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Bacheca

Noi emigranti e Francesco d’Assisi


29 settembre 2012

Era la sera del 3 ottobre 1226 quando tranquillo, come in punta di piedi, Francesco, atteso da Dio, se ne andò. Quasi danzando.

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del nostro corrispondente a Londra Renato Zilio

Come sempre, corpo asciutto e consumato, sguardo ormai perduto, praticamente cieco, inseguiva una invisibile melodia. Oggi, è diventato il santo italiano più popolare e venerato nel mondo. La sua città, simbolo di pace. I suoi figli, a migliaia, simbolo di fratellanza. “I miei frati!” pare ancora sentire la sua voce con quel tenero richiamo. A noi, italiani emigrati all’estero, ha insegnato la sua stessa strada. Il cammino dell’esilio, lo spogliarsi da ogni cosa e da ogni affetto, la fratellanza con uomini e culture molto differenti da noi. I suoi passi sono diventati la nostra vita. Camminare, partire, rinascere, saper amare volti, lingue e orizzonti sconosciuti. Come lui.

Forse, è stato il più grande rivoluzionario nella Chiesa. Cantò con tutte le fibre dell’anima il “Magnificat” di Maria, il canto di lode a un Dio che esalta gli umili e i poveri. Umilia i potenti e gli arroganti. E cantando i suoi occhi sembravano aprirsi, per scoprire sorprendentemente un’altra dimensione: la fratellanza.

In tempi in cui ricchezza ed affari cominciavano a diffondersi a piene mani – anche nella sua stessa famiglia - dividendo uomini e classi sociali, abbracciò la povertà. Con lo stesso stupore di chi incontra per strada una donna avvenente, che lui chiamava Madonna Povertà. Amò, così, la condizione del povero. La gioia gratuita del giullare. La libertà dei figli di Dio.

Calpestò la ricchezza. Dopo aver scoperto, come nel vangelo del campo, un tesoro ancora più grande: la fratellanza con ogni essere vivente. Creatura umana o animale, acqua o fuoco, tutto danzava con lui al ritmo di uno spirito fraterno naïf ed esaltante. Nacque, un bel mattino, il suo cantico delle creature. Un giorno, la morte perfino, come una sorella, lo prenderà per mano, per danzare con lui verso il Creatore.

Oggi, tuttavia, se il figlio più bello di Assisi tornasse sui suoi passi, la sua gioia si farebbe pianto. La fratellanza sbocciata nel cuore dell’Italia è diventata un mardorlo in fiore congelato dai venti dell’inverno. Denaro, ambizioni, ingordigia, privilegi, interesse privato sono diventati in questi anni i nostri idoli. Abbiamo perduto, così, il senso del fratello e il gusto del condividere.

Forse Francesco ci farebbe intonare un inno semplice e dimenticato: Fratelli d’Italia. Sì, perchè a cominciare dagli emigranti arrivati tra di noi, trattati a volte come animali, ci farebbe riscoprire la nostra stessa umanità. Ci farebbe capire i nostri giovani, diventati i “paria”, gli ultimi della nostra stessa società. Ci aiuterebbe a scoprire gli idoli viventi tra di noi, “quelli che hanno occhi e non vedono, hanno la bocca e non parlano, hanno orecchi e non ascoltano”, uomini chiusi in se stessi, complici di un mondo antico, appassionati del dio denaro. Francesco griderebbe con tutte le fibre dell’anima che la fratellanza è l’unica maniera di costruire il nostro avvenire.

La rivoluzione di Francesco continua. Oggi potrebbe dire: “Emigrati, giovani del Sud e del Nord, unitevi! Protestate, danzate, inventate di nuovo fratellanza e condivisione. Un mondo nuovo deve prendere inizio”. Nelle chiese d’Italia un santo di gesso saprà, forse, farsi ancora voce di Dio... la nostra patria, allora, sarà davvero la terra di Francesco.

 

Tratto da: http://www.laperfettaletizia.com/2012/09/noi-emigranti-e-francesco-dassisi.html

 

Festival Francescano: uomo e donna insieme nella diversità


29 settembre 2012

Nel cuore del Festival Francescano, il pensiero del Vescovo Negri. Domenica la giornata conclusiva, tra francescanesimo, interreligiosità e predicazione di piazza.

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“La vita dell’uomo non è una lotta ma un’esperienza di compagnia. San Francesco è chiaro esempio di come la persona non è chiamata ad essere contro gli altri ma a vivere per gli altri”. Così S.E. Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino - Montefeltro, ha salutato, nel pomeriggio di sabato 29 settembre, il Festival Francescano, la manifestazione dei francescani italiani che in questi giorni sta animando il centro storico di Rimini, con un fitto programma di conferenze, momenti di spiritualità, arte e spettacolo.

Il Vescovo Negri, nel suo intervento sulla figura della donna nel Magistero della Chiesa, facendo riferimento alla Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II Mulieris Dignitatem, ha osservato come l’individuo, base del vivere sociale, sia chiamato alla pienezza della sua umanità: la maternità per la donna, la paternità per l’uomo. “Eva - ha detto il Vescovo Negri – è certamente diversa da Adamo, ma insieme sono profondamente complementari. Nell’incontro con il diverso l’uomo realizza a pieno la sua personalità. Non la donna contro l’uomo, ma la singolare convergenza di due personalità, in cui la donna in particolare è chiamata alla maternità, nell’esprimere le sue capacità di dedizione e di amore”.

Con Domenica 30 settembre il Festival Francescano arriva al suo pieno svolgimento. La giornata sarà ricca di proposte con momenti di spiritualità e preghiera, conferenze e spettacoli, intrattenimento per bambini. Alle ore 11 presso il Duomo il Vescovo Lambiasi presiederà la Celebrazione eucaristica. Il Vescovo di Rimini è già intervenuto al Festival Francescano in occasione dell’apertura dei lavori di venerdì mattina.

“La bellezza sta salvando il mondo” è il titolo dell’atteso intervento di Alessandro D’Avenia, in programma alle ore 14.30 in Piazza tre Martiri. I romanzi dello scrittore, “Bianca come il latte, rossa come il sangue” e “Cose che succedono” hanno ottenuto in questi ultimini due anni un indiscusso successo. Tutto al femminile il confronto interreligioso previsto nel pomeriggio: Renata Bedendo, Serena Di Nepi e Shahrzad Houshmand Zadeh saranno le protagoniste della tavola rotonda “Sara, Fatima e il loro Dio”. Le religioni abramitiche si confronteranno col pubblico riminese a partire dalle ore 16 in Piazza Tre Martiri. Coordina il professore Piero Stefani, esperto in ebraismo e confronto interreligioso.

Il momento della predicazione francescana in Piazza Cavour sarà proposta ai visitatori del Festival alle ore 18 da Antonio Tofanelli, Ministro dei frati Cappuccini dell’Umbria. Due momenti tutti dedicati alla figura di Chiara di Assisi: alle ore 17 incontro con le clarisse presso il Monastero di S. Bernardino, seguendo l’esempio di Santa Chiara verrà approfondito il tema “L’esperienza del corpo nella preghiera”. Alle ore 18.30 il momento musicale presso il Tempio Malatestiano con la suite teatrale di Luciano Sampaoli con Lucia Pagliardini dal titolo “Sorella Carissima”.

Il Festival Francescano ha pensato anche ai più piccoli: sempre domenica si terrà alle ore 15 presso la Corte degli Agostiniani lo spettacolo di Fantateatro “Chiara…una volta” e alle 17.30 al Palasport sarà la volta dell’atteso Concerto del Piccolo Coro “Mariole Ventre” dell’Antoniano di Bologna, con le canzoni dello Zecchino d’Oro. Durante il Festival sono esposte presso il Monastero delle Clarisse di San Bernardino le reliquie di Santa Chiara d’Assisi e di Santa Elisabbetta regina d’Ungheria terziaria francescana.

In caso di pioggia, tutte le iniziative si svolgono in sedi alternative al chiuso, lo spettacolo di Fantateatro invece sarà annullato. Si consiglia di consultare il sito del Festival.

Tratto da: http://www.laperfettaletizia.com/2012/09/festival-francescano-uomo-e-donna.html

 

 

 

Al via il Festival francescano “Femminile, plurale”: c’è posto per le donne ai piedi di Gesù


28 settembre 2012

È partita l’avventura riminese della quarta edizione del Festival Francescano: 28, 29 e 30 settembre. Tre giorni di incontri, attività e spiritualità per riportare Chiara e Francesco nelle piazze e nelle strade e riflettere sull’attualità del loro carisma.

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È stata inaugurata questa mattina (28 settembre) con l’intervento di Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini, la quarta edizione del Festival francescano. In occasione del centenario clariano appena concluso, il festival francescano quest’anno è dedicato alla figura della Santa assisana e propone una riflessione sul femminile e sulle donne nella società, nel lavoro, nella chiesa. Hanno introdotto l’intervento di Mons. Lambiasi Gloria Lisi, vice Sindaco di Rimini, Stefano Vitali, Presidente della Provincia, fra Bruno Bartolini, Presidente del Mo.Fra. dell’Emilia Romagna e fra Alessandro Caspoli, Presidente del Festival francescano.

Dopo aver sottolineato l’importanza del Festival francescano per la città di Rimini che, come ricordava Stefano Vitali è una città ricca ed opulenta ma anche desiderosa di spiritualità - una Assisi dell’Emilia Romagna come è stata definita - è stata ribadita l’importanza di una testimonianza francescana nelle strade e nelle piazze della città.

Presenti al Festival oltre 150 francescani, frati e suore, senza contare i conventi di clarisse che nell’Emilia Romagna sono 18 e che in occasione del Festival proporranno incontri con i partecipanti. L’intervento di Mons. Lambiasi dal titolo “Le donne nel Vangelo” ha proposto una duplice riflessione: sulla situazione della donna che Gesù ha trovato quando “ha posto la sua tenda in mezzo a noi” e su cosa Gesù ha lasciato agli uomini in proposito. Riprendendo il brano della creazione nella Genesi è evidente come non ci siano differenze tra uomo e donna, come entrambi siano stati creati a immagine e somiglianza di Dio e siano stati benedetti da Lui. Anche la donna quindi, come l’uomo, era uno “specchio in cui Dio si riflette sulla terra”.

Questa situazione ideale era andata perduta anche al tempo di Gesù che si è trovato a dover infrangere vari tabù come ad esempio avvicinarsi ed entrare in luoghi dedicati alle donne, toccare una donna in giorno di sabato per guarirla come nell’episodio della guarigione della suocera di Simone o l’incontro con l’adultera. Tutte situazioni in cui Gesù con il suo comportamento, i suoi gesti e le sue parole testimonia la parità tra uomo e donna, creature di Dio.

“C’è un posto per la donna ai piedi di Gesù, come discepola.” Interessante l’analisi del brano evangelico di Luca in cui viene narrato l’incontro di Gesù con Maria di Betania, sorella di Lazzaro e Marta. Maria sta ai piedi di Gesù per ascoltarlo. È questo il tipico atteggiamento del discepolo. Gesù la lascia stare anzi, risponde alla sorella Marta spiegando che Maria si prenderebbe così la parte migliore. Inoltre, dai Vangeli si può capire che Gesù aveva al seguito anche delle donne. Anche in Galati 3, 28 è evidente come nel pensiero e nel desiderio di Gesù non ci fossero discriminazioni di nessun tipo, né razziale, né sociale, né sessuale: “Né giudeo né greco; né schiavo né libero; né maschio né femmina”. “Francesco e Chiara hanno interpretato la concezione dell’uomo e della donna in un modo pienamente umano e fedelmente evangelico”, ha concluso Mons. Lambiasi lasciando al Festival un punto di partenza su cui riflettere i prossimi giorni.

Ne parleranno domani, 29 settembre, alle 10,30 Marco Bartoli, storico medievista, uno dei maggiori conoscitori della figura di Chiara d’Assisi e alle 11,00 Jacques Dalarun, esperto di movimenti religiosi femminili in Italia tra il XIII e il XIV secolo che parlerà di Chiara d’Assisi e Chiara da Rimini. Nel pomeriggio, alle 14,45, la testimonianza di suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata che ha vissuto per 24 anni in Kenya. Sempre nel pomeriggio è previsto l’intervento di Mons. Luigi Negri, vescovo di S. Marino-Montefeltro; don Timothy Verdon, storico dell’arte e alle 16,30 l’intervento di Rita Borsellino, europarlamentare che da anni ha intrapreso una lotta per la legalità, dopo la morte del fratello.
Numerose saranno le attività di piazza per i più piccoli a partire dalle 15,00 con frate Mago e Maga Maghella come pure lo spettacolo teatrale di Fantateatro, “Chiara…una volta”, presso la Corte degli Agostiniani. Interessante iniziativa quella di “Pagine sparse”, alle 15,00, proposta dalle “Persone libro” dell’Associazione Donne di carta, dalle quali poter ascoltare alcune delle pagine più belle dei libri.
Da non dimenticare l’incontro con le Clarisse presso il Monastero di S. Bernardino, alle 17,00, e la Preghiera francescana delle 19 in Piazza Tre Martiri. Assolutamente da non perdere il musical “Chiara e Francesco – l’amore quello vero”, i cui biglietti si possono acquistare presso l’infopoint. In caso di pioggia, tutte le iniziative si svolgono in sedi alternative al chiuso. Per questo, si consiglia di consultare il sito del Festival

 

Tratto da: http://www.laperfettaletizia.com/2012/09/al-via-il-festival-francescano.html

 

Cortile dei Gentili ad Assisi: il cardinale Ravasi dialogherà con il presidente Napolitano


25/09/2012

altUn evento all’insegna dello spirito francescano dell’incontro: è stato presentato stamani, alla Sala Stampa vaticana, il Cortile dei Gentili ad Assisi del 5-6 ottobre prossimo. A illustrare l’evento, a cui prenderà parte anche il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, sono stati stamani, tra gli altri, il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del dicastero della Cultura, padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento d’Assisi, e lo scrittore Vincenzo Cerami.

Il servizio di Alessandro Gisotti:

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Un “evento emblematico” e originale nella città di San Francesco all’insegna del dialogo e della nuova evangelizzazione. La due giorni ad Assisi del Cortile dei Gentili, il 5 e 6 ottobre, avrà per tema “Dio, questo sconosciuto” e vivrà un momento di grande richiamo con il dialogo d’apertura tra il cardinale Gianfranco Ravasi e il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano. Il programma del “Cortile di Francesco” è particolarmente ricco di eventi con 9 incontri sparsi nella città umbra e 40 relatori di alto livello, esponenti della cultura, dell’economia e della società. Ci saranno inoltre due eventi paralleli particolarmente significativi: il Cortile dei Bambini, già presente a Palermo, e il Cortile della Narrazione. La tappa di Assisi segue quella di grande successo in Svezia, in un ambiente – ha detto il cardinale Ravasi – dove vi è stata una sorprendente attenzione per il Cortile dei Gentili, nonostante la società svedese sia fortemente secolarizzata. Rispondendo dunque alle domande dei giornalisti, il cardinale Gianfranco Ravasi ha tracciato un primo bilancio dell’esperienza del Cortile, che ha già toccato numerose città in tutto il mondo:

“Il bilancio che ho finora è positivo, soprattutto perché i temi mutano da luogo in luogo, e quindi bene o male, acquistano una connotazione esistenziale. La speranza è che si possa continuare, e continuare da parte delle chiese e da parte del mondo laico, non credente, che ha collaborato con maggiore entusiasmo... La seconda cosa: c’è davanti tutto l’orizzonte dell’indifferenza e credo che questo sia il nostro vero problema.”

Quindi, il porporato ha sottolineato che sono già in programma nuove tappe del Cortile nei prossimi mesi: a Catanzaro, sul tema della legalità, in Portogallo e ancora in Messico e a Marsiglia, in Francia. Il cardinale Ravasi non ha poi mancato di auspicare un incontro del Cortile all’università “La Sapienza” di Roma, dove al Papa fu impedito di parlare nel gennaio del 2008. Ritornando all’evento di Assisi, è stato osservato che avviene nell’imminenza del Sinodo per la Nuova Evangelizzazione e dell’inizio dell’Anno della Fede. Non meno importante, ha poi notato, il francescano padre Enzo Fortunato è che avvenga all’indomani della Festa di San Francesco:

“Il fatto che avvenga il 'Cortile di Francesco', il Cortile dei Gentili, dopo il 4 ottobre, io credo che è un po' come continuare a celebrare questa figura con momenti diversi. Emozione e riflessione vanno insieme”.

Dal canto suo, lo scrittore e drammaturgo Vincenzo Cerami ha detto che il Cortile dei Gentili sembra “l’unica cosa” che si muove nel panorama culturale italiano. Ed ha affermato che un artista, anche se non credente, è sempre attratto profondamente dalla dimensione della fede. Il “Cortile di Francesco” si contraddistinguerà anche per una notevole copertura mediatica: l’evento sarà infatti seguito, tra gli altri, da Rai1, da Telepace e dalla nostra emittente che coprirà in diretta diversi momenti delle due giornate ad Assisi.

 

Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2012/09/25/cortile_dei_gentili_ad_assisi:_il_cardinale_ravasi_dialogher%C3%A0_con_il_p/it1-624316

 

Chiuso il Capitolo generale dei Cappuccini: intervista con padre Jöhri

 

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22/09/2012

altUndicimila frati e duemila conventi: è questa la famiglia dei Frati Minori Cappuccini, che in questi giorni ha vissuto l’84.mo Capitolo generale, terminato questa mattina. Alla guida c’è fratel Mauro Jöhri, 65 anni, della Provincia monastica svizzera, il quale, dopo i primi sei anni di mandato, è stato riconfermato alla guida dell'Ordine poche settimane fa. Questa notte, a San Giovanni Rotondo, il ministro generale presiederà la celebrazione eucaristica per ricordare il 44.mo anniversario della morte di Padre Pio, per poi festeggiare domani i 10 anni dalla prima memoria liturgica dedicata a San Pio di Pietrelcina.

Degli obiettivi per il futuro della famiglia dei Frati Minori Cappuccini, Fausta Speranza ha parlato con lo stesso padre Mauro Jöhri:

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R. – A partire dall’esperienza di questo Capitolo e di quanto è emerso durante i lavori, le intenzioni sono di rafforzare lo scambio e la condivisione anche tra i fratelli delle varie Province e quindi una maggiore collaborazione da un continente all’altro e da una Provincia all’altra. L’altra finalità – l’ho detto questa mattina nell’omelia – è di approfittare veramente di questo Anno della fede, perché non è poi così evidente che si viva con la consapevolezza non solo che Dio c’è, ma che Dio agisca.

D. – Padre Mauro, a proposito di nuova evangelizzazione, come procedere?alt

R. – Io credo che si debba da una parte rivedere molte forme della nostra azione pastorale, perché noi, per così dire, "accudiamo" quelle poche persone che continuano a frequentare la Chiesa e non siamo abbastanza attenti a tutta una realtà che ci sta sfuggendo. Dobbiamo uscire un po’ dai nostri “ghetti” per andare verso l’altro, consapevoli anche che il fatto di aver portato il Vangelo in Europa a suo tempo ha comportato anni e secoli: quindi, non sarà un lavoro che si esaurisce nel giro di pochi anni. Una delle preoccupazioni o meglio uno dei temi da affrontare in questi sei anni sarà proprio quello del nostro lavoro, del lavoro pastorale.

D. – Tutti siamo chiamati a un impegno di nuova evangelizzazione: qual è lo specifico dei Frati Minori Cappuccini?

R. – I Frati Minori Cappuccini sono stati sempre la gente del popolo: hanno portato al popolo il Vangelo con, direi, un po’ la "manica larga" e cioè anche con un senso di molta comprensione, di molta vicinanza, di molta magnanimità e di benevolenza. Io credo che questa sia una carta vincente ancora oggi: avvicinarsi alle persone sapendo che Dio ci ama tutti, indifferentemente dal fatto che crediamo o che non crediamo, e aprire il cuore delle persone per accogliere questo amore, per essere riconoscenti, per essere coscienti. Io penso che noi Cappuccini in questo abbiamo una tradizione che ci può essere di grande aiuto.

D. – Questo è anche un momento in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri diventano sempre più poveri nelle società in generale. Soprattutto, con questa crisi aumenta la povertà nelle nazioni, anche le più ricche. Che cosa riscoprire della povertà che voi testimoniate?

R. – Io le dirò che, molto concretamente, nelle mense cosiddette dei poveri dei nostri conventi – e penso a due città come Milano in Italia, o Detroit negli Stati Uniti – la frequenza è aumentata fortemente e noi abbiamo non solo l’obbligo di condividere, ma anche di scuotere chi è possidente affinché vada incontro al bisogno immediato di garantire al povero almeno il cibo, il vestito e una certa dignità. Noi possiamo fare questo lavoro di primo aiuto, grazie anche a molte persone ricche che anonimamente ci aiutano e condividono con altri. Credo che questo rappresenti un segmento in tutto il lavoro che si può svolgere per dare sollievo a chi è meno abbiente. Penso che, al momento, sia uno dei servizi che ci caratterizza.

 

Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2012/09/22/chiuso_il_capitolo_generale_dei_cappuccini:_intervista_con_padre_j%C3%B6hri/it1-623652

 
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