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Bacheca

Beatificati a Praga 14 Francescani martirizzati in odio alla fede nel 1600


13/10/2012

altSono stati beatificati questa mattina nella Cattedrale di San Vito a Praga, Federico Bachstein e i suoi 13 compagni, tutti dell’Ordine dei Frati Minori, uccisi all’interno del loro convento il 15 febbraio 1611. In rappresentanza del Papa c’era il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Il servizio è di Roberta Barbi:

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La prima Beatificazione dell’Anno della fede ha riguardato 14 religiosi martirizzati nel 17.mo secolo, uccisi in odium fidei nel convento che abitavano a Praga da una folla inferocita, animata da uno sconsiderato odio contro la Chiesa cattolica. Siamo nella Boemia del 1611, dove proliferavano varie sette protestanti ostili ai cattolici e alla dinastia cattolica degli Asburgo, come spiega al microfono di Roberto Piermarini il cardinale Angelo Amato:

“Era proprio l’odio contro la Chiesa cattolica, per cui i cattolici, religiosi e laici, vivevano in continuo pericolo di vita. Nessuno, infatti, poteva accusare i Francescani del Convento di Santa Maria delle Grazie, di nazionalismo o di cospirazione politica, essendo la maggior parte stranieri ed estranei a beghe sociopolitiche. Ad ogni modo, dalle fonti del tempo risulta la loro piena consapevolezza del pericolo cui andavano incontro, come testimoni della fede”.

Padre Federico Bachstein, boemo di Baumgarten, era il maestro dei novizi; padre Giovanni Martìnez, spagnolo, sacrestano; padre Simone, francese, raccoglieva l’elemosina; padre Bartolomeo Dalmasoni, italiano, curava i restauri della chiesa; Fra Girolamo degli Arese, italiano, diacono; fra’ Gaspare Daverio, italiano, suddiacono; Fra Giacomo e Fra Clemente, entrambi tedeschi ed entrambi chierici minoristi con voti temporanei; Fra Cristoforo, olandese, fratello laico e cuoco del convento; Fra Giovanni, tedesco, laico; e Fra Emanuele, boemo, anch’esso laico; Fra Giovanni Bodeo, italiano e aiutante sacrestano; Frate Antonio, boemo, novizio. Tutti furono spogliati prima del martirio; molti di loro morirono nel tentativo di difendere l’Eucaristia o la cappella della Madonna, dove poi vennero sepolti, sotto l’altare di San Pietro d’Alcantara. Ma questa Beatificazione può incrinare i rapporti ecumenici? Ancora il cardinale Amato:

“Non credo, anzi li può rafforzare. La solenne Beatificazione di questi eroici religiosi cerca di esortare tutti noi a vincere il male con il bene, memori della Parola del Signore, che sconvolge ogni logica umana: ‘Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano’. I Beati Martiri non odiavano, ma pregavano, lavoravano e operavano il bene. Erano umili testimoni della carità di Cristo, del suo calvario, del suo perdono. La loro Beatificazione, dunque, ispira sentimenti di pace, fraternità e gioia. Raccogliamo il loro seme di bene e facciamolo diventare albero maestoso, che porta fiori e frutti di umanità riconciliata e fraterna”.


Tratto da:  http://it.radiovaticana.va/news/2012/10/13/beatificati_a_praga_14_francescani_martirizzati_in_odio_alla_fede_nel_/it1-629503


 

Frate Alessandro, voce divina

 

Ha registrato un emozionante Cd di canti sacri nei prestigiosi studi di Abbey Road, a Londra, primo religioso a firmare per una major discografica.

09/10/2012

Il volto sorridente di frate Alessandro, francescano e tenore.
Il volto sorridente di frate Alessandro, francescano e tenore.


Come francescani, i frati della confraternita della Basilica di Santa Maria degli Angeli, alle pendici di Assisi, sono abituati al trambusto: «visitatori, fedeli, turisti e semplici curiosi. Però mai, come in questi giorni, abbiamo visto così tanta gente transitare per la Chiesa» racconta uno di loro.

In effetti questi sono giorni decisivi, soprattutto per uno di loro, Fra Alessandro, originario di Castiglione della Valle, che giovedì 27 settembre ha presentato in anteprima la sua opera: Frate Alessandro. La voce da Assisi, un disco nel quale ha assemblato un bel po’ di canti sacri, qualche ricordo di San Francesco e pochi altri brani.

Come Francesco, Alessandro Brustenghi, 34 anni, piccolino, occhi grandi e attraversati da una luce fortissima, canta e lo fa da quando aveva 7 anni. «Ho studiato al conservatorio, un periodo ho anche lasciato tutto, poi ho ripreso, grazie alla fede e ai miei superiori che mi hanno spinto a proseguire in questa esperienza». Ne sarà stato molto contento Mike Hedges, il produttore già noto per le sue collaborazioni con U2 e molti altri, che ha scoperto Alessandro poco più di un anno fa.

Il Cd di frate Alessandro.
Il Cd di frate Alessandro.


Lui, già carpentiere nella basilica, intratteneva i fedeli con le sue preghiere, il suo canto da tenore. «Già, per portare in giro la fede e le parole del Signore. Nella mia stanza invece mi dedico a coltivare le mie passioni musicali per il rock e per la musica leggera». Emozionato, non abituato a telecamere, occhi puntati, riflettori su di lui, prima di esibirsi Alessandro ha voglia di raccontarsi. Povertà, castità, obbedienza, i tre nodi, i tre postulati su cui si fonda la fede dei suoi confratelli. Non ha intenzione di disobbedire e trasgredire.

E poi si posiziona proprio sotto la Porziuncola, «la porta per la vita eterna dice lui»; l'altare che fu consacrato nel 1216 dopo essere stata la terza Chiesa salvata e messa in ordine da Francesco e nel quale il santo decise di fermarsi per morire dieci anni più tardi. Un dono di Dio, dice della sua voce, in effetti quando inizia a intonare i pochi ma significativi passi del suo disco, si capisce subito.

Fra Alessandro non è un tenore particolarmente virtuoso, non ama mettersi in mostra, ma è dotato di un canto viscerale, profondo, coinvolgente. Si percepisce la vocazione, l'intensità, l'approccio profondamente fedele del frate. Un piccolo francescano che ama lavorare il legno e che canta la parola di Dio per tramandarla. E che sa trasformare una Chiesa in una sala da concerto, senza offendere nessuno.

Federico Scoppio
 
 

Il silenzio della Verna che chiama alla pace e alla vera Europa

 

06 ottobre 2012

di Maria Romana De Gasperi


la verna

 

A mille e cento metri, dopo aver attraversato grandi boschi, si vede alto sulla roccia il santuario de La Verna. L'uomo di oggi si può chiedere perché san Francesco avesse scelto per la sua preghiera un luogo tanto difficile da raggiungere, allora, a piedi. Era davvero necessario in un tempo già di per se stesso senza rumori se non quelli della natura stessa, delle ruote dei carri sul selciato, degli animali di cui erano abitati i boschi, andare a cercare quell'altezza per una più intensa preghiera? Noi che ci siamo costruiti una civiltà del frastuono ci sentiamo perduti di fronte al silenzio, lo fuggiamo perché non ci dà pace, ma paura. Il silenzio ci mette di fronte allo specchio della nostra anima e pretende quel tipo di verità che non siamo più abituati ad affrontare: quanto di noi sia reale, non teatro per gli altri, non costruzione di fatti sovrapposti per necessità o per convenienza. Il Convento anche nella maestosità delle sue proporzioni assunte negli anni e nella presenza di pellegrini sa offrire, come nella buona pittura, angoli e scorci di solitudine e di silenziosa preghiera. Di fronte al saio di san Francesco martoriato dall'amore di Cristo, ci sentiamo spogliati delle nostre vanità mentre i frati cantano le antiche parole del Cantico delle creature entrando nella chiesa con i piedi scalzi nei sandali che non fanno rumore. Fuori sul grande terrazzo il sole quasi acceca i nostri occhi venuti dall'ombra, cancella le case e le strade laggiù nella campagna e ci dà l'illusione di essere ancora ai tempi del santo frate quando l'orizzonte era segnato solo dai boschi e dalla linea del cielo. Faticoso rientrare nella realtà il 29 settembre quando il «Circolo verso l'Europa» ha voluto ricordare la visita di De Gasperi nel 1952 in questo luogo mettendo assieme vecchi e nuovi amici per un incontro con la storia. C'era allora un discorso non facile tra i giovani che si erano dati il nome di "Terza Generazione" e avevano fretta di cambiare e rinnovare la politica e il Presidente, che conosceva i tempi e la fatica di governare con la presenza di forti avversari e l'inevitabile equilibrio e la fede da mantenere nei confronti di un'Europa che stava appena nascendo. Eppure alla fantasia dei giovani, al loro coraggio egli aveva lasciato la costruzione di una Europa unita nelle leggi della democrazia, nella sicurezza della pace, per un nuovo ordine sociale contro il materialismo, contro le illusioni delle dittature. «Un lavoro imponente, che non potrà essere esaurito forse nel giro di una sola generazione, ma che bisogna intraprendere con coscienza e fermezza». Queste parole mi vengono alla mente quando tolgo il drappo a una lapide messa su queste mura a suo ricordo. I frati mi accompagnano con una melodia che non conosco. Una donna si asciuga le lacrime

Tratto da: http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Ieri%20e%20domani/Il%20silenzio%20della%20Verna%20che%20chiama%20alla%20pace%20e%20alla%20vera%20Europa_20121006.aspx?Rubrica=Ieri%20e%20domani

 

Al Cortile di Francesco la Chiesa si fa dialogo


06 ottobre 2012

Sono ripresi questa mattina gli incontri del Cortile di Francesco, con una tavola rotonda su contemplazione e meditazione cui hanno partecipato Enzo Bianchi, John Borelli, Giulio Giorello e Padre Giuseppe Piemontese

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della nostra inviata Monica Cardarelli


Ricordando le celebrazioni del Concilio Vaticano II, oggi, di fronte al Salone Papale del Sacro Convento di Assisi gremito di gente anche in piedi, si può affermare con Paolo VI che “la Chiesa si fa dialogo. Il Cortile di Francesco fa vedere la Chiesa in dialogo, in attuazione del Concilio”, così Enzo Bianchi ha chiuso la tavola rotonda di questa mattina. “La contemplazione cristiana è vedere questo mondo, gli uomini e le donne che lo abitano con gli occhi di Dio” ha affermato ricordando che non possiamo pensare l’Altro senza l’altro. Contemplare, pensare, richiede che non siamo soli. Questa apertura, questo incontro e quest’accoglienza dà unità a tutta la nostra vita di credente e di non credente.

“Noi uomini siamo, in profondità, molto più fratelli e in ricerca insieme di quanto non pensiamo”: il senso della fratellanza è stato più volte richiamato anche da Padre Giuseppe Piemontese nel suo intervento, ricordando come Francesco da “idiota e illetterato”, come si definiva, era attento a ciò a cui il Signore lo ispirava e a ciò che la Chiesa gli suggeriva. Più che conoscere il libro della scienza, il libro del corpo, del cuore e della natura, quest’ultimo “scritto dal dito di Dio”, Francesco ha conosciuto il libro della Croce. La contemplazione della Croce lo porta all’esperienza di Dio nella sua carne, con l’impressione delle stimmate. È vero, dunque, che Francesco ha guardato tutte le realtà con gli occhi di Dio, ma soprattutto tutta la vita e l’esperienza di Francesco la si capisce solo se si considera che lui era un innamorato di Dio. Vivendo la sua relazione filiale con Dio Padre, Francesco ha vissuto la sua esistenza da fratello, non da monaco. Padre Piemontese ha inoltre ricordato come il Santo assisiate abbia scritto la Regola per gli eremi prevedendo che i frati non andassero mai da soli ma sempre in quattro, assumendo, in alternanza, il ruolo di padri, madri e figli.

Ha inoltre ricordato il momento della vita di Francesco in cui, non sapendo se seguire la vita eremitica o quella missionaria, si affidò alle preghiere di Chiara e di altri frati e si ritirò all’eremo delle Carceri per meditare e pregare. Dopodiché, san Francesco comprese che la sua era una vocazione di vita attiva e così cominciò a vivere il suo tempo dedicandolo ai fratelli, al lavoro, alla preghiera, alla meditazione e alla predicazione. Padre Piemontese ha sottolineato in proposito come in Francesco la relazione con il Signore non fosse mai disgiunta dalla relazione con i fratelli.

Questa stessa relazione con Dio e con i fratelli è stata oggetto della tavola rotonda sul Dialogo interculturale e interreligioso per la pace, che ha visto protagonisti Eraldo Affinati, Giancarl Bosetti, Moni Ovadia e Gustavo Zagrebelsky, moderati da Raffaele Luise. “Ognuno di noi è in continuo divenire - ha affermato Moni Ovadia - l’incontro di mondi diversi ci pone in dialogo, che rappresenta sempre una sfida perché mette in gioco le differenze”. Eraldo Affinati nel suo intervento ha riportato la sua esperienza di Dio, il suo desiderio di conoscere: “Quando attribuisco un valore alla persona umana, mi pongo in una situazione di apertura, di rischio, perciò di dialogo”. Affinati ha sottolineato inoltre l’importanza del documento conciliare Nostra Aetate del 1965 che pone le basi per un dialogo tra le religioni.

Gli interventi riprenderanno questo pomeriggio con una tavola rotonda dal titolo “Il grido della terra”, per poi proseguire con “Arte e fede”e “Il grido dei poveri, crisi economica globale, sviluppo sostenibile”. Il Cortile di Francesco si concluderà poi con un Dialogo tra Mons. Ravasi e il Ministro Corrado Passera, moderato da Massimo Giannini.

Tutti gli interventi sono trasmessi in diretta web su www.sanfrancesco.org, www.cortiledeigentili.com, www.oicosriflessioni.it, www.h2onews.org.

 

Tratto da: http://www.laperfettaletizia.com/2012/10/al-cortile-di-francesco-la-chiesa-si-fa.html#.UHBpY6BMmyw

 

Dal dialogo con gli altri al dialogo con la natura per un creato in azione


06 ottobre 2012

Proseguono gli interventi al Cortile di Francesco con il grido della Terra e dei poveri: dal rapporto con la creazione alla relazione con gli altri, sull’insegnamento di Francesco

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di Monica Cardarelli

Il rapporto tra l’uomo e il creato è stato oggetto di discussione della tavola rotonda cui hanno partecipato Giuliana Martirani e Giuseppe Viriglio, moderati da Monica Maggione. Dopo aver constatato il difficile rapporto tra l’uomo e la terra che ha da sempre presentato fasi cicliche di crisi, è stato messo in evidenza quanto l’intervento dell’uomo sulla natura sia stato rivolto finora al possesso: è stato tagliato più del 30% delle foreste ad esempio, senza considerare in tutto questo le specie animali e di biodiversità che sono state uccise. C’è da augurarsi un rapporto di cooperazione, di collaborazione con la Madre Terra attraverso un uso intelligente del tempo e soprattutto tramite la considerazione della presenza dell’uomo nella natura come creatura tra le creature e non come dominatore.

In questo san Francesco aveva ben compreso, perché l’aveva sperimentata nella sua vita, questa relazione di fratellanza con il creato. Dobbiamo passare da una fase adolescenziale in cui l’uomo e la terra sono in conflitto per giungere alla fase della maturità, quella della reciproca obbedienza. Dobbiamo cioè ripensare la creazione, e soprattutto essere partecipi della creazione che si perpetua quotidianamente nel creato in azione entrando in dialogo con la natura.

Il rapporto con la natura è strettamente legato anche al rapporto con i fratelli, perché violando la natura vengono violati anche i diritti degli ultimi. Ne hanno parlato Lucia Annunziata, Luigino Bruni, Domenico De Masi, Federico Rampini e Alex Zanotelli, coordinati da Viman Cusenza. I relatori hanno sottolineato il ruolo giocato dalla percezione che ognuno di noi ha della propria ricchezza e povertà, nonché il fatto che alla povertà economica sottende sempre un rapporto sbagliato, una povertà interpersonale di rapporti e di diritti. Alex Zanotelli ha spiegato come il grido dei poveri sia il grido di Dio, che è sempre dalla parte degli ultimi, degli oppressi, degli emarginati. Ha poi ricordato di come, prima di rientrare in Italia, la tribù del villaggio africano presso cui stava ha pregato affinché tornasse “dalla tribù bianca a convertirla”. C’è bisogno di cambiare radicalmente gli stili di vita, tornare a quella sobrietà tanto cara a Francesco e viverla concretamente. Richiamando proprio l’esempio di Francesco d’Assisi, Alex Zanotelli ha sottolineato come lui avesse vissuto il Vangelo ‘sine glossa’, senza interpretazione, vivendo anche un rapporto con i beni della terra e con le ricchezze considerandoli come un dono di Dio per tutti gli uomini.

Luigino Bruni ha poi concluso ricordando come tutto sia cominciato dall’abbraccio al lebbroso di Francesco, cui dobbiamo tutti tendere: la condivisione di vita del povero. Con quell’abbraccio, Francesco condivide la sua povertà inserendolo nuovamente nella comunità. Ha infine ricordato l’importanza dei francescani nella creazione dei monti di pietà , che hanno rappresentato una risposta concreta al problema della povertà.

 

Tratto da: http://www.laperfettaletizia.com/2012/10/dal-dialogo-con-gli-altri-al-dialogo.html#.UHBoFaBMmyw

Ultimo aggiornamento ( Sabato 13 Ottobre 2012 01:15 )

 
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