera, nell’ambito della 67.ma Sagra Musicale Umbra, verrà proposto a Perugia in una delle rare proiezioni, grazie alla collaborazione con la Filmoteca Vaticana. Siamo ai primordi della settima arte, quando il cinema ancora non parla e i fotogrammi scorrono con qualche sussulto di troppo. A Enrico Guazzoni, il regista, viene commissionato l’incarico di girare quello che passerà alla storia come il primo film su S. Francesco del cinema italiano. E il risultato è di altissimo livello, sia per la recitazione del protagonista, Emilio Ghione – che dopo giorni di fervorose letture francescane dà vita a un Francesco sobrio e intenso, presentandosi con il capo tonsurato per meglio aderire al personaggio – sia per la scenografia caratterizzata da grande cura e soprattutto un forte realismo, capace di affascinare anche noi spettatori smaliziati da oltre un secolo di grande schermo. “Il Poverello d’Assisi”, voluto dalla casa di produzione Cines in vista dell’Esposizione Internazionale di Torino del 1911, ottenne il secondo premio nella categoria artistica, guadagnando allora 4.000 lire. Il successo si deve in larga parte allo spirito di iniziativa di Guazzoni che invece di adeguarsi all’usanza dei cineasti di allora, che allestivano i set “in casa”, pretese e ottenne di girare le scene direttamente ad Assisi, conferendo all’opera una poesia e una naturalezza che gli artifici da studio di ripresa avrebbero probabilmente impedito. Ma c’è anche un altro a cui “Il Poverello di Assisi” è debitore per la bellezza delle sue immagini: Giotto e il suo ciclo di affreschi nella Basilica di Assisi, già a suo modo un meraviglioso “sceneggiato” sulla vita dell’“alter Christus” . (Da Perugia, Alessandro De Carolis)


Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2012/09/10/sagra_musicale_umbra:_il_primo_film_italiano_su_s._francesco,_conserva/it1-619824


 

Il documentario "Clarisse" di Liliana Cavani al Festival di Venezia

 

Della Chiesa e delle donne

di Ritanna Armeni

altLiliana Cavani è andata in un convento di clausura di Urbino per incontrare una comunità di Clarisse. Le aveva conosciute per caso, ne era rimasta colpita e voleva parlare con loro della vita, della fede, della Chiesa, degli uomini e delle donne e dei rapporti tra loro. Voleva farlo improvvisando le domande e puntanto sulla freschezza e la spontaneità della risposte.
Non è certo usuale vedere delle suore di clausura, riunite in gruppo di fronte a una telecamera per rispondere a domande che scavano nel vissuto delle donne della Chiesa, nel loro rapporto con la fede, con la preghiera, ma anche nella complessa relazione con gli uomini. "Gesù era misogino?" chiede in modo diretto la voce fuori campo. No, rispondono le suore, quasi tutte insieme e con un sorriso: "Non faceva distinzione fra le persone". E Francesco? Neanche Francesco era misogino, i suoi rapporti con Chiara erano fondati sulla parità, rispondono. "E se Gesù tornasse? Che farebbe un Gesù contemporaneo?". La risposta corale arriva senza esitazioni: "Non avrebbe paura delle donne. Accoglierebbe la donna come l'ha accolta duemila anni fa". Il suo ritorno, dicono con sorridente convinzione, provocherebbe un'apertura, la rottura di molti schemi nella società e nella Chiesa.
Nei ventuno minuti del documentario le clarisse appaiono serene, disponibili. Quando affrontano il difficile tema del rapporto fra uomini e donne nella Chiesa non c'è nei loro volti e nelle loro parole alcun cedimento alla lamentela, nè alcuna caduta nella rivendicazione. Ma non c'è neppure diplomazia, nè silenzi imbarazzati. È evidente che quello è un tema su cui hanno molto riflettuto, che le domande, per quanto non conosciute, non le sorprendono, che hanno dei giudizi precisi da dare. Gli uomini nella Chiesa non comprendono quello che le donne possono "dare", credono che esse possano solo "ricevere", dicono. E nelle loro parole si intravede un dispiacere. "Gli uomini non hanno capito che le suore non si limitano a pregare, ma pensano", afferma una delle più anziane del gruppo. "Sentire la parità con un sacerdote è molto raro. Loro vengono da noi solo a dire messa e poi se ne vanno". Le clarisse rispondono con levità e profondità, sono sincere, ma non indignate, rammaricate, ma non amareggiate. Sanno essere ironiche, senza essere taglienti. Vogliono solo spiegare e spiegarsi.

(©L'Osservatore Romano 1 settembre 2012)

Tratto da: http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#5

 

 
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