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Premiata ad Assisi Angela Alioto per il suo impegno a favore dei senzatetto


04/10/2012

altAd Assisi nell'ambito delle celebrazioni per la festa di San Francesco, Patrono d’Italia, è stato assegnato ad Angela Alioto, madre di qiuattro figli - da decenni impegnata politicamente a sostegno dei senza tetto di San Francisco in California - il riconoscimento “Rosa d’argento Frate Jacopa 2012 – donne del nostro tempo testimoni di fede speranza e carità” .

Si deve a lei anche la costruzione della “Nuova Porziuncola” e il restauro della storica chiesa dedicata al Poverello nella città americana. Paolo Ondarza l’ha intervistata:

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R. - Quando avevo 15 anni, andavo a scuola a Firenze dove vivevo con i miei zii. Un giorno mi chiesero di venire ad Assisi con loro, ma io volevo rimanere a Firenze perché pensavo: “Questo Santo è morto 800 anni fa…”. Quando sono scesa dal treno nella stazione di Santa Maria degli Angeli (Assisi) ho sentito come un vento caldo dentro il mio cuore. Poi, mi sono messa in cammino dalla stazione del treno, fino al Sacro Convento. Da quel momento, Francesco mi ha “preso”. Lui è il più caro amico nella mia vita: ama tutti, indipendentemente da chi sono, dal colore della pelle, dalle idee. Lui voleva che tutti potessero andare in paradiso. Per amare Francesco bisogna amare Gesù Cristo.

D. - Come le tutte le grandi città, anche a San Francisco si vive la contraddizione della povertà accanto al benessere. Quello che può fare la differenza in un simile contesto è quando si sceglie di abbracciare il sofferente: pensiamo all’abbraccio di Francesco con il lebbroso, origine della sua conversione…

R. - Sì, assolutamente. E’ il caso delle persone malate di Aids. Quando sono stata eletta nel 1988 presidente del Consiglio della provincia della città di San Francisco, mi sono impegnata per la stesura di leggi in favore dei senzatetto, per dar loro una casa. La città di San Francisco ha più di 15 mila persone senzatetto e abbiamo voluto dare una casa a coloro che vivono in strada, da più di cinque anni. Questa casa che abbiamo costruito a San Francisco è dotata anche di una sezione medica, che è molto importante viste le condizioni psico-sanitarie di queste persone. Il nostro lavoro è ora imitato in vari Stati degli Usa.

D. - Vogliamo spendere qualche parola anche sulla costruzione della "Nuova Porziuncola" per la quale lei si è adoperata?

R. - Nel 2005, stavano vendendo molte chiese di San Francisco. Era una cosa che spezzava il cuore. Perciò, sono andata dall’arcivescovo del Nevada e ho detto: “Per favore, non dobbiamo cedere la chiesa di San Francesco, perché innanzitutto è la chiesa più antica della nostra città, costruita nel 1849 e poi a San Francisco dobbiamo avere la chiesa di Francesco!”. Quindi, ho spiegato la mia idea: “Nella vecchia palestra costruiamo una riproduzione della Porziuncola, poi restauriamo la vecchia chiesa, mentre nel refettorio potrebbe sorgere l’università del pensiero francescano”. L’arcivescovo mi disse di sì, perciò sono venuta in Italia, ho trovato le persone giuste: progettisti, falegnami etc…; ma non li ho trovati io, è stato Francesco a trovare tutti quanti con lo Spirito Santo! La "Nuova Porziuncola" di San Francesco è uguale a quella di Assisi, è un posto santo dove vengono mille persone a settimana. Quando abbiamo aperto - settembre 2008 - non c’era nessuno addetto alla sorveglianza e alla cura della Porziuncola. Per questo motivo abbiamo fondato l’organizzazione dei “Cavalieri di San Francesco”, che svolgono servizio presso la Porziuncola oltre ad attività caritative con i poveri ed i malati. In quei giorni, eravamo pochi - 10-12 persone – oggi, invece, siamo più di 320, appartenenti a tutte le religioni - buddisti, ebrei, musulmani - proprio come diceva Francesco: “Tutti in Paradiso!”.

D. - Il suo impegno è stato riconosciuto in questi giorni, in occasione della festa di San Francesco, con la “Rosa d’argento - Frate Jacopa 2012”…

R. – E’ stato difficile accettarlo. Perché non si trattava di un riconoscimento alla mia attività politica, riguardava la mia vita di fede. È difficile ricevere un premio per la fede, poi ho capito che si trattava di un riconoscimento, non di un premio. La "Rosa d’argento" sarà messa sul muro della Nuova Porziuncola di Francesco a San Francisco. Resterà là per sempre, nella sua città americana.

 

Tratto da: http://it.radiovaticana.va/news/2012/10/05/premiata_ad_assisi_angela_alioto_per_il_suo_impegno_a_favore_dei_senza/it1-627031

 

San Francesco d'Assisi - BENEDETTO XVI

 

 BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 27 gennaio 2010
 

 [Video]

San Francesco d'Assisi

Cari fratelli e sorelle,

in una recente catechesi, ho già illustrato il ruolo provvidenziale che l’Ordine dei Frati Minori e l’Ordine dei Frati Predicatori, fondati rispettivamente da san Francesco d’Assisi e da san Domenico da Guzman, ebbero nel rinnovamento della Chiesa del loro tempo. Oggi vorrei presentarvi la figura di Francesco, un autentico “gigante” della santità, che continua ad affascinare moltissime persone di ogni età e di ogni religione.

“Nacque al mondo un sole”. Con queste parole, nella Divina Commedia (Paradiso, Canto XI), il sommo poeta italiano Dante Alighieri allude alla nascita di Francesco, avvenuta alla fine del 1181 o agli inizi del 1182, ad Assisi. Appartenente a una ricca famiglia – il padre era commerciante di stoffe –, Francesco trascorse un’adolescenza e una giovinezza spensierate, coltivando gli ideali cavallereschi del tempo. A vent’anni prese parte ad una campagna militare, e fu fatto prigioniero. Si ammalò e fu liberato. Dopo il ritorno ad Assisi, cominciò in lui un lento processo di conversione spirituale, che lo portò ad abbandonare gradualmente lo stile di vita mondano, che aveva praticato fino ad allora. Risalgono a questo periodo i celebri episodi dell’incontro con il lebbroso, a cui Francesco, sceso da cavallo, donò il bacio della pace, e del messaggio del Crocifisso nella chiesetta di San Damiano. Per tre volte il Cristo in croce si animò, e gli disse: “Va’, Francesco, e ripara la mia Chiesa in rovina”. Questo semplice avvenimento della parola del Signore udita nella chiesa di S. Damiano nasconde un simbolismo profondo. Immediatamente san Francesco è chiamato a riparare questa chiesetta, ma lo stato rovinoso di questo edificio è simbolo della situazione drammatica e inquietante della Chiesa stessa in quel tempo, con una fede superficiale che non forma e non trasforma la vita, con un clero poco zelante, con il raffreddarsi dell’amore; una distruzione interiore della Chiesa che comporta anche una decomposizione dell’unità, con la nascita di movimenti ereticali. Tuttavia, in questa Chiesa in rovina sta nel centro il Crocifisso e parla: chiama al rinnovamento, chiama Francesco ad un lavoro manuale per riparare concretamente la chiesetta di san Damiano, simbolo della chiamata più profonda a rinnovare la Chiesa stessa di Cristo, con la sua radicalità di fede e con il suo entusiasmo di amore per Cristo. Questo avvenimento, accaduto probabilmente nel 1205, fa pensare ad un altro avvenimento simile verificatosi nel 1207: il sogno del Papa Innocenzo III. Questi vede in sogno che la Basilica di San Giovanni in Laterano, la chiesa madre di tutte le chiese, sta crollando e un religioso piccolo e insignificante puntella con le sue spalle la chiesa affinché non cada. E’ interessante notare, da una parte, che non è il Papa che dà l’aiuto affinché la chiesa non crolli, ma un piccolo e insignificante religioso, che il Papa riconosce in Francesco che Gli fa visita. Innocenzo III era un Papa potente, di grande cultura teologica, come pure di grande potere politico, tuttavia non è lui a rinnovare la Chiesa, ma il piccolo e insignificante religioso: è san Francesco, chiamato da Dio. Dall’altra parte, però, è importante notare che san Francesco non rinnova la Chiesa senza o contro il Papa, ma solo in comunione con lui. Le due realtà vanno insieme: il Successore di Pietro, i Vescovi, la Chiesa fondata sulla successione degli Apostoli e il carisma nuovo che lo Spirito Santo crea in questo momento per rinnovare la Chiesa. Insieme cresce il vero rinnovamento.

Ritorniamo alla vita di san Francesco. Poiché il padre Bernardone gli rimproverava troppa generosità verso i poveri, Francesco, dinanzi al Vescovo di Assisi, con un gesto simbolico si spogliò dei suoi abiti, intendendo così rinunciare all’eredità paterna: come nel momento della creazione, Francesco non ha niente, ma solo la vita che gli ha donato Dio, alle cui mani egli si consegna. Poi visse come un eremita, fino a quando, nel 1208, ebbe luogo un altro avvenimento fondamentale nell’itinerario della sua conversione. Ascoltando un brano del Vangelo di Matteo – il discorso di Gesù agli apostoli inviati in missione –, Francesco si sentì chiamato a vivere nella povertà e a dedicarsi alla predicazione. Altri compagni si associarono a lui, e nel 1209 si recò a Roma, per sottoporre al Papa Innocenzo III il progetto di una nuova forma di vita cristiana. Ricevette un’accoglienza paterna da quel grande Pontefice, che, illuminato dal Signore, intuì l’origine divina del movimento suscitato da Francesco. Il Poverello di Assisi aveva compreso che ogni carisma donato dallo Spirito Santo va posto a servizio del Corpo di Cristo, che è la Chiesa; pertanto agì sempre in piena comunione con l’autorità ecclesiastica. Nella vita dei santi non c’è contrasto tra carisma profetico e carisma di governo e, se qualche tensione viene a crearsi, essi sanno attendere con pazienza i tempi dello Spirito Santo.

In realtà, alcuni storici nell’Ottocento e anche nel secolo scorso hanno cercato di creare dietro il Francesco della tradizione, un cosiddetto Francesco storico, così come si cerca di creare dietro il Gesù dei Vangeli, un cosiddetto Gesù storico. Tale Francesco storico non sarebbe stato un uomo di Chiesa, ma un uomo collegato immediatamente solo a Cristo, un uomo che voleva creare un rinnovamento del popolo di Dio, senza forme canoniche e senza gerarchia. La verità è che san Francesco ha avuto realmente una relazione immediatissima con Gesù e con la parola di Dio, che voleva seguire sine glossa, così com’è, in tutta la sua radicalità e verità. E’ anche vero che inizialmente non aveva l’intenzione di creare un Ordine con le forme canoniche necessarie, ma, semplicemente, con la parola di Dio e la presenza del Signore, egli voleva rinnovare il popolo di Dio, convocarlo di nuovo all’ascolto della parola e all’obbedienza verbale con Cristo. Inoltre, sapeva che Cristo non è mai “mio”, ma è sempre “nostro”, che il Cristo non posso averlo “io” e ricostruire “io” contro la Chiesa, la sua volontà e il suo insegnamento, ma solo nella comunione della Chiesa costruita sulla successione degli Apostoli si rinnova anche l’obbedienza alla parola di Dio.

E’ anche vero che non aveva intenzione di creare un nuovo ordine, ma solamente rinnovare il popolo di Dio per il Signore che viene. Ma capì con sofferenza e con dolore che tutto deve avere il suo ordine, che anche il diritto della Chiesa è necessario per dar forma al rinnovamento e così realmente si inserì in modo totale, col cuore, nella comunione della Chiesa, con il Papa e con i Vescovi. Sapeva sempre che il centro della Chiesa è l'Eucaristia, dove il Corpo di Cristo e il suo Sangue diventano presenti. Tramite il Sacerdozio, l'Eucaristia è la Chiesa. Dove Sacerdozio e Cristo e comunione della Chiesa vanno insieme, solo qui abita anche la parola di Dio. Il vero Francesco storico è il Francesco della Chiesa e proprio in questo modo parla anche ai non credenti, ai credenti di altre confessioni e religioni.

Francesco e i suoi frati, sempre più numerosi, si stabilirono alla Porziuncola, o chiesa di Santa Maria degli Angeli, luogo sacro per eccellenza della spiritualità francescana. Anche Chiara, una giovane donna di Assisi, di nobile famiglia, si mise alla scuola di Francesco. Ebbe così origine il Secondo Ordine francescano, quello delle Clarisse, un’altra esperienza destinata a produrre frutti insigni di santità nella Chiesa.      

Anche il successore di Innocenzo III, il Papa Onorio III, con la sua bolla Cum dilecti del 1218 sostenne il singolare sviluppo dei primi Frati Minori, che andavano aprendo le loro missioni in diversi paesi dell’Europa, e persino in Marocco. Nel 1219 Francesco ottenne il permesso di recarsi a parlare, in Egitto, con il sultano musulmano Melek-el-Kâmel, per predicare anche lì il Vangelo di Gesù. Desidero sottolineare questo episodio della vita di san Francesco, che ha una grande attualità. In un’epoca in cui era in atto uno scontro tra il Cristianesimo e l’Islam, Francesco, armato volutamente solo della sua fede e della sua mitezza personale, percorse con efficacia la via del dialogo. Le cronache ci parlano di un’accoglienza benevola e cordiale ricevuta dal sultano musulmano. È un modello al quale anche oggi dovrebbero ispirarsi i rapporti tra cristiani e musulmani: promuovere un dialogo nella verità, nel rispetto reciproco e nella mutua comprensione (cfr Nostra Aetate, 3). Sembra poi che nel 1220 Francesco abbia visitato la Terra Santa, gettando così un seme, che avrebbe portato molto frutto: i suoi figli spirituali, infatti, fecero dei Luoghi in cui visse Gesù un ambito privilegiato della loro missione. Con gratitudine penso oggi ai grandi meriti della Custodia francescana di Terra Santa.

Rientrato in Italia, Francesco consegnò il governo dell’Ordine al suo vicario, fra Pietro Cattani, mentre il Papa affidò alla protezione del Cardinal Ugolino, il futuro Sommo Pontefice Gregorio IX, l’Ordine, che raccoglieva sempre più aderenti. Da parte sua il Fondatore, tutto dedito alla predicazione che svolgeva con grande successo, redasse una Regola, poi approvata dal Papa.

Nel 1224, nell’eremo della Verna, Francesco vede il Crocifisso nella forma di un serafino e dall’incontro con il serafino crocifisso, ricevette le stimmate; egli diventa così uno col Cristo crocifisso: un dono, quindi, che esprime la sua intima identificazione col Signore.

La morte di Francesco – il suo transitus - avvenne la sera del 3 ottobre 1226, alla Porziuncola. Dopo aver benedetto i suoi figli spirituali, egli morì, disteso sulla nuda terra. Due anni più tardi il Papa Gregorio IX lo iscrisse nell’albo dei santi. Poco tempo dopo, una grande basilica in suo onore veniva innalzata ad Assisi, meta ancor oggi di moltissimi pellegrini, che possono venerare la tomba del santo e godere la visione degli affreschi di Giotto, pittore che ha illustrato in modo magnifico la vita di Francesco.

È stato detto che Francesco rappresenta un alter Christus, era veramente un’icona viva di Cristo. Egli fu chiamato anche “il fratello di Gesù”. In effetti, questo era il suo ideale: essere come Gesù; contemplare il Cristo del Vangelo, amarlo intensamente, imitarne le virtù. In particolare, egli ha voluto dare un valore fondamentale alla povertà interiore ed esteriore, insegnandola anche ai suoi figli spirituali. La prima beatitudine del Discorso della Montagna - Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3) - ha trovato una luminosa realizzazione nella vita e nelle parole di san Francesco. Davvero, cari amici, i santi sono i migliori interpreti della Bibbia; essi, incarnando nella loro vita la Parola di Dio, la rendono più che mai attraente, così che parla realmente con noi. La testimonianza di Francesco, che ha amato la povertà per seguire Cristo con dedizione e libertà totali, continua ad essere anche per noi un invito a coltivare la povertà interiore per crescere nella fiducia in Dio, unendo anche uno stile di vita sobrio e un distacco dai beni materiali.

In Francesco l’amore per Cristo si espresse in modo speciale nell’adorazione del Santissimo Sacramento dell’Eucaristia. Nelle Fonti francescane si leggono espressioni commoventi, come questa: “Tutta l’umanità tema, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, vi è Cristo, il Figlio del Dio vivente. O favore stupendo! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi per la nostra salvezza, sotto una modica forma di pane” (Francesco di Assisi, Scritti, Editrici Francescane, Padova 2002, 401).

In quest’anno sacerdotale, mi piace pure ricordare una raccomandazione rivolta da Francesco ai sacerdoti: “Quando vorranno celebrare la Messa, puri in modo puro, facciano con riverenza il vero sacrificio del santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo” (Francesco di Assisi, Scritti, 399). Francesco mostrava sempre una grande deferenza verso i sacerdoti, e raccomandava di rispettarli sempre, anche nel caso in cui fossero personalmente poco degni. Portava come motivazione di questo profondo rispetto il fatto che essi hanno ricevuto il dono di consacrare l’Eucaristia. Cari fratelli nel sacerdozio, non dimentichiamo mai questo insegnamento: la santità dell’Eucaristia ci chiede di essere puri, di vivere in modo coerente con il Mistero che celebriamo.

Dall’amore per Cristo nasce l’amore verso le persone e anche verso tutte le creature di Dio. Ecco un altro tratto caratteristico della spiritualità di Francesco: il senso della fraternità universale e l’amore per il creato, che gli ispirò il celebre Cantico delle creature. È un messaggio molto attuale. Come ho ricordato nella mia recente Enciclica Caritas in veritate, è sostenibile solo uno sviluppo che rispetti la creazione e che non danneggi l’ambiente (cfr nn. 48-52), e nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno ho sottolineato che anche la costruzione di una pace solida è legata al rispetto del creato. Francesco ci ricorda che nella creazione si dispiega la sapienza e la benevolenza del Creatore. La natura è da lui intesa proprio come un linguaggio nel quale Dio parla con noi, nel quale la realtà diventa trasparente e possiamo noi parlare di Dio e con Dio.

Cari amici, Francesco è stato un grande santo e un uomo gioioso. La sua semplicità, la sua umiltà, la sua fede, il suo amore per Cristo, la sua bontà verso ogni uomo e ogni donna l’hanno reso lieto in ogni situazione. Infatti, tra la santità e la gioia sussiste un intimo e indissolubile rapporto. Uno scrittore francese ha detto che al mondo vi è una sola tristezza: quella di non essere santi, cioè di non essere vicini a Dio. Guardando alla testimonianza di san Francesco, comprendiamo che è questo il segreto della vera felicità: diventare santi, vicini a Dio!

Ci ottenga la Vergine, teneramente amata da Francesco, questo dono. Ci affidiamo a Lei con le parole stesse del Poverello di Assisi: “Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te nata nel mondo tra le donne, figlia e ancella dell’altissimo Re e Padre celeste, Madre del santissimo Signor nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo: prega per noi... presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e Maestro” (Francesco di Assisi, Scritti, 163).

© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana

Tratto da: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2010/documents/hf_ben-xvi_aud_20100127_it.html#

 

 <I>Francesco prega dinanzi al Crocifisso di San Damiano</I>, Giotto nella Basilica Superiore di Assisi

Francesco prega dinanzi al Crocifisso di San Damiano - Giotto, Basilica Superiore di Assisi


Ultimo aggiornamento ( Giovedì 04 Ottobre 2012 17:08 )

 

Francesco d’Assisi, un genio dello spirito


03 ottobre 2010

di Pasquale Lubrano Lavadera


In dialogo con Massimiliano Varrese, interprete del poverello d’Assisi nel musical “Chiara e Francesco - L’Amore quello vero”

 

alt Massimiliano Varrese, premio teatrale “Vittorio Gassman” per la sua  innovativa e originale interpretazione del musical "Tre metri sopra il cielo", protagonista sul grande schermo di "Fuoco su di me" di Lamberto Lambertini e di una serie di fiction televisive, sarà Francesco d’Assisi in un interessante musical della stessa casa di produzione del successo mondiale "Forza venite gente". Una svolta per la sua carriera di artista. È lui stesso a parlarcene: «Qualcosa dentro di me mi spingeva a star lontano da tutto ciò che aveva caratterizzato la mia vita fino ad allora. Ho ricominciato a studiare, riprendendo anche la passione che avevo per le discipline naturali ed ho preso una specializzazione importante che mi porta oggi a collaborare con alcuni medici. Nello stesso tempo ho cercato di realizzare artisticamente i lavori che desideravo. Ho scritto col mio amico Francesco Serino il libro "L’estate è già finita" ed è nato un progetto teatrale in collaborazione con il maestro Maurizio Mastrini, "Processi inversi", sulle poesie di Diego Maria Porena. Ultimamente sono stato protagonista al cinema di un dramma psicologico, "Il mistero di Laura", di Giovanni Galletta».
 
E oggi la grossa novità…
«Al pensiero mi viene ancora la pelle d’oca, perché si è trattato di una coincidenza particolare. In questa ricerca nuova per la mia vita di artista, mi sono detto un giorno: mi piacerebbe interpretare Francesco d’Assisi. E con mia grande gioia mi è stato proposto di interpretare Francesco nel musical “Chiara e Francesco - L’amore quello vero”, che è stato presentato in anteprima mondiale a Rimini il 29 settembre scorso, nell’ambito del Festival francescano. Il fascino della sua figura mi giungeva da lontano, forse dalla mia fanciullezza, dall’amore che ritrovavo per la natura e anche dal personaggio di Eugenio in "Fuoco su di me", che è stato  il primo personaggio importante che ho interpretato sul grande schermo e che somigliava un po’ a Francesco. Una somiglianza interiore. Eugenio scampato al naufragio si trova sull’isola di Procida e viene accolto e curato da un frate francescano che vive da eremita. Eugenio chiede al frate: “Come si fa ad abbandonare tutto?”. E il frate gli dice che, se lo vogliamo, possiamo sempre trovare la nostra libertà dalle cose materiali».
 
Come ti sei rapportato con il nuovo personaggio che dovevi portare sulle scene? 
«Ho trovato davanti a me un gigante, un genio dello spirito che ha lottato fortemente per realizzare il suo sogno, spogliandosi di quegli orpelli che appesantivano la sua vita. Mi sono rispecchiato in Francesco ed ho trovato consonanza tra la sua scelta e il mio dire no a certi compromessi che il mondo dello spettacolo mi chiedeva. Ho vissuto giorni straordinari, che  hanno  cancellato certe immagini stereotipate del Santo che spesso hanno impedito a tanti giovani di oggi di trovare in lui un leader, scoprendo un uomo pieno di coraggio che ha rivoluzionato il mondo. Ho laporato in questi due mesi di preparazione con passione e volevo che dalla mia interpretazione trasparisse il vero Francesco».
 
Pensi che i giovani di oggi possano essere interessati a Francesco? 
«Moltissimo. Francesco ha portato avanti la sua idea  senza tener conto delle reazioni o dei giudizi degli altri. Ha sempre ascoltato la voce interiore della sua coscienza. Molti  l’hanno preso per matto, ma quella sua “follia d’amore” ha lasciato un segno grande nell’umanità. Egli parla a tutti, ma soprattutto ai giovani ai quali dice: “Se avete un sogno bello nella vita non abbiate paura dei giudizi degli altri, lottate per realizzarlo”. C’è una frase del film "Fuoco su di me", che è diventata il mio motto: “Il sognatore deve essere più forte del sogno”. Essa, mi pare, esprime molto bene la personalità di Francesco che ha avuto coraggio, determinazione e spirito di sacrifico per realizzare quello che aveva intravisto».
 
Francesco d’Assisi, un sognatore che lotta ma che sa anche “perdere”.
«Quando lottiamo per qualcosa di “grande” dobbiamo fare i conti con i nostri limiti e accettare la fatica e tante volte anche la sconfitta. Quella sconfitta non interrompe il cammino intrapreso, ma lo rende più vero perché ci rende umili e allora anche la sconfitta accettata diventa momento di crescita. La figura di Francesco è emblematica in tal senso. Egli ha “perso tutto”, si è spogliato della ricchezza, ha lasciato la sua “divisa” a casa, ha indossato stracci, e ci ha insegnato che possiamo guardare ogni creatura con occhi puri e che poter dire a una persona: “Ti voglio bene, sono disposto a far qualcosa per te” è l’atto più creativo e ci fa un gran bene».
 
Un’esperienza coraggiosa questo musical, in una umanità spesso distratta e lontana dai valori che Francesco e Chiara d’Assisi propongono?
«Il coraggio nasce dall’amore. Francesco non si è arrabbiato né ha trattato male chi pensava solo ai soldi, ma ha proposto un modo di vivere diverso. Io dinanzi a comportamenti che mi fanno soffrire mi domando perché quella persona si comporta male. E scopro che un motivo c’è sempre. L’uomo è fatto per il bene e se agisce e procura il male qualcosa è avvenuto nella sua vita. Tutto allora dipende da come mi pongo con gli altri. Se emano rabbia, suscito rabbia, ma se cerco di dare amore, primo o poi ci sarà una risposta d’amore».

Una scelta coraggiosa questa trasposizione...
«Sono particolarmente felice di portare al vasto pubblico italiano questo musical che è di grande valore artistico, grazie agli autori, alla regia e agli altri interpreti. Tre gli autori: Giampaolo Belardinelli (Musiche), Pietro Castellacci (Testi), Achille Oliva e Adriano Maria Maiello (collaborazione musicale) del famoso "Forza venite gente"; la regia è di Oreste Castagna, coreografie di Alberta Palmisano. Chiara è la bravissima Marina Murari. Quando ne parlo mi emoziono, anche perché è stata un’esperienza in crescendo, più passavano i giorni e più mi avvicinavo a questo personaggio che ha dato input nuovi alla mia vita. Mi collego spesso a questa “fonte” e sento che porta in me una crescita spirituale fortissima».
 


 

Francesco d'Assisi, viaggio nella pace

 

La "città benedetta" celebra la festa del patrono d'Italia con un programma fitto di eventi. E accoglie pellegrini e turisti con un'atmosfera di fede e di pace.

03/10/2012

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La festa di san Francesco, patrono d'Italia sarà celebrata ad Assisi con due giornate dense di eventi, il 3 e il 4 ottobre, a cui partecipano le autorità civili e religiose. Saranno due giornate speciali, ma non uniche, perché andare nella “città benedetta” riempie il cuore di pace in ogni momento. Visitarla è semplice, da un capo all'altro del centro cittadino, chiuso al traffico, si impiega poco, mezza giornata può bastare. Invece  per raggiungere le basiliche  di Santa Maria degli Angeli, la chiesa di San Damiano e di Rivotorto e l'Eremo dei carceri occorre spostarsi  in automobile o in autobus, oppure avere abbastanza tempo per percorrere il tragitto a piedi.

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La strada mattonata, lastricata con mattoni che portano il nome di chi li ha donati, unisce in un unico itinerario di pellegrinaggio  i luoghi più importanti della devozione al Santo, le due basiliche  di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli. Su un tracciato di probabile origine romana, questa strada  collegava già nel Medioevo  la città con la piccola cappella della Porziuncola, posta ai piedi della collina. Qui san Francesco morì, la sera del 3 ottobre 1226. La chiesetta allora era circondata dai boschi. Rimasta per  molto tempo in abbandono, fu restaurata da Francesco. La basilica sorse intorno alla cappella nella seconda metà del 1500, per proteggerla e per accogliere la folla di pellegrini. Qui c'è il roseto senza spine e la statua di Francesco con le tortorelle.

La chiesa di San Rufino
La chiesa di San Rufino

 

L'itinerario nel centro di Assisi parte dalla chiesa di  san Rufino, la più importante all'epoca di Francesco, dedicata al patrono.  La facciata è ricca di simboli della fede. All'interno c'è il fonte battesimale dove furono  battezzati Francesco, Chiara e, forse, l'imperatore Federico II di Svevia.  Accanto c'è la casa della  nobile Chiara. Era questo infatti il centro della vita politica e religiosa nel  XII e XIII secolo e forse in questa piazza  il giovane Francesco, davanti al vescovo,  si spogliò di tutti i suoi beni per vivere in povertà.

La porta della casa natale  di san Francesco.
La porta della casa natale di san Francesco.

 

La tappa successiva è la basilica di Santa Chiara, che custodisce il crocifisso  di san Damiano, che parlò a san Francesco. Edificata  nel 1257, la basilica contiene alcune reliquie di Chiara: i suoi capelli, la tonaca e il mantello, un camice ricamato da lei. Proseguendo il cammino si arriva alla Chiesa Nuova, legata alla giovinezza di Francesco  e sorta nel luogo della sua casa natale. All'interno, una porta conduce nella zona dove sorgeva il negozio del padre, il ricco mercante di stoffe  Bernardone e, in un angolo, si vede il sottoscala dove Francesco fu rinchiuso dal genitore, che voleva dissuaderlo dalla sua  scelta di povertà.

Piazza del Comune e Tempio di Minerva.
Piazza del Comune e Tempio di Minerva.

 

Proseguendo verso il centro si giunge nella piazza del Comune,  con il palazzo dei Priori,  il palazzo del Monte Frumentario e i resti del tempio di Minerva, che fanno da facciata alla  chiesa di Santa Maria Sopra Minerva, edificata nel 1539 e poi rimaneggiata in stile barocco nel XVII secolo. Le colonne con i capitelli corinzi di epoca romana sono rimasti intatti nei secoli, in piedi anche dopo il terremoto del 1997.

La Basilica Inferiore  e Superiore
La Basilica Inferiore e Superiore

Morto Francesco, il papa lo dichiarò santo solo due anni dopo, nel 1228 e decise di costruire di costruire per lui una basilica:  quella Inferiore, terminata già nel1230, custodisce la tomba del Santo e  dei  primi frati; nella Superiore, consacrata nel 1253, si ammira  l'importante  ciclo pittorico di Giotto. E' bene avere tempo, è un'opera che incanta. Il visitatore ha la sensazione di entrare in dialogo con san Francesco e di vederlo nei momenti più importanti della sua la vita  e di percepire la ricchezza del suo messaggio.

I due ingressi
I due ingressi

 

Lungo la strada che va verso le basiliche vale la pena fermarsi per osservare i particolari degli edifici, che  raccontano  la vita nel Medioevo. Per  esempio i ganci che si trovano accanto alle finestre, che servivano per poggiare un bastone  dove si infilavano i drappi,  tende messe all'esterno, per proteggere le case dal sole.  O le porte d'ingresso, una grande e una più piccola, rialzata ad altezza della staffa, per far entrare  il cavaliere senza fargli toccare lo sporco del suolo stradale. 

Per informazioni relative alle celebrazioni  consultare il sito  www.comune.assisi.pg.it

Per le informazioni turistiche, il sito: www.regioneumbria.eu

Rosanna Precchia
 

 

 

Francesco d’Assisi: pellegrino e forestiero per essere concittadino e fratello di tutti


02 ottobre 2012

Si è svolto questa mattina, nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica, il consueto appuntamento celebrativo della figura di san Francesco Patrono d’Italia.

di Monica Cardarelli 

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“San Francesco: il più italiano dei santi”, questo il titolo per l’incontro di quest’anno per celebrare la figura di Francesco d’Assisi Patrono d’Italia e accogliere una riflessione sull’identità e il pluralismo religioso. Presenti all’evento il Presidente del Senato della Repubblica, Sen. Renato Schifani, il Ministro Anna Maria Cancellieri e i Senatori Anna Finocchiaro e Maurizio Gasparri. Sono intervenuti il Sottosegretario della CEI, Don. Bassiano Uggè, il Custode del Sacro Convento, padre Giuseppe Piemontese e il Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, Mons. Domenico Sorrentino. L’incontro è stato moderato dal Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato. Presente in sala il Sindaco di Assisi, Claudio Ricci. Il Presidente Schifani introducendo l’incontro ha ricordato come “San Francesco si fece povero per divenire portatore di uno straordinario messaggio, al di fuori di ogni individualismo ed egoismo, per realizzare il bene comune, e - insieme - il rispetto della dignità di ogni persona. Un concetto moderno, che oggi possiamo liberamente riassumere nelle parole "comunità", "nazione", "patria". La povertà da lui testimoniata fu allora una lezione di moralità pubblica e indicò una strada ancora oggi da percorrere fino in fondo, quella lavorare con passione, slancio, fiducia, al di fuori di ogni logica di contrapposizione e rivalità personale, per una comunità fondata su più solidi valori.” Il lavoro e la fraternità, due punti fondamentali per Francesco che nella sequela di Cristo è riuscito ad essere vicino agli ultimi, agli esclusi, ai poveri, dando loro un aiuto anche concreto. “Al contempo, il suo messaggio di coraggio e di obbedienza si incarna oggi nella necessità di partecipazione” ha proseguito il Presidente Schifani, “nessuno può sentirsi escluso dall’offrire il proprio contributo, con l’orgoglio di farlo senza protagonismo e senza ricompensa. La partecipazione come servizio. Un servizio utile e umile. L’umiltà come valore.”

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Riprendendo poi l’importanza del dialogo tanto caro a Francesco anche fuori dalla sua comunità, rivolgendosi quindi anche a chi non la pensava come lui – citando l’incontro di Francesco del Sultano – il Presidente Schifani ha ricordato il modo di porsi di Francesco, “con il suo essere semplice, umile e mite. Umiltà, mitezza, ma anche coraggio. È un modo di comunicare che sa ancora ascoltare il silenzio, che non punta mai il dito, ma che indica un percorso, nel tentativo di farsi carico delle inquietudini e delle angosce della vita quotidiana attraverso un dialogo aperto, senza confini.” Ha poi sottolineato l’attualità di Francesco per la nostra società: “Oggi, in particolare, e non è certo la prima volta, lo fa con un invito ad esercitare il potere con sobrietà, rettitudine morale e giustizia. Sapeva che le vere rivoluzioni si compiono nei cuori e, fedele all’invito del Crocifisso di San Damiano, operò per riparare e mai per distruggere. (…) Il mio auspicio è che la ricerca di dialogo e lo spirito di pace che anima il francescanesimo possano affermarsi come esempio positivo per le istituzioni e per l’intera società civile del nostro Paese, che orgogliosamente ha in Francesco il suo patrono.”

Dagli interventi che si sono susseguiti è stato affrontato anche il tema dell’identità e pluralismo culturale e religioso. “Le modalità per l’integrazione vanno ricercate e garantite dalle Istituzioni, tenendo presenti principi che tendano ad allargare la coscienza del sentirsi parte di una collettività e la pacifica convivenza tra i membri di tale collettività.” Ha affermato P. Giuseppe Piemonte, Custode del Sacro Convento, “ma l’integrazione è anche compito di ciascuno. La consapevolezza della identità della propria persona e della comunità civile di appartenenza si forma e si accresce nella individuazione e conoscenza dei principi attorno a cui si è costruita l’identità. (…) Nella Costituzione, nella cultura, nella storia e nelle tradizioni dell’Italia sono presenti i principi in base ai quali si può costruire una rispettosa e pacifica convivenza anche con uomini e donne immigrati, provenienti da altre culture e appartenenti a Religioni diverse.” P. Piemontese ha poi ha sottolineato come Francesco abbia “incarnato e proposto uno stile e un modello di relazione tuttora attuale, per la costituzione di una civile e pacifica convivenza tra persone della stessa società, con i vicini e i lontani, con persone di cultura e religione diversa, con il creato. Per lui non c’è né nemico, né rivale, né estraneo, ma ogni uomo, in quanto creatura di Dio, salvato da Gesù Cristo, è immagine di Dio e fratello da amare.” Francesco ha vissuto quindi e proposto una integrazione umana, ma anche un’integrazione sociale, poiché “abbraccia e serve i lebbrosi e in loro tutti i rifiutati della società”, e un’integrazione culturale, in quanto “accoglie chiunque ha bisogno ed esorta i frati a condividere gioiosamente la loro vita con gente di bassa condizione e disprezzata.”

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Servizio, accoglienza, condivisione: alcune delle note caratteristiche della spiritualità francescana, tuttora attuali, che devono essere messe in pratica tutti i giorni. Un’integrazione che si fa dialogo, ascolto e accoglienza. Citando la Vita Seconda di Tommaso da Celano, P. Piemontese ha proseguito: “Francesco voleva che i suoi figli vivessero in pace con tutti e, verso tutti senza eccezione, si mostrassero piccoli. (FF 730) Ai frati che si recano ad annunciare il Vangelo in terre lontane affida la consegna di vivere in pace, di confessare di essere cristiani, e di non predicare ad ogni costo, ma solo quando vedranno che piace al Signore. Col Sultano di Egitto intavola un dialogo sincero e rispettoso sui temi della pace e soprattutto sulla religione e sulla verità, senza sminuire la sua identità di discepolo di Cristo.”
Ma soprattutto, Francesco “si fa pellegrino e forestiero per essere concittadino, anzi fratello di tutti (Rnb, 6), ricordando la provvisorietà e precarietà dell’esistenza umana. Infine manifesta ed esprime la qualità della sua relazione ‘fraterna’ con l’universo intero, l’amore per la creazione, la natura, gli animali, le piante, quali creature di Dio nel meraviglioso Cantico di Frate Sole”. Povertà dunque ed essenzialità che ha permesso a Francesco di essere libero e di vivere da creatura e figlio la sua vita.
All’incontro inoltre è stato presentato uno studio dello storico di francescanesimo Don Felice Accrocca, commissionato dai frati del Sacro Convento di Assisi, sulla famosa frase che definisce San Francesco d'Assisi “Il più santo tra gli italiani, il più italiano tra i santi” che non appartiene né a Pio XII né a Benito Mussolini. Don Felice Accrocca, infatti, nel suo intervento ha spiegato di aver appurato che la frase è da attribuire a Vincenzo Gioberti, che la utilizzò nella sua opera più famosa, “Del primato morale e civile degli italiani”, del 1843, per celebrare la “semplicità popolana, ma pur bella e grande, di affetti e di opere” di Francesco d’Assisi che è “il più amabile, il più poetico e il più italiano de’ nostri santi!”. Solo successivamente Enrico Filiziani, nell’articolo pubblicato sul giornale cattolico “La Vera Roma” il 18 gennaio 1903 e intitolato “Per san Francesco d’Assisi”, scrisse: “Nessuno ardisca di toccare con indegno e vile pennello uno dei capolavori della grazia! San Francesco resti, quale ce lo presenta la realtà, il più santo fra gli Italiani, il più Italiano fra i santi.” Successivamente, il 18 giugno 1939, Pio XII proclamò san Francesco insieme a santa Caterina da Siena, Patrono d’Italia. Al termine dell’incontro, è stato consegnato al Presidente Schifani una copia dello studio di Don Felice Accrocca.

 

Tratto da: http://www.laperfettaletizia.com/2012/10/francesco-dassisi-pellegrino-e.html

 
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